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Pd, si complica la partita della segreteria: Bori pronto a lanciare Bistocchi. Si prepari Chiodini

22 Dicembre 2019

POLE POLITIK | Tanti democrat chiedono a Bori di dimettersi da capogruppo in Regione se vuole fare il leader umbro piddì. Si profila quindi un piano B, tutto perugino. Ma il Trasimeno corre ai ripari col sindaco di Magione

di Marco Brunacci

UMBRIA – Tutti concentrati sulla nuova giunta regionale che prova a partire da spending review e trasporti, e dal centrodestra che cambia equilibri col debutto a coordinatore regionale di Forza Italia del principe del Romizishire Andrea I Romizi, tutti si dimenticano dell’ex gigante rosso che ha dominato in Umbria fino a ieri l’altro, il Pd, e delle sue dinamiche interne, oggi come oggi meno rilevanti per gli umbri ma ancora decisamente effervescenti.

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Il nuovo protagonista, al centro delle tensioni, è Tommaso Bori, grintoso e puntuto capogruppo nella nuova Assemblea legislativa, che ha conquistato la leadership regionale grazie alle seimila preferenze ottenute, di cui giustamente va fiero (anche se uno degli ultimi leader di peso della filiera Pci-Pds-Ds-Pd lo ha ammonito con le parole di Togliatti, il quale smontò Paglietta che gli annunciava entusiasta di aver preso la Prefettura di Milano, con una frase lapidaria rimasta nella storia: “E adesso che ci fai?”).

Bori è giovane di età, ma ha già un passato con doppio mandato in consiglio comunale a Perugia. Non è un debuttante, non è il nuovo assoluto che avanza, formato sardine, per intenderci, ma certamente è giovane e ambizioso, con un futuro che potrebbe anche essere luminoso nell’inedito centrosinistra minoritario dell’Umbria. Quando gli chiedono se sarà segretario regionale (se ne discute in questi giorni, si decide col congresso non prima di febbraio-marzo), tra una mezza ammissione e un sorriso sornione, non smentisce mai. Quando si confronta seriamente su questa eventualità però in tanti, che dovrebbero appoggiarlo e votarlo al congresso, gli ingiungono di scegliere: o fa il segretario regionale e si dimette da capogruppo o resta solo capogruppo. A quel che si dice, lui da questo orecchio non ci sente.

Ma i suoi consensi dentro il Pd non sono così sterminati da permettergli di far finta di nulla. Per altro l’appoggio dell’attuale commissario del Pd umbro, Walter Verini, con la formula “with all my heart”, che fino a ieri poteva rappresentare un vantaggio, adesso è solo un limite. Il commissario voluto “senza se e senza ma” dal segretario nazionale Zingaretti, nella mente di diversi democrat umbri resta quello della disfatta regionale, dell’accordo umiliante con i Cinquestelle, del vicolo cieco in cui si è infilato il Pd senza un progetto dal quale ripartire. E allora ecco che è difficile immaginare un Bori che getti sulla bilancia lo spadone, nel mentre grida “Guai ai vinti”, e si prende la carica di segretario regionale tenendosi quella di capogruppo in Regione.

Si profila quindi un piano B, almeno se si ascoltano le voci che si alzano sempre meno sommesse dai dintorni della segreteria regionale Pd. La soluzione che prende corpo sarebbe quella di far votare alla segreteria, con il placet di Zingaretti, il traino di Verini, e la forza congressuale di Bori, Sarah Bistocchi, al momento leader Pd della minoranza al Comune di Perugia.

Di fronte a questa eventualità i mal di pancia sono ancora di più rispetto a un doppio Bori alla guida del partito. Le obiezioni più importanti arrivano dall’unica area nella quale il Pd ha retto alla calata delle schiere leghiste, il Trasimeno. Sono già tanti quelli che hanno alzato disco rosso alla svolta tutta perugina del partito (a Perugia, qualcuno ricorda, la resistenza a Romizi del Pd è stata non molto di più – vista la grande tradizione da cui si partiva – che simbolica e di testimonianza).

Il Trasimeno non si è ancora organizzato, ma qualche leader già mostra preoccupazione e qualche altro dice apertamente che, prima della fine dell’anno, chiederà a Giacomo Chiodini, sindaco di Magione in carica, di candidarsi e aggregare un fronte ampio, che non sia B&B. Sullo sfondo resta il monito dell’ex leader sopra citato, che agli amici ricorda come il Pd ha perso tutto il suo potere non tanto per errori nell’amministrazione quanto per un irrimediabile deficit nel fare politica. Sbagliare può essere considerato umano, perseverare – conclude – può essere solo diabolico.

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