FOTO | Mezzo migliaio di uccelli trovati morti. Gli “esemplari da richiamo” venduti anche a 500 euro l’uno. Perquisizioni in Umbria, Lazio, Veneto e Campania

SPOLETO (Perugia) – Cattura illegale di uccelli in natura e illecita apposizione di anelli identificativi contraffatti o inidonei, per poi commercializzarli come esemplari da richiamo per l’attività venatoria, a ignari cacciatori convinti di acquistare legittimamente uccelli di allevamento.

Sono 11 gli indagati nell’ambito della maxi operazione denominata “Lord of the Rings” – condotta dalla Sezione operativa antibracconaggio e reati a danno degli animali (Soarda) del reparto operativo del raggruppamento carabinieri Cites, con la collaborazione dei carabinieri forestali di Campello sul Clitunno e Cerreto di Spoleto – iniziata lo scorso settembre e conclusa proprio in questi giorni. Traffico illegale di avifauna selvatica anche particolarmente protetta, destinata al mercato degli uccelli da richiamo per cacciatori: I reati contestati agli indagati, inizialmente 7 di cui 5 umbri, poi divenuti 11, sono frode in commercio, ricettazione, maltrattamento animali, uso abusivo di sigilli e caccia di uccelli con mezzi non consentiti.

Le indagini sono partite in seguito a un controllo in un allevamento umbro di richiami vivi ad uso venatorio. E da qui si sono allargate, sotto la coordinazione della procura di Spoleto, fino a produrre perquisizioni che hanno visto impegnati i carabinieri forestali di Campello sul Clitunno, Cerreto di Spoleto, Norcia, Sant’Anatolia di Narco, Scheggia. Poi quelli di Napoli, Caserta, Forlì-Cesena, Vicenza, Belluno, Treviso, Trieste e Gorizia, oltre a quelli del Cites di Roma, specializzato nel contrasto al bracconaggio.

Nell’ambito delle perquisizioni sono stati rinvenuti circa 800 anelli inamovibili, nonché tutta l’attrezzatura necessaria per manometterli e inserirli all’avifauna selvatica. Sono circa 2000, infatti, gli uccelli vivi sequestrati, di cui circa la metà privi di anello, liberati immediatamente in natura dai militari nel corso degli accertamenti: «Diversi esemplari – specificano i militari – presumibilmente catturati da poco, presentavano lesioni traumatiche agli arti di natura esogena dovute alla manipolazione finalizzata all’inanellamento di soggetti adulti». Altri uccelli, più di 500, sono stati ritrovati morti, probabilmente destinati al consumo umano.

Ritrovati e sequestrati anche gli strumenti che venivano utilizzati per catturare i volatili: 241 reti da uccellagione, 10 richiami elettromagnetici, nonché diverse confezioni di testosterone, utilizzato per migliorare le prestazioni canore degli uccelli. «Il numero di uccelli rinvenuti evidenzia un business illecito di particolare rilievo, considerato che il valore di mercato di un esemplare “da richiamo” può raggiungere anche  500 euro», si apprende dai carabinieri.

«È invece incalcolabile – prosegue una nota – il danno ambientale derivante da un prelievo venatorio non selettivo, sia nella quantità che nella determinazione della specie». Gli uccelli sequestrati da riabilitare al volo sono stati affidati ai centri di recupero animali selvatici “Il Pettirosso” di Modena e “Il Frullone” di Napoli.