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Quanto Allen c’è in una giornata di pioggia a New York

7 Dicembre 2019

VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Amore e ironia nell’ultima pellicola del maestro. Sempre “contromano”

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – Ashleigh viene da Tucson, Arizona, è un’aspirante giornalista ed ha la possibilità di intervistare un noto regista – almeno noto a lei – a New York. Gatsby (Timothée Chalamet), suo fidanzato conosciuto nell’università che entrambi frequentano, viene proprio da New York ed è eccitato all’idea di poter mostrare alla sua Ashleigh (Elle Fanning) la città in cui è nato e l’atmosfera vintage di alcuni locali che lui predilige.

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I due giovani sono molto innamorati, ma l’amore non basterà in Una giornata di pioggia a New York che rovescerà acqua, sentimenti e destini, nell’ultimo film di Woody Allen.
Il fulcro di tutto è naturalmente la città dello skyline, e le fanno da cornice una pioggia incessante e uno sfondo musicale jazz – anche di un certo spessore – che rende tutto più incantevole e scorrevole.
Allen e Gatsby sembrano essere la stessa persona; Gatsby è infatti uno studente gracilino, con gusti piuttosto lontani dai coetanei, atipici.
Mentre, sempre di Allen, Ashleigh ne rispecchia quell’essere nevrotico in Io e Annie (Annie Hall): è fastidiosa quasi da dare sui nervi a chi guarda, ma che forse non farebbe del film un iconico “schema Allen” come in effetti è.

I due innamorati si troveranno in una città piena di tentazioni alle quali non sapranno assolutamente sfuggire e, a dispetto di come la puntualità vorrebbe, niente andrà come da programma mentre tutto andrà esattamente come in un film di Woody Allen. Ed è infatti intorno al concetto di deriva che il film si articola: i due non si raggiungeranno più ed entrambi si lasceranno trasportare dal flusso dell’imprevisto; chi da una parte incoccia in Shannon (Selena Gomez), casualmente sorella di una sua ex fidanzata, e chi dall’altra dimentica il proprio nome di fronte ad una celebrity dall’indubbia sensualità.
Come al solito il regista si fa creatore di un qualcosa dall’ironia pungente ma al contempo brillantemente divertente come solo lui sa fare, andando a toccare anche tasti molto fragili – culturali e finanziari – in un contesto in cui diventa sempre più difficile muoversi.
Mancava in effetti un po’ di Woody Allen nelle sale cinematografiche; quella sua scioltezza nel portare sul grande schermo coscienze, immagini ed emozioni con un’apparente semplicità che poi di semplice hanno ben poco, perché Allen non segue mai gli schemi. O meglio, segue il suo schema, che va puntualmente “contromano”.

Il trailer:

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