Ostetricia: agosto, specializzando mio non ti conosco

L'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | E Medicina è il fronte avanzato delle manovre estive sull’Università: il candidato rettore Elisei non segna un punto, Oliviero, dalla barca, incassa Talesa con tutti i bistoniani e trequarti di Odontoiatria

di Marco Brunacci

PERUGIA Le liti alla ex facoltà di Medicina non vanno in ferie. E dove non c’entra l’Università basta l’ospedale ad aizzare i rivali. L’ultimo colpo lo batte Ostetricia e Ginecologia.

Il tamburo rulla che i leader maximi Di Renzo e Gerli (probabilmente per cancellare l’onta presunta di un cartello comparso in reparto) avrebbero deciso di togliere alla struttura l’apporto degli specializzandi, che uno normale non ci crede, viste tutte le esigenze dei reperti, ma poi deve arrendersi alle quotidiane realtà che superano ogni fantasia. Appena si conosceranno altri particolari della sconcertante vicenda pronti a renderli noti. Tutti in allerta.
Non di sola Ostetricia vive il gossip politico sulla corsa a rettore. A Medicina, il candidato Elisei continua a non segnare un punto neanche per sbaglio, mentre il candidato Oliviero, che fa finta di rilassarsi in barca ma non molla whats app neanche un momento, continua la campagna acquisti. Ha dalla sua Talesa e tutti i talesiani, Bistoni e tutti i bistoniani, Lomurno e tutti i suoi alleati, con Ricci al seguito. Roba che Cianetti scompare con il suo piccolo regno, sempre più ridotto.
Un tocco della nouvelle vague di Oliviero si intravede anche negli atteggiamenti posti in essere dal monarca di Solomeo e suo sodale, ancorchè imprenditore di successo, Cucinelli. Cinque anni fa sarebbe stato non facile da immaginare l’Oliviero dialogante di oggi, esattamente come nessuno avrebbe mai immaginato un Cucinelli che prende un premio a Torgiano insieme con lo schivo e riservato Margaritelli (mister Listone Giordano), che al pari dell’Umanista della collina di Corciano, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo per diventare Mecenate, acquistando un Pinturicchio.
In verità i due industriali amici dell’arte verranno premiati separatamente, ma il riconoscimento è unico. Una nuova, francescana stagione delle intese ha preso il via. In autunno si attendono altre sorprese.

Pasticcio a loro insaputa, ma Perugia avrà i soldi e Terni no

Piazza del Bacio e Broletto (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | All’unanimità, senza rendersene conto, tutto il Senato vota per cancellare i soldi per le periferie degradate dei centri urbani. La Marini spara a zero, ma azzoppa anche il suo leader Renzi. Prisco svela come si uscirà dal caos. Ma affossa Latini. E la samba continua

 di Marco Brunacci

PERUGIA – I danni che in questo Paese si fanno “a loro insaputa” sono ormai difficile da calcolare. Allora. La notizia è questa, molto in breve: il Senato ha votato all’unanimità un emendamento al Milleproroghe (un abominio di provvedimento tutto italiano per mettere toppe, distribuire prebende, favorire Tizio o Caio) e ha affondato gli interventi per il risanamento delle periferie urbane.

Per stringere: un missile sui conti di Perugia e Terni, che avevano la chance di recuperare pezzi di città con l’intervento dello Stato. Prima domanda: come mai tutti sono stati d’accordo sul niet quando la decisione di dare soldi alle periferie è stata presa dal Governo Gentiloni su input del precedente Gabinetto Renzi? Perché il caldo di agosto picchia? Perché un sindaco della Lega voleva avere soldi per alcuni suoi colleghi, anche di altri partiti, e non si è accorto che, nello slancio, li toglieva ad altrettanti e forse più colleghi anche della Lega?
Seconda domanda: passi per tutti i parlamentari umbri che hanno votato per affondare il Piano, ma pure Renzi ha votato contro. Si può?

Il pasticcio a loro insaputa comunque è completato. Bene ha fatto la presidente della Giunta dell’Umbria Marini a menare contro un Governo, come sognava di fare da anni. Poco importa se una legnata è arrivata dritta in testa anche a Renzi, suo leader. Anche questo all’insaputa di tutti e due. Poco importa che Romizi, povero sindaco di Perugia, si sia trovato in braghe di tela con una compagine di parlamentari della sua parte mai così forte e mai così tutti contro di lui.
Ma il colmo per il centrodestra è stato il Giano brifronte di Fdi, l’infaticabile deputato e assessore Prisco, che ha messo una toppa peggiore del buco dopo la gaffe del Senato e il caos da Governo gialloverde, che, con i suoi sgargianti colori, fa pensare sempre più alle samba del carnevale brasiliano più che ai pensosi studi di un brain trust.
Prisco non ha intenzione di dimettersi da assessore e con questo garantisce che del doman del Governo e della Legislatura non v’è certezza, il che, francamente, per diversi, è una buona notizia. Ma in qualità di deputato sarà ora chiamato a tagliarsi i fondi per realizzare quei piani che gli hanno permesso di essere eletto.

Allora: la Marini scende come una lama calda nel burro e sbugiarda il Governo ma anche tutti i suoi, affermando che quelli lì vogliono solo fare cassa. Invece Prisco dimostra di avere informazioni riservate, perchè dice che la Camera riporterà i soldi tagliati dal Senato nelle tasche dei Comuni ma solo quelli virtuosi. Con questo infila nel costato del disgraziato, ma leghista al titanio sindaco di Terni Latini, una lama lunga 16 centimetri (il numero di milioni che gli servono per Fontivegge). Perugia avrà i soldi, Terni no. Questo è il piano per mettere riparo alla follia del voto sul Milleproroghe.

Ricapitolando: in questo momento tutti i lavori iniziati a Fontivegge vanno a farsi benedire, il bilancio del sindaco di Forza Italia, Romizi, è ufficialmente saltato, ma l’idea è quella che verrà recuperato alla Camera il finanziamento, non appena quelli della Lega realizzeranno che le leggi si fanno col cervello, non con la pancia. Però Terni si può scordare (per merito della Lega) i soldi che Gentiloni gli aveva promesso. Piove sempre sul bagnato. Tanto Latini di problemi ne aveva pochi, anche solo quello di riunire il consiglio comunale, pover’uomo. Magari potrà chiedere le dimissioni, almeno da assessore, di Prisco, tanto per consolarsi.

«Il governo blocca i soldi per le periferie: Perugia e Terni perdono 30 milioni»

Piazza del Bacio, cuore di Fontivegge (foto Settonce) - ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Approvato un emendamento al decreto Milleproroghe, la presidente Marini: «Fatto gravissimo, a rischio gli investimenti per la riqualificazione»

PERUGIA – «È gravissimo il blocco di oltre 3,8 miliardi per gli interventi di riqualificazione delle periferie urbane, approvato con un emendamento al decreto ‘Milleproroghe’ ieri in Senato dall’attuale maggioranza di Governo. Non vorrei che tale blocco si ripercuotesse anche nella nostra regione, in particolare per le città di Perugia e Terni che, grazie al Piano periferie, hanno in programma investimenti per oltre 30 milioni di euro con i quali si dovrebbe mettere in campo una ‘imponente’ operazione di rigenerazione e riqualificazione urbana di alcune aree periferiche delle due città».

È quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che si dice «preoccupata» da tale decisione che compromette tutto il lavoro svolto dalla Regione e dalle amministrazioni comunali interessate con il Governo Gentiloni, ricordando inoltre la firma della Convenzione avvenuta solo pochi mesi fa, a Perugia, tra il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni e i sindaci di Perugia e Terni.
«Vorrei ricordare anche – prosegue Marini – che il progetto del Governo Gentiloni di investire risorse per la riqualificazione delle aree urbane degradate è stata una iniziativa che come Regione Umbria abbiamo sostenuto con forza perché grazie ad essa sono state messe a disposizione delle città di Perugia e Terni risorse molto importanti per agire in quartieri che, per le loro problematicità e criticità, hanno bisogno di significativi interventi di riqualificazione, anche in direzione della ricomposizione della coesione ed inclusione sociale, della sicurezza. Insomma, un grande lavoro che ora viene messo in discussione e vanificato».
Per la presidente Marini si tratta di una scelta «che rischia di rappresentare, oltre che un danno enorme ed un inaccettabile passo indietro per lo sviluppo e la ripresa di aree cittadine in particolare sofferenza, anche un gravissimo ‘vulnus’ per quanto riguarda la leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo del nostro Paese».

«I progetti definiti insieme alle amministrazioni comunali di Perugia e Terni – aggiunge la presidente – mirano non soltanto a migliorare la qualità di queste periferie, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita delle persone, e dunque della coesione sociale». «Voglio sperare – afferma Marini – che una chiara e ferma protesta si levi anche da parte degli stessi sindaci di Perugia e Terni che vedrebbero compromessa una straordinaria opportunità di sviluppo e crescita delle proprie comunità così come voglio sperare in chiarimenti da parte del Governo sugli effetti di tale blocco rispetto ai progetti che i Comuni hanno definito sulla base della convenzione».
«È, per certi versi, davvero triste – prosegue – dover constatare come questo Governo e la sua maggioranza più che realizzare il loro così tanto decantato cambiamento, stiano mettendo in atto scelte che di fatto mirano invece a ‘smontare’ e bloccare tutto ciò che di positivo le Città e le Regioni erano riuscite ad ottenere grazie ad una positiva, ed appunto leale collaborazione, dai precedenti Governi. Appare chiaro che la strategia politica che c’è dietro queste preoccupanti scelte è esclusivamente quella di fare cassa, ai danni dei cittadini che vivono nelle comunità locali, per una disperata ricerca di risorse, nella speranza – conclude la presidente Marini – di poter finanziare le demagogiche promesse fatte agli italiani nella loro propaganda elettorale».

Obbligo dei seggiolini salva bebè, ok della Camera alla proposta di Fratelli d’Italia

Prisco e Zaffini

Zaffini e Prisco: «Soprattutto con il caldo estivo si eviteranno morti assurde dei bambini per distrazioni dei genitori»

(riceviamo e pubblichiamo)
di Franco Zaffini ed Emanuele Prisco

PERUGIA – Un segnale luminoso e un altro acustico avviseranno i genitori della presenza dei bambini nell’abitacolo dell’auto anche quando la vettura si spegnerà per evitare che i piccoli vengano dimenticati dentro.

Montare i seggiolini salva bebè a bordo dell’auto sarà presto obbligatorio: la commissione Trasporti della Camera, infatti, ha approvato la proposta di legge di Fratelli d’Italia che chiedeva l’installazione dei sensori anti abbandono sui seggiolini. «Se salveranno la vita anche soltanto di un bambino la politica potrà dire di aver fatto un buon lavoro» è il commento dei parlamentari Franco Zaffini ed Emanuele Prisco i quali, pochi giorni dopo il loro insediamento insieme a Giorgia Meloni e altri colleghi hanno presentato la proposta di legge con l’obiettivo dichiarato di voler interrompere i drammi dei bambini dimenticati nelle auto dai genitori distratti.

Spiegano in una nota il senatore Zaffini e il deputato Prisco: «L’iniziativa era stata sottoposta al premier Conte dalla presidente Giorgia Meloni durante il colloquio avuto all’inizio del mandato e da subito abbiamo avuto la sensazione che l’esecutivo ci avesse ascoltato comprendendo la delicatezza della questione». La proposta di legge ha avuto il primo ok da parte della commissione Trasporti che sta lavorando in sede deliberante perciò senza la necessità di passare all’approvazione dell’Aula. Il testo dovrà passare anche al Senato. Il ministero ha auspicato l’introduzione di una detrazione «fino a 200 euro» e ha ribadito l’impegno ad assicurare «incentivi congrui» anche se, chiaramente, l’entità dello sconto dipenderà dalle coperture disponibili. «Grazie a questa legge – spiegano Zaffini e Prisco – potranno essere evitate inaccettabili morti di bimbi legate a distrazioni fatali. Si tratta – concludono -di misure per la sicurezza dei piccoli in aiuto dei genitori. Le cronache ci hanno insegnato che doprattutto con il caldo estivo dimenticanze del genere da parte degli adulti possono trasformarsi in irreparabili tragedie».

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Obbligo vacinale, Casciari e Leonelli (Pd): «Pieno appoggio alla Giunta»

I due consiglieri dem: «Vietato arretrare sul fronte dell’obbligo vaccinale. In gioco c’è la salute dei bambini e di chi è più debole»

di Carla Casciari e Giacomo Leonelli*
(riceviamo e pubblichiamo)

UMBRIA – La salute pubblica non deve essere un argomento di propaganda politica, la scienza e le conquiste ottenute in anni di ricerca non possono essere oggetto di approssimazione, la necessità delle vaccinazioni non può diventare un terreno su cui lucrare solo per accaparrarsi qualche voto in più. Concedere ad una minoranza di genitori che sono contrari alle vaccinazioni la proroga per l’accesso alle scuole, rinviando al prossimo anno scolastico l’assolvimento dell’obbligo delle vaccinazioni, è l’ennesima scappatoia che dimostra come gli attuali governanti non hanno alcun interesse per la salute pubblica, né rispetto per la conoscenza scientifica e per le certezze che da essa derivano.

In tempi non sospetti avevamo presentato una proposta di legge regionale per introdurre l’obbligo vaccinale quale requisito per l’ingresso ai servizi per l’infanzia, un provvedimento superato dall’entrata in vigore delle norme nazionali in materia, quindi appoggeremo senza esitazioni ogni iniziativa della Giunta Regionale, anche legislativa, che vorrà intervenire per salvaguardare la salute dei bambini e della popolazione regionale nell’unico interesse di tutelare le persone più fragili e tutti coloro che non possono vaccinarsi.

*Consiglieri regionali Partito democratico

Barberini: «In Umbria senza vaccinazioni non si entra nelle scuole d’infanzia»

Luca Barberini

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’assessore regionale alla Sanità sfida governo e no vax e chiama a raccolta anche i sindaci: «Non ci interessano le polemiche, ma la salute pubblica. Non arretreremo di un centimetro»

di Marco Brunacci

UMBRIA – «A noi non ci interessano le polemiche politiche, ma solo la tutela della salute pubblica, quindi sì alle vaccinazioni infantili, punto e stop. E chi non le fa in Umbria non entra nelle scuole di infanzia». Parole e musica dell’assessore alla sanità della Regione Umbria, Luca Barberini, che ritiene «sorprendente anche la sterile presa di posizione del ministro della salute Grillo, incapace di bloccare iniziative strampalate, arrivando in compenso a teorizzare il trasferimento di classe (o di massa) per gli alunni immunodepressi, collocandoli in altre classi o in scuole nelle quali è assicurata la copertura. Direi che la toppa è peggio del buco». Barberini attacca ancora la «confusa maggioranza» che sorregge il governo e annuncia: «Presenterò in giunta una legge regionale e auspico l’immediata approvazione da parte dell’assemblea legislativa per non vanificare i risultati raggiunti e per non tornare a un oscuro medioevo». Conclusione: «Siamo e sempre saremo a favore della scienza e della tutela della salute pubblica». E «non arretreremo di un centimetro».

A questo punto non resta che chiedere tempi celeri, visto che la scelta è stata fatta nella massima chiarezza, senza furbate, facendo appello alla razionalità dei cittadini e con il conforto della scienza medica. Una questione come quella delle vaccinazioni dei bambini è troppo seria per essere trattata a livello di merce di scambio elettorale per qualche voto sollecitato da informazioni il più delle volte irresponsabili e prive di fondamento veicolate su internet. La discussione c’è stata ed è terminata con il sì alle vaccinazioni obbligatorie per entrare nelle scuole dell’infanzia italiane. La decisione del penultimo Governo nazionale è stata precisa e non è stata smentita dal Governo Conte ma solo rinviata – si immagina per basse questioni di mantenimento di maggioranze anomale in Parlamento. Ora questa scelta viene ora confermata con forza e chiarezza dalla Regione dell’Umbria. Le famiglie umbre devono poter stare tranquille. Le parole sono quelle che si attendevano da una politica seria e responsabile. Si tratta ora di porre in essere tutti gli strumenti necessari. E farlo in fretta.

Odontoiatria, l’offensiva di Lomurno azzoppa Cianetti e lancia Ricci

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Medicina rovente in vista dell’elezione del rettore: per il corso di laurea cambiano gli equilibri, spianando la strada al leader di Otorino. E Oliviero sta alla finestra e somma consensi

di Marco Brunacci

PERUGIA – Agosto, tenere d’occhio il meteo, i bollettini del traffico, le spiagge meno inquinate e i professori universitari. Quelli di Medicina in particolare. Ci possono essere sorprese in ogni momento. Detto e fatto: mentre tutti erano intenti a guardare i grandi giochi intorno a Puma e alle sue alleanze, ad Odontoiatria succedeva il finimondo. Resa dei conti, pistole in pugno (metaforicamente parlando), e risultato che non lascia dubbi: Peppino Lomurno ha messo a segno tre colpi, contro uno solo del suo avversario storico, Stefano Cianetti. Cos’è successo? Lomurno avrebbe cementato (ma cemento armato) un patto con tre big del reparto: Eramo, Negri e Barraco. Un colpo al cuore per Cianetti che, dalla sua, sarebbe riuscito a portare solo Lombardo.

Il blitz è avvenuto a un passo dal rinnovo della presidenza del Consiglio di laurea, che può sembrare una inezia per chi non sta dentro alle segrete cose universitarie, ma roba da diventarci matti se ti appassioni al genere. Cianetti è attualmente il presidente, ma sulla sua rinomina, ora come ora, non è consigliabile giocarsi neanche un penny. L’offensiva di Lomurno è stata pensata nei minimi particolari, strategia e rapidità di esecuzione, la sua avanzata è annunciata come non contenibile anche dopo i sondaggi fatti tra i 40 votanti del reparto. La maggioranza Cianetti sarebbe stata annientata.

Non è un caso che il Cianetti – segnalano anche suoi sostenitori – ha cominciato a buttare palle in tribuna e quando si rimette in gioco preferisce passaggi laterali, melina, ammuina, rinvii, attesa di quinte colonne che non arrivano, di tempi migliori che non sono alle viste. Da generale accerchiato, però, il Cianetti pare – ma lo sai tu se è vera una cosa così o è solo una fake – abbia deciso di mandare missive al candidato rettore Oliviero per far presente che solo lui può essere il presidente del Corso di laurea.

Tutto questo non demoralizza di certo il team Lomurno (il quale ha una attività politica alle spalle che si mangia in insalata tre quarti degli accademici perugini). Sarebbe già pronto il sostituto di Cianetti (Eramo ha tutte le carte in regola), ma è anche pronto – secondo la miglior politica – anche il piano B qualora si ritenesse non saggio e giudizioso spaccare il fronte dei 40 con una fenditura verticale. Non sarebbe proprio il nuovo che avanza, ma comunque il nome che si fa raccoglie importanti consensi: si punta sull’associato Giampietro Ricci, eleggibile in quanto direttore di struttura complessa di Otorinolaringoiatria.

Una cosa è certa, dopo questo lampo agostano: Lomurno guida e Cianetti insegue. E altrettanto certo è che da questa infinita partita a scacchi tra i due contendenti ne trae vantaggio il candidato Oliviero, che resta alla finestra, aumenta il prestigio personale ed è pronto ad andare sereno alla conta dei 40 voti tra professori e ricercatori, non una presenza simbolica, come si capisce, nella prossima corsa a rettore che si annuncia palpitante fino alla fine.

Barberini, sfida alle liste d’attesa: «Aprire sale operatorie e ambulatori alle 7.30»

Barberini alla Scuola umbra di amministrazione pubblica Villa umbra

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | E nel summit con i direttori generali (assente Dal Maso), aggiunge: «Stoppare l’intramoenia nei settori dove i ritardi sono eccessivi»

di Marco Brunacci

UMBRIA – Tre di agosto. Umidità 80% e più. Effetto canicola. L’assessore alla sanità dell’Umbria, Luca Barberini, raduna i direttori generali delle Asl e delle Aziende ospedale. Uno non viene (Dal Maso, Azienda ospedale di Terni, ma dicono abbia problemi con le automobili di famiglia e magari ha legittime difficoltà negli spostamenti). E però il sostituto ha il compito di riportare un appunto ordinato per metterlo in condizione di operare subito, perché al fondo i messaggi sono due e hanno una sola caratteristica: l’assoluta chiarezza.

Primo messaggio di Barberini ai direttori generali: se per caso, nonostante le caratteristiche da Regione benchmark e quindi di riferimento nazionale, cominciassero – come cominciano .- a peggiorare i dati sulla mobilità interregionale, per cui aumenta la mobilità passiva (pazienti umbri che vanno fuori regione per farsi curare) rispetto alla mobilità attiva (pazienti di fuori regione che vengono nelle strutture umbre), piantatela subito da tirar fuori scuse dal cassetto. Perchè lo so bene – .argomenta l’assessore già di suo – che il Lazio si è meglio organizzato con gli ospedali di confine e le altre regioni limitrofe, insieme con il Lazio, ma questo non significa niente.

Una cosa è deve essere chiara: – ha spiegato Barberini – meno mobilità attiva deve significare immediatamente meno liste d’attesa, punto e stop. Messaggio ricevuto? È evidente anche a chi non è esperto del ramo, che se vengono meno pazienti da fuori regione per usufruire delle cure degli ospedali umbri, questa minor pressione – diciamo così – va trasformata in migliori servizi e più rapidi per i pazienti umbri. Chiaro, no? L’avranno spiegato bene anche al direttore Dal Maso che non è venuto ad ascoltare l’assessore?

E a Dal Maso, come a tutti gli altri direttori, è di sicuro arrivato il “suggerimento” dell’assessore, anche se non ha potuto apprezzarlo dal vivo: le strutture ospedaliere siano laboratori di analisi, siano sale operatorie, vanno fatte funzionare dalle 7,30 del mattino, non dalle 9.

Segue messaggio correlato: la Regione Umbria e il suo assessore alla sanità credono nella facoltà dei suoi più migliori professionisti di fare attività privata intramoenia. Ci mancherebbe. Ma quando le liste d’attesa, in un settore, diventano eccessive, il direttore generale deve stoppare l’attività intramoenia. Rientra nei suoi poteri. Di modo che i primari e tutti coloro che devono fare visite specialistiche per conto dell’Azienda ospedale possano adempiere al loro dovere nei modi e nei tempi consoni alle richieste dei cittadini. Quando i tempi di attesa tornano nella normalità si può ricominciare con la normale attività privata intramoenia. Ecco la ricetta Barberini. I direttori eseguiranno?

«E45, lavori infiniti e discutibili»

Anas, lavori di manutenzione strade

Carbonari e Liberati (M5s): «Lavorando sulle 24 ore durata cantieri dimezzata, con evidente riduzione dei pericoli per gli automobilisti»

UMBRIA – Dura invettiva dei consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, contro Anas colpevole, a loro dire di «lavori infiniti e tecnicamente discutibili» soprattutto sulla E45, dove sono stati «programmati interventi esclusivamente di giorno, sotto un sole che squaglia, con le stesse maestranze in difficoltà». I pentastellati si dicono anche «non persuasi sull’insistere con l’asfalto, con bassa durata e con costi esorbitanti per le casse pubbliche, mentre il cemento ha già dimostrato in America, Germania e persino sulla Foligno-Civitanova, che possiede tutti i requisiti per rispondere alle migliori esigenze».

«Se raggiungere in auto alcune aree dell’Umbria rappresenta una sorta di inatteso ‘Camel Trophy’ per i forestieri, adesso, in piena stagione estiva, l’impresa si fa ancor più audace», sferzano, polemici. «È come se Anas avesse deciso di allungare i tempi di questa prestigiosa competizione, decidendo, ancor prima dell’insediamento del neo Ministro ai Lavori pubblici, di programmare i lavori sulla E/45 esclusivamente di giorno, sotto un sole che squaglia, con le stesse maestranze in difficoltà, mentre la sera e nottetempo, in condizioni ambientali ben più favorevoli, tutto tace».

Secondo i due consiglieri, «lavorando sulle 24 ore, come imporrebbe la situazione, si sarebbe potuta dimezzare la durata dei cantieri, riducendo anche i pericoli per gli automobilisti costretti alla mono carreggiata. Invece Anas, per mesi, obbliga i fruitori della E/45 a chicane in serie, col rischio di mortali ‘incontri ravvicinati’ tra veicoli». «Interessante anche osservare – aggiungono – come molti vecchi guard rail, smontati per agevolare il risanamento profondo, vengano ora bellamente riappiccicati, come nulla fosse, pur sapendo che si tratta di protezioni inefficaci a contenere già le auto, figurarsi i Tir. Unica cosa positiva – rilevano – sono finalmente le reti di recinzione esterne, a protezione di automobilisti e animali selvatici, reti ufficialmente richieste anche dal nostro Gruppo politico e purtroppo, comunque, installate soltanto per pochi chilometri di tratta».

Figuraccia Adisu, il ministero boccia la provveditrice Boarelli

POLE POLITIK | No alla candidata della Giunta regionale, ora all’Agenzia per il diritto allo studio deve tornare di corsa la Trani. Intanto altre piroette Esposito contro Bacci, ma anche per candidarsi a rettore per conto di Moriconi?

di Marco Brunacci

PERUGIA – CityJournal, sommessamente, come si conviene tra gentiluomini, aveva fatto presente che la Giunta regionale era in corsa in una epica gaffe. Aveva nominato all’Adisu la eccellente signora Boarelli, ex mega provveditrice della scuola, super direttrice Marche-Umbria, di grande fama nel piccolo mondo regionale, ma non con i requisiti giusti per andare a guidare l’Agenzia per il diritto allo studio.

Il Ministero non è stato altrettanto riservato e contenuto. Ha bocciato senza rimedio lo nomina, rimandandola indietro alla Giunta regionale. La notizia è fresca fresca. La figuraccia accia accia. La commissaria Trani, che ha preso il posto del dimissionario (non si sa ancora perché) Luca Ferrucci, deve tornare dagli studenti e la sanità dovrà fare a meno del suo importante apporto, ma se ne farà una ragione il direttore Orlandi, che ha tutte le carte in regola per sostituirla, e ci mancherebbe.

Chi non ne esce bene è la Giunta che ora deve inventarsi un altro nome, a meno di non voler arrivare a un divertente braccio di ferro a perdere, che non ti salva nessuno neanche Sylvester Stallone di Over the top, col Ministero. L’Università sogghigna e ne ha qualche motivo. La provveditrice bocciata è divertente come notizia. Gli insegnanti medi – poi, diciamocelo – non hanno mai riscosso grandi simpatie tra i più i boriosi degli ermellini.

Ma nei corridoi dell’ateneo resta sempre alta la febbre da elezioni del nuovo rettore con largo anticipo sui tempi tecnici. L’ultima news (sai tu se fake) la raccontiamo solo per dovere di cronaca: l’inarrestabile primaria pediatra Esposito pare abbia dichiarato guerra anche al rispettoso Bacci, non solo quindi all’Orlacchio che non vuole a nessun costo. Bacci ha fama di uomo equilibrato e sereno, chirurgo (adatto anche alla Pediatria) e medico legale. Paziente e coscienzioso. Potrebbe in cuor suo forse non sopportarla più. Ma dà a vedere solo tranquillità e spirito di collaborazione. Finchè non lo farà troppo irritare.

L’iperattivismo della Esposito è sicuramente un marchio di fabbrica made in Milano centro, ma comincia a creare francamente qualche effetto di rigetto nel resto delle cliniche. Prima poi se ne dovrà fare una ragione di vivere in una Università che è posta tra il casello di Orte e una stazione ferroviaria dove parte a un orario fantozziano (le 5,13 del mattino) un unico treno per Milano centro che chiamano Freccia rossa e del quale pare siano tutti felici. A meno – ecco il sospetto – che gli ultimi affondo della Esposito non debbano intendersi come l’ouverture di una nuova sinfonia della grande Susanna: la candidatura in pompa magna al rettorato, magari sotto le insegne del rettore uscente in persona, il principe Franco dalle Tempie Bianche Moriconi che, si sa, vuole una donna per il massimo soglio dell’ateneo (Migliorati o perfino un’ignota filosofa o magari la Gran Pediatra stessa).

Sarebbe il quinto arrivo nel ranking dei candidati, adesso che per Santambrogio, il cavaliere rosso, icona della Biplice (non Triplice, come si chiamavano i sindacati al tempo in cui contavano, perchè lui al momento ha solo Cgil e Cisl ma niente Uil) serve solo la presentazione ufficiale.