POLE POLITIK | Via con i dossier del cambiamento. Molti apicali – ma non solo – se ne vanno. Subito uno studio accurato su cosa è necessario e cosa no. Intanto parte il risiko delle nomine (da Sviluppumbria e Gepafin) ma si fa sul serio dopo il consiglio regionale che eleggerà Squarta presidente

di Marco Brunacci

UMBRIA – Insediamento della giunta regionale senza l’assessore alla sanità Coletto – che per ora si segnala per la sua non presenza in Umbria rendendo tristemente vana almeno la possibilità di fare l’iconica foto di gruppo della nuova Giunta del cambiamento – e senza nessuno dei temi caldi all’ordine del giorno, nemmeno la decisione di chiedere la “due diligence” (confermata per altro dalla presidente Tesei).

Una giunta convocata per le emergenze, costituzioni in giudizio, piccole, medie e grandi formalità, insieme con la eterna questione trasporti che però è tutta difensiva: si tratta di fare molto velocemente l’Agenzia regionale del ramo, come ben sa l’assessore Melasecche, il primo sulla linea del fuoco, risparmiando sull’Iva per poi andare a cercare i milioni che comunque sono necessari per mantenere a un livello accettabile i servizi.Presidente e assessori avranno così in queste ore più tempo per concentrarsi sui progetti di respiro che dovranno caratterizzare il  nuovo corso regionale.

Il primo in assoluto, almeno a partire, sarà quello sul personale. L’idea – maturata sull’asse che va dalla tesi all’assessore con delega Agabiti Urbani – è quella di lavorare partendo dal fatto che molti dipendenti regionali sono usciti e molti altri stanno uscendo, approfittando anche di “Quota 100”. Si tratta soprattutto di apicali. Facendo uno studio serio su quel che serve e su quello di cui si può fare a meno, la Regione potrebbe trovare qui il primo vero campo di raccolta di risorse aggiuntive per il precario bilancio regionale. Ci si potrebbe orientare, senza trauma alcuno per l’organizzazione del lavoro, a sostituire non più del 70% dei dipendenti, con risparmi reali di un qualche rilievo.

Una parte dei risparmi deve necessariamente andare per la sistemazione dei precari (“Tanti e man mano ne scopriamo di più, in ogni comparto”, ha detto di nuovo la presidente Tesei prima dell’insediamento), ma altre risorse potrebbero diventare un piccolo tesoretto da spendere in iniziative utili alla ferma economia regionale. Volendo – ma non sembra questo un punto all’ordine del giorno non solo dei governi locali di centrosinistra ma neanche di quelli di centrodestra – anche per abbassare la parte di tasse di riferimento a tutti i cittadini.Sarebbe in ogni caso dar corpo e forza a quella “Regione leggera”, invocata e mai realizzata ai tempi del centrosinistra che comunque vinceva e che non ne sentiva la necessità se non in via del tutto teorica.

Intanto si comincia a parlare di nomine. In cima alla lista ci stanno quelle Sviluppumbria e Gepafin. E non è un caso che la Lady di ferro di Montefalco, Tesei, si sia tenuta per sè gli ambiti delle società partecipate. Gira già qualche nome ma difficilmente usciranno allo scoperto i candidati più accreditati prima del passaggio decisivo del consiglio regionale del 2 e del 3 dicembre, nel quale deve andare a dama tutto il castello delle intese nella nuova maggioranza e relativa opposizione, a partire dalla presidenza di Marco Squarta fino alle vicepresidenze – in pole position Paola Fioroni e Simona Meloni – e giù a scendere.