VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Trama complessa ma così Ewan McGregor ci fa tornare all’Overlook Hotel

di Vittoria Epicoco

Non è chiaro perché a Stephen King ci sia voluto così tanto tempo per scrivere il seguito di The Shining, ma ancora meno chiaro è il motivo per cui Flanagan abbia voluto realizzarci sopra un film, con Doctor Sleep: il sequel, appunto, di Shining del 1980 (circa quarant’anni indietro), quello diretto da Stanley Kubrick – uno a caso – quello diventato un cult, quello definito il miglior horror in assoluto, anche se certificato come thriller.

La trama si articola in tre momenti storici diversi: prima siamo nel 1976, la scena si apre con il rapimento di una bambina messo in atto da Rose Cilindro e gli altri membri del Nodo (torneranno più avanti nella vicenda); parallelamente, in Florida, Danny e sua madre Wendy – dopo gli eventi dell’Overlook Hotel – cercano di condurre una vita più normale e tranquilla possibile, anche se Danny ha ancora delle inquietanti visioni, fino a che non vede l’ombra di Dick Hallorann, il cuoco afro-americano dell’hotel, che lo consiglia circa il tenere a bada queste visioni.
2011, Danny è un tossicodipendente alcolizzato ma che cerca di darsi una ripulita; si trasferisce nel New Hampshire dove incontra Billy, che lo aiuta a cercare una casa, un lavoro e anche un gruppo in cui potersi disintossicare.
Da qualche altra parte, sempre nel New Hampshire, vive Abra Stone, una bambina con il dono della luccicanza; quest’ultima riesce in qualche modo a stabilire un contatto con Danny.
In seguito ad alcune visioni collegate ai brutali omicidi del Nodo, Abra riesce a trovare Danny per chiedergli un aiuto che l’uomo si rifiuta di darle, per non dover fare di nuovo i conti con il mondo oscuro della propria infanzia, ma ben presto si renderà conto di quanto sia invece necessario aiutare la ragazza.

Esatto, una trama lunghissima (impossibile fare una sintesi migliore), contorta e disordinata: non c’è ombra di dubbio sul se sia meglio il libro o il film a livello narrativo.

Ci sono tanti, troppi nei intorno alla scelta di voler realizzare cinematograficamente il sequel di Shining.

Prima di tutto il regista.
Non si tratta certo di mancanza di bravura o meno (Flanagan eccelle sicuramente nel suo ruolo di regista di film horror), quanto piuttosto di una creatività fin troppo distante da quella “Kubrickiana”. Infatti trasforma di fatto un progetto concepito come thriller in un soft horror – vero e proprio -, allontanandosi del tutto da quel poco realismo (se di realtà si può parlare) che c’era e c’è in Shining; ed è in questa ottica che il divario tra i due registi si fa imponente, làddove un thriller degli anni Ottanta viene classificato come horror pur non essendo tale.

Non è preferire Kubrick a Flanagan (che poi, ci sarebbe bisogno di esprimere una preferenza?!); e comunque il confronto è inevitabile, se si tratta del sequel di un film che ha creato parte della storia del cinema.

In secondo luogo le divergenti opinioni circa il film del 2019 come effettivo sequel di quello del 1980.
C’è chi si espone intimando di considerare il prodotto del giovane regista come un qualcosa a sé; e c’è invece chi, per forza di cose, evidenzia i fin troppi rimandi al cult con Jack Nicholson. Per fare un esempio: la pellicola ripropone un Danny bambino sul proprio triciclo in giro per i corridoi dell’Overlook, o ancora un indimenticabile sguardo da maniaco di Jack Torrance con l’accetta in mano.

E a questo proposito, Flanagan preferisce trovare dei sosia (e che sosia!) per replicare le scene che hanno reso Shining il capolavoro che è, piuttosto che restaurarne o addirittura inserirne di originali, anche con un taglio retrò; e la scelta si rivela naturalmente molto discutibile, sicuramente un retrogusto di delusione rimane.

Ad ogni modo, non si può certo dire che Doctor Sleep non sia un buon prodotto cinematografico.
Curato molto bene nella fotografia e negli effetti speciali; inoltre Ewan McGregor si cala con non-chalance nella parte, anche se in generale il film non richiede enormi sforzi interpretativi, tant’è che è di fatto la musica (anche qui ripresa in larga parte da Shining) a tenerne più o meno alto il tenore.

Pur sforzandosi di non farlo, è abbastanza difficile non pensare al capolavoro del buon vecchio Stanley guardando il lungometraggio, ed è proprio per questo che non ci sentiamo di demolire totalmente l’intento di Flanagan, che ha comunque deciso di misurarsi con un mostro del cinema… ci vuole coraggio! E perciò, in questo senso, è ammirevole.

Su cinque stelle, Doctor Sleep ne merita almeno tre e mezza; non è da scartare ma neanche di prima scelta, specie se si è visceralmente affezionati alla regia di Kubrick.