POLE POLITIK | Ufficializzata la richiesta della segreteria umbra della Lega di avere per sé 3 assessori (Melasecche possibile new entry). Forza Italia pronta a chiedere il tavolo nazionale. E il cambiamento ha il suo primo intoppo

di Marco Brunacci

UMBRIA – La segreteria regionale della Lega l’aveva – come si dice – fatto trapelare. Ma si immaginava fosse solo un piccolo (e comprensibile visto il successo elettorale) attacco di innocua vanagloria. Non lo è. Da qualche minuto la richiesta è ufficiale. La Lega dell’Umbria chiede che la Giunta regionale abbia 4 (con la Tesei) esponenti leghisti su 6. Da quel che si sa, pare che le questioni legate agli equilibri interni pare abbiano avuto la meglio sulle ragioni del cambiamento, che avrebbero portato a una giunta rapida, senza troppi passaggi nelle segrete stanze. E invece i vincitori del 27 ottobre qualcosa dai governi precedenti sembra stiano già imparando.

Alla fine si tratterebbe – dicono quelli che si intendono di precari equilibri interni alla Lega dell’Umbria – di dare visibilità anche alla componente più vicina al segretario regionale Caparvi, il quale non ha chance di ottenere il presidente del gruppo in Coniglio regionale (il consigliere più vicino a lui, Pastorelli, è giunto irrimediabilmente secondo staccato di centinaia di voti da Valerio Mancini). Potrebbe essere quindi il ternano Enrico Melasecche l’uomo scelto per fare l’impresa in giunta regionale. Che andrebbe ad aggiungersi, come componente leghista, al gran personaggio che è il veneto Coletto (sanità, portato e voluto da Salvini persona, raccontano), e probabilmente all’altro ternano Carissimi (esperto di ambiente). Se così fosse le liti di Terni, intorno a quel martire che è il sindaco Latini, verrebbero riproposte tal quali in Regione, una cosa della quale nessuno sentiva il bisogno.

Comunque sia, se il diktat della Lega regionale passa, se lo spadone di Giussano viene gettato sulla bilancia per far pendere il piatto dalla parte dei più forti (hanno il 36,9% dell’elettorato), si tratta di fare un rapido conto per capire chi sarà costretto a uscire fra i tre assessori in pectore finora considerati garantiti.E allora: Michele Fioroni è quello che rischia di meno. È tecnico e voluto da Fratelli d’Italia (che ha la presidenza del Consiglio regionale o Assemblea legislativa che dir si voglia, ma è anche l’unico partito che aumentato i consensi di netto). Difficilmente poi la presidente Tesei rinuncerebbe a portarsi in Giunta la sua Agabiti Urbani. Tutti i fari sono quindi al momento puntati sull’azzurro Morroni. Che – se la vicenda si chiudesse su un tavolo di trattativa regionale – sarebbe già da considerarsi fatto fuori.

Ma Forza Italia, con il suo leader Silvio Berlusconi, ha stretto un nuovo patto di acciaio proprio partendo dall’Umbria: se Salvini è riconosciuto leader e prende tutti i voti che prende, non marginalizza però l’anziano leader Berlusconi, che quei voti può far contare e valere su tutti i tavoli, nazionali ma soprattutto internazionali. E’ il senso – lo abbiamo più volte sottolineato – del nuovo centrodestra uscito dalle elezioni umbre.E’ ragionevole quindi immaginare che Forza Italia locale sia già in pressing su Berlusconi per evitare lo smacco, che, in verità, si fa fatica a capire. Ma volendo poi fare il conto della serva, se la Lega insistesse per avere tre assessori, e fare dell’Umbria una specie di monocolore verde, i poveri azzuri potrebbero comunque far valere il loro risultato elettorale (5.5%), migliore di quello della lista Tesei.

E chiedere che sia la Agabiti Urbani a restare fuori, con immaginabile irritazione della presidente Tesei.Si vedrà tra breve, sempre che qualcuno nella Lega non torni sui suoi passi. Per ora si respira un’aria antica anche nella nuovissima maggioranza di governo umbra, dopo 50 anni di predominio di centrosinistra. Le liturgie della politiche difficilmente alla fine mutano. E Cityjournal, dopo aver preso atto che si ricomincia daccapo e la Giunta a presa rapida non attacca neanche in Umbria, chiude citando l’ultimo articolo pubblicato: queste pozioni della vecchia e nuova politica sono facili ad esplodere, basta aggiungerci un non nulla di dente di drago di troppo.