Il neo presidente regionale Di Somma: «Creare lavoro per il bene comune futuro»

PERUGIA – Oggi come 100 anni fa, dalla parte dei più deboli e con la persona al centro di tutto, a cominciare dal lavoro che è il mezzo migliore per costruire il bene di ognuno, ma soprattutto quello comune. Il messaggio che divampa dalla Sala dei Notari di Palazzo dei Priori di Perugia, scelta per le celebrazioni del secolo di vita di Confcooperative, è forte e chiaro: «Da soli si va veloci, ma soltanto insieme si può andare lontano ed è proprio attraverso la cooperazione che si può continuare a progettare il futuro per dire anche alle giovani generazioni che è possibile darsi da fare e migliorare la società».

Carlo Di Somma, presidente regionale dell’associazione di imprese che ingloba 297 cooperative, con 42.000 socie e 9.200 dipendenti e un valore della produzione complessivo di oltre due miliardi di euro, ha accolto così la folta platea della convention che ha visto soprattutto la partecipazione dei tanti operatori coinvolti quotidianamente nel terzo settore, nelle imprese agroalimentari locali, a supporto di malati, disabili, persone bisognose e realtà complesse. 

Proprio come nel 1919 quando, facendo propri i valori della Dottrina sociale della Chiesa, il movimento raccolse per primo i cocci di un’Italia solo apparentemente vincitrice del primo conflitto mondiale e andò a costituire un modello di rinascita e sviluppo che ancora, sia pue coi tempi cambiati, risulta vincente. “Del resto – ha detto Di Somma, successore del neoeletto consigliere regionale Andrea Fora a cui è andato il plauso della platea per il lavoro svolto in questi anni – siamo l’unica forma di impresa citata dalla Costituzione e per questo restiamo “inchiodati” all’art. 45 della stessa che definisce i contorni e l’essenza delle cooperative affidandone alla Repubblica il controllo, la promozione e la vigilanza”. 

Rivolgendosi alla Governatrice dell’Umbria Donatella Tesei, intervenuta all’incontro, Di Somma ha ribadito come per il futuro «diversi sono i dossier che vanno affrontati con coraggio e forza. Penso alla nuova programmazione europea; penso ad un rinnovato rapporto con la politica; penso al delicato tema delle tariffe e delle rette dei servizi che in troppi casi sono al palo da anni, mentre non si sono fermate le sacrosante dinamiche di rinnovo contrattuale. Penso al tema degli appalti al massimo ribasso che massacrano le imprese serie e favoriscono furbi e lestofanti. Penso al tema dalla sostenibilità ambientale, dove le cooperative agroalimentari e della pesca, sono baluardi per la salvaguardia dei territori ma anche motore di rilancio. Penso al tema del credito: qui le banche di credito cooperativo hanno sostenuto imprese e soprattutto famiglie, in territori spesso marginali, come quelli del cratere, dove altri primari istituti arretravano».

Concetti ribaditi anche dal Segretario regionale Lorenzo Mariani che assicura che «saremo come sempre chiari e disponibili nel dialogo, perché per noi non c’è mai l’interesse di uno solo, ma quello di una comunità di persone; ma saremo fermissimi anche a ribadire il nostro no alla falsa cooperazione, come dimostrano nel 2018 le 21 espulsioni dalla nostra associazione di cooperative che non rispettavano i criteri della legalità».

Obiettivi che hanno trovato concorde il presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini, secondo il quale «al di là dell’orgoglio di essere stati parte attiva di una lunga storia italiana, sono prioritari la valorizzazione del lavoro dando dignità alle persone e delle tipicità del territorio di cui i bisogni devono essere recepiti tanto quanto sviluppate le potenzialità». 

Nel corso dell’incontro, oltre a ripercorrere la cooperazione regionale attraverso le citazioni per i presidenti (Giuseppe Salari, Enrico Gigliotti, Tommaso Sediari, Roberto Gustinelli, Nazareno Cataluffi e Andrea Fora) e i direttori regionali (Bordino, Urbani e Raggi) succedutisi negli anni, è stato dato molto spazio al racconto delle  storie di alcune cooperative per ogni settore di attività, a cominciare da quelle in cui i lavoratori originari hanno recuperato le rispettive aziende in crisi e le stanno facendo rinascere attraverso il cosiddetto meccanismo dei “workers by out”, come la Carpenterie Metalliche Umbre di Bastia, la Ternipan di Terni nell’alimentare e la Red Color di Orvieto nel settore tessile e abbigliamento.