Regione, i debiti in più sono 20 milioni. Parte dai trasporti la partita da brivido dei tagli

2 Febbraio 2020

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Situazione critica, cercando una strada tra rimedi radicali e ricette soft. C’è chi propone una rivoluzione: concentrare le lezioni in tutti gli istituti scolastici dal lunedì al venerdì (300-400mila di risparmi sul sabato)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Chi entra trova sempre qualche zona d’ombra nel bilancio e le opposizioni-ex maggioranza tuonano contro la ex opposizione-nuova maggioranza: è una scusa. Gli scambi di tiri di fioretti o di spada, a seconda, fanno parte dell’abc della politica, quindi meglio saltare gli annunci e virare sui fatti concreti e sulle soluzioni che comunque vanno trovate.

Advertisement

Qui in Umbria mancano 20 milioni, soldo più soldo meno. Il malato grave è il settore trasporti. La maggioranza avrà tempo e modo di dire che è colpa dei precedenti governanti, l’opposizione avrà modo di sparare le cartucce che riterrà. I venti milioni mancano e bisogna cominciare da subito a cercarli. Questo è il punto sul quale la nuova giunta regionale dell’Umbria ha tempo una settimana o due per decidere. Entro questo periodo, la presidente Donatella Tesei, se sceglierà di usare i mezzi della tradizione, si siederà dietro a una scrivania e convocherà i cronisti per far conoscere i conti in rosso e nel contempo annunciare i tagli. Se vuole emanciparsi e proporsi come governatrice 4.0 va davanti a una telecamera e sfodera il suo sorriso accattivante per dire le stesse cose però sotto forma di un messaggio diretto agli umbri.

E i motivi per cambiare modo e tono anche nella comunicazione ci stanno tutti. Il bilancio regionale è carne viva. In realtà è quasi tutto deciso dallo Stato e dai suoi trasferimenti, che riguardano in magna pars la sanità, e quindi la possibilità di manovra degli amministratori locali è minima (non più di 270-280 milioni per tutti i restanti settori). Se non si vuole rinunciare subito alla sfida di impostare una politica di rilancio dell’Umbria, come chiesto dagli elettori, si deve cominciare facendo chiarezza. E allora: cosa dirà dietro la scrivania (o davanti alla telecamera) Donatella Tesei, da qui a a una paio di settimane. Intanto che c’è poco da scherzare e niente tempo per giocare con i numeri. Sono arrivate brutte sorprese, anche da certi conti degli anni passati non pagati a Busitalia e Trenitalia.

E quindi? Quindi è chiaro che non si possono tenere le stesse corse di autobus che finora sono state fatte in solitaria dall’autista, o con un paio di passeggeri al massimo. O quelle che sono di fatto un taxi per raggiungere le più sperdute località della regione. E, ancora, che ci sono quartieri delle principali città umbre che vanno seguiti sì, ma con il “bus a chiamata” come fa il sinistrissimo sindaco di Narni, De Rebotti. E poi anche sulle spese per i treni bisognerà fare tanta attenzione. “Freccetta rossa” compreso. Dicono che si va a caccia di 7 milioni 7 di euro. Tagli e risparmi, risparmi e tagli. Tanta roba.

Per chi ancora avesse pretese di ottimismo va aggiunto che ci sono altre partite oltre ai trasporti sui quali le risorse del bilancio lasciato dalla precedente Giunta non sono certe. A iniziare dal cofinanziamento dei fondi comunitari, che arriveranno in misura maggiore da quest’anno, ma senza la clausola dovuta all’evento terremoto che esentava la Regione dal partecipare alla spesa. Anche qui serve una aggiunta di fondi, non prevista dalla vecchia Giunta.

Naturalmente già dentro la maggioranza di centrodestra si vanno delineando le divisioni di rito, tra i rigoristi radicali e i realisti graduali o anche i medici pietosi. Non cambia molto. Le scelte vanno fatte. E i soldi trovati.

Per dire quanto la questione sia delicata e di grande impatto, c’è sul tavolo pure un serio studio di fattibilità (quindi roba concreta) nel quale si parla di rilevanti risparmi (almeno 300-400 mila euro all’anno) se si convincessero i responsabili umbri della scuola a concentrare le lezioni tra il lunedì e il venerdì, permettendo al trasporto pubblico di respirare al sabato (oltre che alla domenica). Diversi istituti già hanno optato per questa soluzione didattica. Potrebbe essere chiesto a tutti di convertirsi in stato di necessità delle casse della Regione.

Una settimana e si saprà. Per ora si fanno e rifanno i conti. Ma, senza prevedere tagli robusti, non tornano proprio.

Advertisement