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Tolo Tolo non fa ridere. È Zalone a ridere dell’italiano medio

6 Gennaio 2020

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | L’ultimo film di Luca Medici è un invito a riflettere. Facciamocene una ragione

di Vittoria Epicoco

Quante lamentele per l’ultimo film di Luca Medici alias Checco Zalone, Tolo tolo. E per cosa? «Non fa ridere».

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Beh, fosse questo un criterio per cui un film possa esser definito deludente, siamo certi che nessun cinepanettone sarebbe stato prodotto. Eppure…
C’è addirittura chi ha insinuato «Checco non c’è più», esagerati!

Tolo tolo non fa certo ridere quanto Quo vado? , film che ironizza in modo quasi estremo circa la sicurezza derivante dal fatidico posto fisso. Non disturba, anzi Checco addolcisce una realtà amara ancora oggi molto (troppo) attuale.

Non si può dire lo stesso per l’ultimo film in questione… e menomale!
Certo, perché Tolo Tolo riguarda temi ben più delicati, vite umane, e non si può certo ironizzare sulle vite umane. Ma si può far satira su chi, con quelle vite umane, ci “sperpera”. E in quanto a satira, Checco coglie sagacemente nel segno.

La storia è molto semplice: Checco è un sognatore – continuamente chiede che lo si lasci sognare – e sogna in grande, decidendo di esportare letteralmente il made in japan a Spinazzola.
Naturalmente le cose non vanno come sperato e Checco – dovendo pagare un enorme debito – scappa, ritrovandosi nella meraviglia di un villaggio Keniota: Zalone è letteralmente un immigrato.
Tuttavia il villaggio viene devastato durante un bombardamento e Checco insieme a Oumar, cameriere con cui fa amicizia, decide di affrontare “il grande viaggio” pianificando, anziché il rientro in madre patria, di rifugiarsi nel paradiso fiscale di Liechtenstein.

Non c’è bisogno che si dica che le cose andranno in modo leggermente differente.

Ebbene, il tema è molto delicato e c’è solo da complimentarsi con il comico per la capacità di averlo portato sul grande schermo con, nonostante tutto, una certa leggerezza che però nulla toglie alla gravità del messaggio in sé.

Certo che le note comiche accompagnano tutta la pellicola, in fin dei conti il nostro Checco è pur sempre quell’italiano medio un po’ ignorantone, un po’ di cuore, un po’… fascista. E non vi diciamo il perché – perché tanto lo scoprirete -, basti sapere che Zalone è geniale a tal punto da aver, in un certo senso, scavalcato la Costituzione, quasi ad ammettere amaramente la sua poca credibilità.

Checco fa ridere seriamente, prende in giro liberamente e senza peli sulla lingua tutti i leader politici attuali: nessuno escluso. E ci piace, la sua irriverenza è quasi indispensabile, meglio ancora se in una cassa di risonanza tanto grande come è quella del cinema; ed è eccezionale che sia proprio un attore a dare voce a chi voce non ne ha, a chi non viene ascoltato.

Con questo non è sottinteso credere che Zalone abbia dato una propria idea sul tema dell’immigrazione, anzi certamente ha analizzato la questione in modo totale, non tralasciando nulla, proprio per dare un quadro molto chiaro di quella che sia la situazione attuale.

Poco importa quindi se abbia fatto meno ridere di Quo vado?, anzi grazie Checco, perché nell’ilarità hai reso forse tutti un po’ più consapevoli.

Da ultimo, ma non certo per importanza, la dolcezza estrema nello scoprire l’origine del titolo Tolo Tolo.
Il film va visto, magari non si riderà secondo le aspettative, ma certamente si avrà molto su cui riflettere.

Il trailer:

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