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Agente aggredito: tensione in carcere a Capanne

23 Dicembre 2019

Scoperto un telefono cellulare in carcere. Protesta la polizia penitenziaria

PERUGIA – Torna ancora al centro delle cronache il carcere Capanne di Perugia, al cui interno quale giorno fa fu messa in atto una protesta pacifica di alcuni detenuti per il malfunzionamento del sistema di riscaldamento e dell’impianto elettrico. Questa mattina, nella casa circondariale di Capanne, si è vissuta una giornata ad alta tensione, dopo che la polizia penitenziaria ha sequestrato un telefono cellulare in una cella. «Quel che è avvenuto a Capanne è colpa e conseguenza della scriteriata ed assurda protesta violenta di un detenuto campano», spiega Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe).

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«È successo che un detenuto campano, nella cui cella era stato trovato un telefono cellulare abilmente occultato, ha prima inveito e poi colpito un Assistente della Polizia Penitenziaria che gli contestava l’illegittimo possesso del cellulare non consentito. L’intervento degli altri Agenti ha permesso di contenere le violenze dell’uomo. Per quanto accaduto va dapprima la solidarietà ai poliziotti oggetto di aggressione ed un invito che non cada nel vuoto affinché il personale di Polizia Penitenziaria venga dotato di adeguati mezzi necessari per contrastare queste gravi e assurde».

Per il segretario Generale del Sappe, Capece «la situazione delle carceri umbre è diventata insostenibile. Il Sappe dice basta: i costanti e continui eventi critici che si verificano ogni giorno nelle carceri ne sono la più evidente dimostrazione. Poliziotti aggrediti, feriti, sequestrati, contusi, insultati e offesi. E quel che denuncia il Sappe da tempo si sta clamorosamente confermando ogni giorno: ossia che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale (servono almeno 8mila nuovi agenti rispetto al previsto) il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento».

Conclude Capece: «Un plauso è comunque doveroso agli uomini della polizia penitenziaria di Capanne che, nonostante la cronica carenza di personale, non rinunciano al controllo e alla repressione di condotte messe in atto dai detenuti. Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani».

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