POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dalla sanità alle tecnologie progetti e risorse per far ripartire la regione. Intanto la Tesei aspetta il sì del nuovo segretario generale dell’Ente per far decollare la spending review e ridurre i dirigenti da 65 a 42

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’intesa è pronta, sotto forma di un memorandum che deve ancora essere limato e accettato. Non per alimentare attese sproporzionate, ma qui va detto subito che in quelle righe c’è la “scossa” che può rivitalizzare l’ansimante routine che a livello economico, ma anche sociale, è il tratto distintivo di questa fase dell’Umbria, in crisi di Pil, di idee, di stimoli, di fiducia.

Parliamo dell’intesa tra la Regione e l’Università che, pur restando riservatissima come giusto che sia, da queste ore è nero su bianco e riguarda la sanità come le tecnologie. Accanto a qualche buona intenzione ci sono diversi concretissimi progetti, non tutti facili da realizzare, ma tutti in grado di provare a muoversi su gambe proprie.

Chi è riuscito a darci un’occhiata dice che vale la pena rischiarci sopra una stagione amministrativa regionale. Qualcosa in verità si sa, ma è inutile rovinare ai lettori la sorpresa.

Per chiarire va detto che la Regione si muove su un bilancio che è come le porte di uno slalom: ci si deve muovere in spazi ridottissimi, con un range di 250-300 milioni entro il quale si può agire: non sfugge a nessuno che una trama così stretta si possono allocare risorse in maniera diversa per non più di 60-80 milioni. Tanto pochi per fare la rivoluzione. E allora viva la realpolitik della lady di ferro di Montefalco, Tesei, che fa con quel che passa il convento. E largo al surplus che rappresenta l’intesa con l’Università, le capacità della grande istituzione perugina, con 700 e passa anni di storia, di attrarre risorse e soluzioni di respiro e prospettiva.

I lettori di Ciotyjournal sanno da settimane che i destini dei due vincitori delle ultime kermesse elettorali regionali, la presidente della Regione Donatella Tesei, e il rettore dell’Ateneo, Maurizio Olivieri, sono fatalmente incrociati.
Una, la Tesei, arriva da destra, il secondo da sinistra. Ma il loro successo dipende dalla capacità di mettersi insieme, per arrivare a un nuovo patto per lo sviluppo, che giri intorno a un modello modificato anche radicalmente, secondo le opportunità del momento. Visto che la manifattura stenta, sotto con i prodotti dell’ingegno. Ovviamente questo è più facile da dirsi che da fare. Ma la strada è obbligata.

Alla Tesei le intese riescono facili in questi momenti. La luna di miele con l’elettorato prosegue, le viene perdonato tutto. E lei risponde alle mozioni di fiducia che giornalmente ottiene con strategie ecumeniche che più ecumeniche non si può. Il documento stilato da Cgil, Cisl e Uil alla fine dell’incontro con la nuova dirigenza è perfino imbarazzante per chi chiedeva un diverso approccio nella politica economica regionale. E però è sicuramente una medaglia da appuntarsi al petto nella visione di “avanti tutti insieme e nessuno corra”.

Oliviero ha maggiori difficoltà soprattutto nella narrazione del suo inizio di mandato. Ma entrambi sono attenti a mantenere rassicuranti abitudini e a non fare strappi che agli umbri evidentemente piacciono poco. Altra cosa però è la “scossa” che potrebbe arrivare (se funziona) dall’intesa di cui abbiamo parlato.La Regione è partita di slancio anche su altri due-tre dossier ma di questo parliamo domani. Anticipiamo solo che siamo a un passo dall’arrivo di un segretario generale regionale – sono sempre più intensi in queste ore i contatti della Tesei con i massimi livelli burocratici nazionali – che ridurrebbe a tre i direttori attuali (prima erano 5) e dovrebbe dare il via a una ristrutturazione con relativa spending review capace di portare i dirigenti dell’Ente dagli attuali 65 a 42. Non male, sulla strada della Regione leggera, ma solo per cominciare.