Le motivazioni anticipate sabato e comunicate pubblicamente domenica con un lungo post su Facebook

di Matteo Grandi
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Visto che i giornali ne parlano da un po’ – ora che il dado è tratto -, mi sembra giusto spendere qualche riga su quanto circolato negli ultimi giorni circa un mio incarico da assessore al comune di Perugia. Le ultime 72 ore le ho vissute confrontandomi con una delle scelte più difficili della mia vita. La proposta di una chiamata in Giunta, l’idea di entrare con un ruolo attivo e concreto nella vita amministrativa della mia città, la suggestione dell’assessorato sono state al tempo stesso motivo di enorme orgoglio ma anche di riflessioni tormentate.

Chi mi conosce sa quanto amo Perugia, quanto mi sono speso con le parole e con i fatti (ultimo in ordine cronologico aver voluto fortemente a Perugia la Festa della Rete) per la mia città. Ma chi mi conosce sa anche che oggi la mia vita professionale mi porta spesso lontano dal capoluogo, che vivo le mie giornate in apnea, che gli impegni si accavallano al punto che a volte mi risulta difficile anche trovare tempo per un appuntamento se non lo pianifico con largo anticipo. Tutti aspetti che con il ruolo di assessore rischiavano di conciliarsi male.

Certo, le idee, le relazioni fuori dal territorio, la voglia di fare bene, le mie visioni, giuste o sbagliate che fossero, avrei potuto coltivarle anche senza vivere h24 in un ufficio comunale, avrebbero potuto essere il valore aggiunto con il quale compensare le carenze di tempo. Ho provato in queste 72 ore a convincermi che la chiave per raccogliere la sfida potesse essere questa. E forse poteva esserlo, non avrò mai la controprova. Ma alla fine sull’ago della bilancia ha pesato il senso di responsabilità. Una responsabilità che è andata oltre la sirena degli onori, oltre il fascino della sfida, oltre le tantissime telefonate e messaggi di incoraggiamento che ho ricevuto in questi giorni. Sentire intorno a me la stima di tante persone, poter toccare con mano questo sostegno tangibile, a tratti commovente, non mi ha soltanto emozionato e fatto felice, mi ha fatto vacillare. E al tempo stesso ha amplificato i miei dubbi; anche per il timore di deludere quanti stavano riponendo fiducia in me. Ed è anche a loro che devo queste poche righe.

Alla fine la scelta di restare fuori dal “palazzo” nasce soprattutto per rispetto nei confronti dei miei concittadini. Nelle attuali condizioni non ero sicuro di poter essere all’altezza del ruolo e degli oneri che il ruolo comporta e accettare un incarico al quale non avrei potuto dedicarmi come avrei voluto, sarebbe stato un tradimento nei confronti della mia città.

Il dado è tratto. Resterò una voce indipendente fuori dalla cosa pubblica. Ma non lontana dalla politica. Come diceva Oriana Fallaci – mi perdonino gli dei del giornalismo per l’ardito paragone – ci sono tanti modi per fare politica, e scrivere è uno di quelli, forse quello che oggi mi si addice di più. In futuro chissà.

Non posso non chiudere queste poche righe con un ringraziamento enorme al sindaco Andrea Romizi. Il mio non è stato un “no a Romizi” come ruvidamente riportato da qualche titolo di giornale. La mia è stata la scelta difficile e dolorosa di chi, da civico, nel progetto Romizi ha sempre creduto. E il fatto che il sindaco abbia pensato al mio nome per me è e resterà per sempre motivo d’immenso orgoglio.

Viva Perugia!!