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Richard Jewell, al cinema Atlanta e le fake news. Un Clint Eastwood è sempre un Clint Eastwood

27 Gennaio 2020

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | L’ultimo film con Sam Rockwell e una straziante Kathy Bates

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – A quasi novant’anni il vecchio Clint è ancora capace di emozionare con storie relativamente semplici, ma di una tremenda e triste realtà, attuale oggi più di allora.

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Eastwood, con Richard Jewell porta a casa anche due candidature, una ai Golden Globe l’altra agli Oscar, entrambe per la straziante performance di Kathy Bates. Ma anche Sam Rockwell fa la sua parte, anche lui emozionando.

Richard (Paul Walter Hauser) è un ragazzone di 30 anni che vive ancora con Bobi, la madre (Kathy Bates) e sogna di entrare in polizia. Per una serie di ragioni vede sfumare questo sogno, ma viene scelto come guardia di sicurezza per l’AT&T durante le Olimpiadi del 1996 di Atlanta e la speranza torna a riaccendersi. Una sera Richard nota uno zaino sospetto e subito ne denuncia l’esistenza salvando la stragrande maggioranza dei presenti, in quanto si tratta di una bomba. Se inizialmente Richard passa da eroe, in un secondo momento sarà il primo nella lista dei sospettati dell’FBI.

Le nuances di colori sono esattamente quelle di un Clint Eastwood, inconfondibile palette del grigio, dal più chiaro al più intenso. Non si tratta certo di una storia particolarmente avvincente per quel che racconta in sé, piuttosto interessante è invece il ruolo delle fake news e del peso che possono avere nella vita di una persona come tante, che vede la propria vita rovinata nel giro di qualche ora. Un potere dei media assolutamente persuasivo, capace di penetrare talmente in profondità da far dubitare anche le persone più care, più vicine. La facilità con cui una notizia, per quanto falsa, viene messa in circolazione non-curante delle conseguenze che può avere; Clint Eastwood ci mostra un lato oscuro del fare giornalismo, quello improntato a fare, scrivere ma soprattutto vendere la notizia, sperando in una risonanza che rimbalzi di media outlet in media outlet, poco importa che sia vera o meno.

Ma la critica del regista non si limita ad un cattivo fare giornalismo, bensì anche ad un cattivo esercitare il potere investigativo, definendolo abbastanza superficiale. Non sappiamo certo se questa sia stata una critica mirata o se semplicemente sia stato un riportare i fatti nudi e crudi, anche se c’è da dire che in questo caso specifico sembra non esserci stato un vero e proprio accanimento dell’FBI contro Jewell; molto più semplicemente il Bureau aveva una lista di indiziati da dover interrogare per scagionarli o meno.

In modo molto approssimativo, sembra che Eastwood abbia voluto fare un calderone con giornalisti e forze dell’ordine, delineando anche un carattere di facile corruttibilità, uno Stato debole e non troppo credibile, che si accontenta di poche instabili prove. Richard Jewell è l’esempio perfetto di ciò che oggi accade quotidianamente, quando una persona qualunque viene sottoposta a false calunnie e diviene oggetto di sfogo dei più accaniti. Oggi ancora peggio che nel 1996: i social network non fanno che acuire una modalità di diffusione delle notizie che esiste da sempre e che nel tempo si è semplicemente raffinata.

Nel complesso il film non è certo il migliore tra quelli del regista, ma un Clint Eastwood è pur sempre un Clint Eastwood.

Il trailer:

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