POLE POLITIK | Le sue acute analisi, spesso contro corrente, le battaglie d’avanguardia, come quella sui vitalizi, e le profetiche analisi sui limiti dell’establishment umbro. Andrà al Centro studi di Firenze

di Marco Brunacci

UMBRIA – La decisione era nell’aria, ma è arrivata molto prima di quanto si attendesse. Ulderico Sbarra, segretario generale regionale della Cisl, lascia dopo undici anni, e un anno prima della scadenza naturale, il suo incarico.

È per lunedì il consiglio generale che sceglierà il suo successore (un’intesa su un nome di livello, con un ampio gradimento, pare sia già stato trovata). Sbarra andrà a ricoprire un incarico di prestigio nel Centro studi Cisl di Firenze, che è all’avanguardia nell’approfondimento di tematiche legate al futuro del lavoro e agli squilibri della società attuale.Se non è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno comunque l’uscita di Sbarra segna un passaggio importante nella storia recente regionale. Il segretario Cisl è sempre stato un personaggio anticonformista, con molteplici interessi, dal calcio alle vignette (è un disegnatore raffinato), con un profilo da Porthos dei Monte Martani, fuori da ogni schema. Tifosissimo del West Ham, la squadra dei quartieri operai di Londra, è anche un appassionato e pittoresco biker. Qualcosa di comunque e sempre diverso dallo standard del sindacalista.

Ma anticonformista è stato soprattutto nella sua capacità di analisi sociale fuori dall’ordinario e nella sua conseguente azione di segretario. Antesignano di battaglie per smantellare gli atteggiamenti da casta del ceto politico (è stato il primo a fare una manifestazione contro i vitalizi davanti alla Regione, con buona pace dei Cinquestelle che sono arrivati dopo), ha provato anche a essere pars costruens di un progetto per il lavoro che contrastasse il declino dell’Umbria, sempre mantenendo un solido rapporto con la base del suo sindacato e con la gente delle fabbriche e dei cantieri, da dove è partito lavorando sodo come rappresentante di categoria (edili).

Tra i pochi lucidi nel chiarire che, insieme alle bellezze paesaggistiche, ambientali, artistiche dell’Umbria, andava anche salvaguardato il patrimonio industriale, secondo il principio, che ha sempre difeso, per il quale senza una manifattura forte in un territorio non c’è sviluppo e lavoro.

Per queste e altre sue prese di posizione, per le sue critiche verso un establishment regionale troppo arroccato e chiuso in se stesso, obbiettivo di molte sue esternazioni, è stato anche un personaggio scomodo fino all’ultimo tratto del suo impegno in Umbria. Di lui si è parlato su Cityjournal e in molti ambienti del centrosinistra, non solo umbro, come un possibile candidato alla presidenza della Regione che fosse di rottura. Non tanto per ribaltare una situazione elettoralmente molto complicata a sinistra, come si è visto, ma per dare un futuro alla coalizione.

Quindi era stato anche contattato per fare da capolista nel variegato mondo delle liste civiche. E – come spesso gli è capitato – aveva intuito in anticipo il disastro che sarebbe capitato allo schieramento che andava componendosi, che si barcamenava malamente tra qualche desiderio di cambiamento e il richiamo all’antico di 50 anni di gestione del potere. E i suoi moniti non sono stati ascoltati.

In questo contesto è arrivato l’anticipato addio alla segreteria Cisl. Agli amici Sbarra ha assicurato: “All’Umbria sono troppo legato, qui resto e di Umbria mi continuerò ad occupare, anche se non tutti saranno contenti”. Di sicuro per il momento il panorama della classe dirigente regionale, già assai impoverita, perde un altro protagonista di qualità. Magari però per ritrovarlo tra un po’, in altra veste. Hai visto mai.