A Bastia l’iniziativa del coordinamento donne della lega Spi Cgil

BASTIA UMBRA (Perugia) – Si parla quasi solo di quella fisica, al massimo di quella psicologica, ma c’è un’altra forma di violenza contro le donne, più nascosta, ma altrettanto pericolosa: la violenza economica, che mina l’indipendenza delle vittime e le sottopone a continui ricatti e prevaricazioni, culminando in certi casi in una totale marginalizzazione dalle gestione del portafoglio di famiglia, che diventa terreno esclusivo del marito-tesoriere, che decide se e quanto ‘concedere’ alla partner.

Questo tema, purtroppo poco affrontato nel dibattito pubblico, è stato al centro dell’incontro che il Coordinamento Donne Spi Cgil della lega Assisi-Bastia Umbra, presieduto da Teresa Spoletini, ha organizzato sabato 16 novembre presso la sala della Consulta di Bastia Umbra, nell’ambito degli eventi per la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne” patrocinati dal Comune di Bastia Umbra. Un’iniziativa fortemente voluta dalle donne dello Spi Cgil e costruita in collaborazione con il Punto d’ascolto del territorio, a nome del quale, Simona Branchinelli, una delle responsabili, ha ribadito la necessità di parlare della violenza economica, un problema sottovalutato, ma molto presente sul nostro territorio.

«È evidente dai dati in nostro possesso – ha detto Mario Bravi, segretario generale dello Spi Cgil di Perugia – che la donna è discriminata nel mondo del lavoro, spesso per il solo fatto di essere madre, ma lo è anche da pensionata. Molto spesso, infatti – ha sottolineato Bravi – le pensioni delle donne che hanno avuto la fortuna di lavorare, sono nettamente più basse di quelle degli uomini».

Tra i dati che sono stati resi noti nel corso dell’iniziativa, spicca quello sul gap retributivo: in Umbria le donne guadagnano mediamente il 31% in meno degli uomini. Molto diversa è anche l’incidenza del part-time che riguarda solo il 9,1% dei lavoratori maschi, contro il 34,6% delle femmine. Infine, preoccupate anche il dato sui neet (giovani che non studiano e lavorano tra i 15 e i 34 anni), sono il 17% tra i maschi, contro il 24% tra le femmine.

All’incontro ha partecipato anche l’avvocata Sara Pasquino, esperta di violenza sulle donne: «Le mogli economicamente non indipendenti – ha spiegato – vivono sotto una sorta di falsa protezione da parte dei mariti, subendo in realtà una continua violenza economica, mai riconosciuta, nemmeno nelle aule dei tribunali».

Non basta quindi la via giudiziaria contro gli autori delle violenze, come ha sottolineato il professor Stefano Ciccone, fondatore dell’associazione “Maschile Plurale”: «Non si può pensare di sconfiggere la violenza contro le donne limitandoci a infliggere pene ai colpevoli – ha detto – Solo lavorando sull’educazione culturale e sociale delle persone si potrà sperare nella vera uguaglianza tra uomini e donne»