«Ritardi inaccettabili nella ricostruzione». Mobilitazione in 100 città d’Italia e manifestazioni anche in piazza San Benedetto

NORCIA (Perugia) – «Il 2020 potrà essere per il settore delle costruzioni l’anno della svolta, oppure quello della definitiva recessione. Dipenderà dalla capacità del governo di cambiare una politica economica fondamentalmente passiva e subalterna, da quella di enti locali e regioni di svolgere un ruolo propulsivo e dalla volontà delle imprese di avviare un importante ciclo di investimenti. Solo così si potranno far ripartire i cantieri, tra cui quello fondamentale della ricostruzione».

Parte da qui, da questa forte denuncia la mobilitazione dei lavoratori dell’edilizia che oggi, 15 novembre, anche in Umbria, a Norcia, come in altre 99 piazze in Italia, hanno dato vita ad una protesta per chiedere lo sblocco dei cantieri e la ripartenza di un settore strategico, che nella nostra regione, nonostante una crisi devastante, vale ancora il 10 per cento del Pil. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, le organizzazioni sindacali dei lavoratori dell’edilizia e delle costruzioni, si sono quindi date appuntamento in piazza San Benedetto a Norcia per lanciare il loro grido d’allarme.

«Siamo ancora ampiamente sotto al 10 per cento di cantieri avviati per la ricostruzione – denunciano i sindacati – e quindi in fortissimo ritardo se guardiamo ad esempio ai ritmi della ricostruzione post sisma del 1997». Ritardi che Fillea, Filca e Feneal definiscono «inaccettabili» e in buona parte dovuti a «eccessiva confusione e sovrapposizione di norme e responsabilità nella pubblica amministrazione».

Con questi ritmi, avvertono i sindacati, 700 pratiche all’anno lavorate dall’Ufficio speciale per la ricostruzione in Umbria, ci vorranno 12 anni solo per la progettazione. «Ora serve davvero accelerare – proseguono i rappresentanti dei lavoratori dell’edilizia – nel rispetto del Durc, dei diritti, della legalità e della sicurezza, evitando di passare dalle persone senza casa alle case senza persone, ovvero allo spopolamento che tempi troppo lunghi rendono sempre più grave».

Dunque, i sindacati misureranno l’azione del governo nazionale come di quello regionale neoeletto per una ricostruzione di qualità, che deve partire immediatamente, ma che non può fare sconti su diritti, regole e contratti. «Certo è – concludono – che noi non intendiamo fermarci e la mobilitazione di oggi è solo una tappa di un percorso che vogliamo portare fino in fondo».