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‘Ndrangheta, Pici e Bistocchi: «Arcudi faccia un passo indietro»

16 Dicembre 2019

Nessun coinvolgimento dell’ex vicesindaco nell’inchiesta di Catanzaro, ma in Consiglio comunale a Perugia si chiede «massima trasparenza»

PERUGIA – Il primo a chiedere le dimissioni di Nilo Arcudi – non indagato, il cui nome compare però nelle intercettazioni telefoniche dell’operazione “Infectio” – dalla carica di presidente del Consiglio comunale era stato Massimo Pici, eletto proprio nella lista creata dall’ex socialista (e vicesindaco della giunta Boccali) a sostegno di Andrea Romizi alle ultime Comunali.

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Una posizione netta, quella di Pici. Non mitigata né dall’assenza di reati contestati al compagno di partito, né dalle parole del diretto interessato («escludo categoricamente e totalmente che qualcuno degli odierni indagati/arrestati abbia ottenuto in tutti questi anni da me un incotro o un appuntamento per chiedere o ottenere qualcosa»). E non condivisa, peraltro, dalla sua stessa lista, Perugia civica, che dopo una manciata di ore ne ha disconosciuto le dichiarazioni e ribadito, au contraire, «piena solidarietà a Nilo Arcudi, sottoposto a una indegna gogna mediatica».

Ecco, il primo è stato Pici. Oggi invece, nel corso del suo intervento in Consiglio comunale, lo ha fatto la capogruppo Pd Sarah Bistocchi. Che ad Arcudi, senza mezzi termini, ha chiesto di fare «spontaneamente e responsabilmente un passo indietro», di scendere dallo scranno più alto di palazzo dei Priori «nell’interesse dell’assise comunale e di una intera comunità che al momento ci guarda con allarme con fiducia ma anche con delle aspettative».

«Il passo indietro che chiediamo a Nilo Arcudi – le parole di Bistocchi – va a tutela e garanzia di tutti. Il nostro è un dovere, quello dei cittadini è un diritto: massima trasparenza, nessuna opacità in tutti gli ambiti e in tutti i contesti. Sopra ai simboli e sopra ai partiti c’è la tenuta sociale e culturale e valoriale della città di Perugia».

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