La proposta di Confagricoltura Umbria

UMBRIA – Una crescita fuori controllo dei cinghiali per oltre il 400 per cento in trent’anni sull’intero territorio nazionale: è questo il risultato della non gestione delle popolazioni faunistiche. La sovrappopolazione degli ungulati continua ad essere un problema enorme per gli agricoltori, per la fauna minore, per il territorio, per l’ambiente, per la sicurezza anche dei cittadini. Lo sottolinea Confagricoltura Umbria, che sollecita ancora una volta interventi risolutivi da parte delle istituzioni sia nazionali che locali.

«Confagricoltura Umbria – ha detto il presidente regionale Fabio Rossi – è da anni in prima linea a denunciare il problema della fauna selvatica, non solo dei cinghiali, che ormai è diventata una vera e propria emergenza, soprattutto in alcune aree come quelle interne dell’Appennino centrale. Regione dell’Umbria e le Province di Perugia e Terni non hanno mai adeguatamente applicato la legge regionale 17/2009. Lo abbiamo denunciato già anni fa e lo abbiamo ribadito di recente, a seguito dell’ennesimo incidente in Valnerina. Non servono le manifestazioni di piazza serve piuttosto un’azione comune a difesa degli agricoltori, con una presa di posizione unitaria dei sindacati agricoli nei confronti di istituzioni e mondo venatorio».

“Abbiamo una normativa superata -evidenzia ancora Rossi- che affida la gestione della selvaggina al mondo venatorio, che ha ormai messo in evidenza tutti i suoi limiti. Estraniare gli agricoltori, che ospitano la selvaggina sui loro territori, dalla sua gestione, si è rivelato un errore grandissimo.”

Le tante inerzie derivanti da una legislazione che demanda alle Regioni, spesso inattive, il compito di governare la materia e di intervenire e correggere le storture, hanno prodotto una situazione inaccettabile, denunciata anche dal Tribunale di Palermo che – a seguito di aggressioni di cinghiali a cittadini – ha sottolineato la responsabilità delle amministrazioni pubbliche nel caso non siano stati adottati piani mirati di contenimento. Confagricoltura esorta, dunque, ad uscire dalla sterile fase della contrapposizione tra mondo venatorio e mondo ambientalista, acquisendo tutti la consapevolezza che il problema della gestione della fauna va affrontato anche con misure che prevedano il riequilibrio delle presenze faunistiche sul territorio. L’Organizzazione degli agricoltori chiede il monitoraggio obbligatorio su scala regionale e nazionale delle popolazioni di ungulati e l’avvio di azioni straordinarie di prelievo, superando tutte quelle previsioni normative che limitano gli interventi. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza che richiede la collaborazione di tutti gli attori, agricoltori, cacciatori, selettori, e se serve anche delle forze dell’ordine e dell’esercito per dare una risposta immediata.

Occorre infine prevedere adeguati indennizzi per i danni diretti e indiretti che subiscono le aziende agricole e snellire le procedure per valutazione dei danni e del conseguente tempestivo ristoro.