VIDEO | Lavoro ed economia, tra fragilità e proposte: l’intervento del segretario regionale della Cisl Ulderico Sbarra

di Ulderico Sbarra*
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA  – La discussione sul modello di sviluppo economico dell’Umbria non decolla, non riesce a determinare l’attenzione che servirebbe: quello che è il fulcro dell’azione per provare ad uscire da una perdurante recessione rischia di non avere il sostegno necessario per essere realizzato.

Tutti gli sforzi fatti dal sindacato, per indicare nel modello economico e nella sua riforma l’azione centrale della questione umbra, rischiano di essere vanificati dall’irresponsabilità, dalla miopia di alcuni soggetti e, sempre di più, dal tempo a disposizione per tentare un cambio di passo.
La questione dirimente si può riassumere intorno ad alcune fragilità che sono state tardivamente attenzionate, che nel dibattito pubblico sono ancora di scarso interesse e soprattutto non se ne colgono le conseguenze dal lato economico.
I temi incandescenti sono: il rapido invecchiamento della popolazione (196 per cento), la fuga di giovani (più di 4mila l’anno) con conseguente perdita di residenti, il processo di spopolamento dei centri storici e dei comuni sotto i 5mila abitanti.
Queste fragilità riconducono ad un preciso fattore determinante, quello del reddito e, in particolare, il reddito da lavoro e da lavoro produttivo.
Invecchiamento, fuga di giovani, calo di residenti e spopolamento sono le conseguenze di un’economia sofferente, di un modello incapace di creare ricchezza, lavoro, consumi, opportunità.

Con tanta fatica il sindacato sta tentando di dare un senso alla lunga recessione, partendo dal cuore della questione che è prima economica e poi sociale e culturale.
Il modello economico è la questione in base alla quale si può tentare di ricostruire e allineare la nostra regione, provando a correggere alcuni errori e imboccare nuove strade, perseguendo in modo intelligente e funzionale opportunità alternative.
Seppure la Giunta regionale ha aperto dei tavoli di confronto su temi dirimenti, i tempi sembrano eccessivamente lunghi e gli impegni troppo in distonia da un tavolo all’altro.
Serve dunque una verifica del percorso avviato con la Regione su un nuovo modello economico per sapere se vi sono le condizioni per sottoscrivere un accordo che definisca i cardini e gli obbiettivi del cambiamento.
Questo anche perché si stanno evidenziando e mettendo in moto quelli che possiamo definire gli “agenti frenanti” della nostra regione, riscontrabili in quella refrattarietà al cambiamento che rendono a queste latitudini difficili, se non impossibili, le azioni e le pratiche riformatrici.
Tale atteggiamento si annida pericolosamente nel sentire comune e, in particolare, nel mondo delle imprese e in quello della politica e delle istituzioni, che sono però soggetti fondamentali nel tentare il percorso di rinnovamento.
Le imprese che, condannate alla praticità, all’ “utilitarismo” e quindi alla concretezza della quotidianità, nel perdurare della recessione sono sempre più restie all’investimento e fortemente condizionate dalla mancanza di ottimismo che, in economia, è un fattore determinante dell’agire virtuoso: senza investimenti privati non vi saranno soluzioni serie sul fronte dell’occupazione e del reddito.

Lo stesso può dirsi per il mondo politico – istituzionale, che non riesce ad emanciparsi dalla concezione del partito della spesa pubblica condizionata dalla ricerca ossessiva del consenso e segnata dalla mutazione verso la cetomedizzazione. Fattori, questi, che rischiano di influenzare drammaticamente l’azione riformatrice, condannandola a pratiche protezioniste, conservatrici e settarie.
Questi sono i vizi endemici che non andrebbero sottovalutati, quelli che rischieranno seriamente di compromettere il necessario processo riformatore di un modello ormai esaurito, rischiando di far sfumare l’urgenza di un cambio di passo, facendo venire meno la spinta e la coesione che invece servirebbero.
Il rischio è di vanificare sulla strada della difesa ostinata di rendite e privilegi, di prassi e liturgie ormai inutili quel piccolo passo avanti che si sta tentando di fare nell’interesse generale e di farne, al contrario, tre indietro nella difesa del particolare e nell’ostinata refrattarietà al cambiamento.

*segretario generale regionale Cisl Umbria