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«Shoah, sono un sopravvissuto. Insegnate ai vostri giovani a restare umani»

28 Gennaio 2020

Il rettore Maurizio Oliviero e le riflessioni sul Giorno della memoria

In occasione del Giorno della Memoria, il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Prof. Maurizio Oliviero, rilascia la seguente dichiarazione:

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«Oggi più che mai, con la preoccupante riemersione di ideologie violente e la diffusione sempre più capillare della filosofia del pensiero breve, spetta in primis alle massime istituzioni culturali del nostro Paese ergersi a baluardo di civiltà, tolleranza e dialogo. Ritengo doveroso ribadire con forza la responsabilità di un impegno attivo, affinché la memoria dei tragici errori passati venga preservata a beneficio delle generazioni future. Abbiamo l’obbligo di incoraggiare la capacità di dissenso anche quando quest’ultimo diventa scomodo da gestire. In opposizione alle ingiustizie e qualsiasi forma di violenza, anche quando sembra non riguardarci direttamente, le Università devono offrire uno spazio libero di confronto, di partecipazione e di condivisione, non solo della conoscenza ma anche degli strumenti necessari alla piena capacità critica dell’individuo.

Anniek Cojean, in “Les mémoires de la Shoah”, pubblicato in ‘Le Monde’ del 29 aprile 1995, racconta che un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti. Si tratta di un testo che mi ha colpito molto, perché sottolinea l’importanza di un’educazione che renda più umani. Mai come oggi abbiamo bisogno di recuperare il valore del tempo, unico custode della memoria. Ecco perché vi invito a rallentare qualche secondo, a leggere e riflettere insieme».

«Caro Professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».

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