Scoperto il gene dell’immunità: combatte le infezioni e difende l’organismo

Si chiama C6orf106 e pare controlli la produzione di una proteina coinvolta nello sviluppo di diverse malattie, persino alcune forme di cancro e il diabete

Due ricercatori dell’ente scientifico nazionale Csiro (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), Rebecca Ambrose e Cameron Stewart, hanno scoperto il gene dell’immunità. Che aiuta l’organismo a combattere le infezioni e che, di fatto, spalanca la via trattamenti nuovi e in qui impensabili per combattere le malattie autoimmunitarie.

Questo gene, il C6orf106, pare controlli la produzione di una proteina coinvolta nello sviluppo di diverse malattie, persino alcune forme di cancro e il diabete. Il C6 sarebbe presente nel dna degli esseri viventi, dagli organismi unicellulari in avanti, da ben 500 milioni di anni, ma solo ora se ne scoprono effetti e implicazioni. La scoperta migliora la comprensione del sistema immunitario umano e gli studiosi sperano che questo consenta lo sviluppo di nuove terapie più mirate.

L’eclissi totale di luna più lunga del secolo? A luglio. Preparatevi per 103 minuti di puro spettacolo

Ben visibile anche dall’Italia, la fase massima alle 22.23

Da segnare sul calendario, la notte del prossimo 27 luglio: il cielo si tingerà di rosso e regalerà a questo secolo la sua più lunga eclissi totale di Luna. Centotré minuti, calcolano gli esperti. L’opposizione di Marte, poi, consentirà di osservare il fenomeno con una limpidezza eccezionale, come non capitava dal 2003.

Il 27 luglio la Luna si nasconderà dalla luce del Sole dentro l’ombra della Terra trovandosi così, ha spiegato l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope Project, «alla massima distanza da noi. Sarà quindi la cosiddetta “miniluna”, cioè la più piccola Luna piena dell’anno». «Sarà completamente visibile a occhio nudo, anche dall’Italia e raggiungerà la fase massima alle 22.23. Si troverà nella parte bassa dell’orizzonte, assumendo quelle tonalità bronzee che le danno il nome popolare di Luna rossa».

 

VIDEO | Avete mai visto un microburst? Uno dei fenomeni meteorologici più affascinanti

microburst

E a volte violenti. Il video in timelapse di uno di questi

I meteorologi li chiamano “microburst”, vere e proprie bombe di pioggia e vento che cadono rapidamente da un cumulonembo creando violente correnti verticali in grado, raggiunto il suolo, di abbattere non solo alberi ma anche aerei in atterraggio o in decollo. Lo schianto di un volo di linea nel 1985 fu attribuito proprio a un microburst.

Vivere 10 anni di più: l’elisir di lunga vita esiste (ma non si beve)

Cinque sane abitudini possono fare la differenza, numeri alla mano

Non un vero e proprio elisir, ma una ricetta in effetti sì: dieta sana, esercizio fisico regolare (almeno 30 minuti al giorno), peso corporeo nella norma, poco alcol e niente. Mettere tutti gli ingredienti e agitare bene. Sono queste – secondo gli esperti della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston – le cinque buone abitudini capaci di garantire fino a 10 anni di vita in più.

I risultati della ricerca, durata la bellezza di 34 anni, evidenziano che chi segue questi cinque principi in maniera costante ha un rischio inferiore dell’82% di morire per cause cardiovascolari rispetto a chi non lo fa, e del 65% in meno di morire per tumore. Il campione preso in considerazione dagli epidemiologi della Harvard Chan è enorme: 78.865 donne, monitorate per un periodo di 34 anni, e 44.354 maschi, monitorati per 27. Ciò che è emerso è che chi non adottava i 5 sani comportamenti a 50 ha un’aspettativa di vita di 29 anni per le donne e di 25,5 anni per gli uomini. L’aspettativa di invece conduce una vita sana, al contrario, è di 43,1 anni per le donne e 37,6 anni per gli uomini; in altre parole qualcosa come 14 anni in più di vita per le donne e 12 in più per gli uomini rispetto a coloro che non adottavano sane abitudini

 

Il packaging degli alimenti può influire (negativamente) sulla capacità di assorbirne le sostanze nutritive

Cibo in scatola

Nel mirino di una ricerca della Binghamton University il cibo in scatola: tutta colpa dell’ossido di zinco (ZnO) che una volta nell’intestino…

Il packaging degli alimenti può influire (negativamente) sulla capacità del nostro apparato digerente di assimilare i cibi ingeriti. È questa la tesi sostenuta dai primi risultati di una ricerca condotta dalla Binghamton University, operata, va detto, non su soggetti in carne e ossa ma su colture cellulari in laboratorio per il momento.

Tutta colpa, pare, dell’ossido di zinco (ZnO) contenuto nei rivestimenti interni di alcune confezioni di cibi in scatola. Sarebbero le proprietà antimicrobiche dello ZnO a intaccare la capacità di assorbimento dei microvilli, cioè delle cellule che rivestono internamente l’intestino. È stata la spettrometria di massa a rivelare quante particelle di ossido di zinco fossero state trasferite al cibo contenuto nei barattoli: come tonno, asparagi, pollo e mais, gli alimenti esaminati.

Dove i ricercatori hanno trovato circa un centinaio di volte la quantità massima giornaliera consentita di questa sostanza. La decisione di studiarne gli effetti sulle cellule dell’intestino è arrivata, naturalmente, di conseguenza. Depositate sulle pareti del tratto gastrointestinale, le particelle di ossido di zinco pare causino la perdita o il rimodellamento dei microvilli; alte dosi di queste nanoparticelle possono anche dare origine a segnali che scatenano una risposta infiammatoria.

Da Terni due interventi chirurgici in diretta mondiale

La professoressa Costantini al 33° congresso della Società Europea di Urologia a Copenhagen

Dall’Azienda ospedaliera del Santa Maria la professoressa Elisabetta Costantini eseguirà operazioni di chirurgia urologica mininvasiva

TERNI – Venerdì il 6 aprile all’ospedale Santa Maria la professoressa Elisabetta Costantini eseguirà in diretta mondiale due interventi di chirurgia urologica mininvasiva di cui uno con tecnica robotica, nell’ambito del SIU Live 2018, l’evento di live surgery che il 5 e 6 aprile all’hotel Hilton Airport di Roma presenterà le più moderne tecniche chirurgiche in ambito urologico effettuate in numerose sale operatorie italiane, europee e nordamericane.

I due interventi eseguiti a Terni, il posizionamento per via trans-otturatoria di una sling per incontinenza urinaria femminile alle ore 11 e una colposacropessi robot-assistita per il trattamento del prolasso uterovaginale alle ore 15, rappresentano oggi le soluzioni di prima scelta, per la loro percentuale di successo e per la loro mini-invasività, nel trattamento chirurgico di due importanti problemi che colpiscono la popolazione femminile, l’incontinenza urinaria ed il prolasso, che compromettono in modo serio la qualità della vita dal punto di vista fisico, psicologico e sociale. La professoressa Elisabetta Costantini, direttrice della Clinica universitaria urologica ad indirizzo andrologico e uro ginecologico di Terni, nel secondo intervento opererà con il Da Vinci Xi, la generazione più evoluta dei sistemi robotici presenti sul mercato, disponibile al Santa Maria di Terni dallo scorso ottobre.

L’evento mondiale organizzato dalla SIU (Società Italiana di Urologia) presenterà a Roma, con quattro grandi schermi collegati con le sale operatorie italiane, europee e nordamericane, più di 61 differenti procedure urologiche distribuite in due giorni. I professionisti presenti a Roma avranno la possibilità di interagire in diretta con i chirurghi che stanno operando, per comprendere in maniera approfondita le tecniche da loro utilizzate. Avere gli operatori in azione ciascuno a casa propria assicura sicurezza ed efficienza delle prestazioni per il paziente e al tempo stesso propone un modo nuovo di usufruire dell’insegnamento della chirurgia in diretta, senza impattare sul rischio clinico.

Il prossimo appuntamento di live surgery con la professoressa Costantini sarà venerdì 13 aprile, ma questa volta dall’ospedale San Raffaele di Milano tornerà ad eseguire un intervento di Colposacropessi robotica nell’ambito della due giorni scientifica dal titolo “La chirurgia nel terzo millennio: The Future is female”. L’evento è veramente unico nel suo genere perché per la prima volta tutta la chirurgia in diretta, dalla endourologiaalla laparoscopia alla robotica sarà eseguita esclusivamente da donne chirurgo.

 

Parkinson, all’ospedale di Terni terapie sperimentali a base di anticorpi

Colosimo e Prusiner

La struttura di Neurologia diretta da Carlo Colosimo e i test sulle malattie neurodegenerative: risultati «promettenti»

TERNI – La struttura di Neurologia dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni è uno dei diversi centri nel mondo in cui sono in corso trial clinici per testare l’efficacia degli anticorpi anti alfa-sinucleina su pazienti parkinsoniani in fase precocissima di malattia. E i primi risultati appaiono promettenti.

«Una delle più grandi scoperte degli ultimi anni – spiega il dottor Carlo Colosimo, direttore della struttura di Neurologia di Terni, da poco rientrato dal sesto congresso IMSA – è stato il riconoscimento di sintomi e marcatori biologici localizzati al di fuori del sistema nervoso centrale quali dei campanelli d’allarme che si presentano anni prima dello sviluppo degli invalidanti disturbi neurologici della malattia di Parkinson. In particolare, con l’identificazione dell’alfa-sinucleina, una proteina che ha un ruolo chiave nella genesi della malattia, gli sforzi dei ricercatori si stanno concentrando sullo sviluppo di terapie che siano capaci, in una fase precoce di malattia, di imbrigliare il sistema immunitario, in modo da impedire alla proteina ​​di aggregarsi e produrre le reazioni infiammatorie che danneggiano irreparabilmente i neuroni di diverse aree cerebrali».

I neurologi di Terni sono tra l’altro già alla seconda esperienza con le terapie sperimentali a base di anticorpi nelle malattie neurodegenerative; è infatti iniziato già da diversi di mesi lo studio con anticorpi anti-tau in un’altra malattia molto più rara e invalidante del Parkinson, la paralisi sopranucleare progressiva.
«Si spera di avere nei prossimi due anni – conclude il dottor Colosimo – i primi dati di efficacia e tollerabilità di queste due sperimentazioni, che poterebbero veramente aprire un capitolo del tutto nuovo della terapia delle malattie neurologiche».
Nella foto:
Il dottor Carlo Colosimo a New York, insieme al collega statunitense Stanley Prusiner, premio Nobel per la medicina 1997, durante il recente 6° congresso IMSA, dove si è discusso del possibile ruolo di queste terapie anticorpali.