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Umbria: si vive di più, si va in pensione di meno

8 Dicembre 2019

Diminuisce il numero complessivo dei pensionati: a Perugia solo il 3% di loro percepisce più di 2mila euro al mese

di Mario Bravi*
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – La crisi economica e sociale che dal 2008 ha colpito l’Umbria ha fatto scendere molti indicatori: il PIL, il reddito pro-capite, gli investimenti.

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Ma in tutti questi anni parallelamente all’innalzamento dell’aspettativa di vita, che ha riguardato sia i maschi che le femmine, è andato costantemente crescendo nella nostra regione il numero dei pensionati. Ora invece anche questo dato ha subito un’inversione. Infatti dai dati resi noti dal CIV dell’INPS nel novembre 2019, nell’anno in corso il numero dei pensionati nella nostra regione è diminuito. Ecco il numero di pensionati suddivisi per genere, nel confronto 2018/2019:

Come si evince dalla tabella la riduzione del numero dei pensionati è 530 unità e riguarda le femmine con -750, mentre il numero dei pensionati maschi continua a crescere con un + 220. Rimane chiaramente altissima la percentuale dei pensionati sulla popolazione residente della nostra regione, più alta della media nazionale.

Infatti mentre in Italia l’incidenza dei pensionati sul totale della popolazione residente è pari al 25%, in Umbria tale percentuale sale al 28,5%. Inoltre l’altro problema rilevante è quello relativo al potere di acquisto delle pensioni, in costante diminuzione e soprattutto è consistentemente più basso della media nazionale. La situazione delle pensioni erogate nella Provincia di Perugia è la seguente:

Chiaramente per quanto riguarda il dato relativo alla provincia di Perugia il numero delle pensioni è superiore a quello dei pensionati perché alcune prestazioni (soprattutto quelle dei superstiti) sono aggiuntive, nel senso che ci sono persone che usufruiscono di più prestazioni. Comunque il dato più rilevante è relativo al fatto che solo 7.305 di queste prestazioni erogate sono superiori a 2.000 euro netti mensili.

La gran parte delle prestazioni è schiacciata su importi bassissimi: 27.686 pensioni sono inferiori a 249 euro mensili, 47.179 pensioni sono collocate tra 250 e 499,9 €, mentre ben 96.631 prestazioni pensionistiche si collocano tra 500 e 749,9 € mensili. Questi dati dimostrano con nettezza l’esigenza di adeguare il potere d’acquisto delle pensioni, che collocano una parte dei pensionati in una situazione di sostanziale povertà.

*Segretario generale Spi Cgil Perugia
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