Il piccolo villaggio a sud di Carcassonne è meta, ogni anno, di migliaia di visitatori attirati dal presunto tesoro dell’Abate Saunière e dal mistero che aleggia sul luogo

di Maria Luisa Lucchesi

Rennes-le-château, 65 abitanti, un borgo arroccato nel cuore del cosiddetto Paese Cataro, l’Aude, nel sud della Francia. Un villaggio di cui, probabilmente, si sarebbe persa memoria se non fosse  stato per una colossale balla -o fake news, come si usa dire oggi- che porta in questo paesino sperso nel verde, lontano dai principali centri turistici della zona (Carcassone è a circa un’ora di macchina) più o meno 120mila turisti ogni anno.

Tutto ha inizio con l’arrivo a Rennes-le-château del curato Bérenger Saunière, che tra il 1887 e il 1897 portò avanti, all’interno della chiesa del paese, dedicata a Santa Maria Maddalena, importanti lavori di ristrutturazione. Dopo quei restauri il parroco cominciò a spendere enormi quantità di denaro per costruire, poco distante dalla chiesa, una villa, Villa Betania, dove risiedeva, giardini di rose che curava personalmente, una balconata panoramica, una torre-biblioteca, detta la Torre Magdala, e una serra per gli animali esotici, sua grande passione. Insomma, il suo tenore di vita era cambiato radicalmente nel giro di poco tempo. Che cosa aveva trovato di così tanto importante l’Abbé Saunière, nel corso di quei lavori, al punto da poter disporre di somme così ingenti quanto improvvise? Probabilmente niente. In realtà, è stato poi dimostrato che la fonte di quei soldi non era un tesoro sepolto ma un ingente traffico illecito di messe, incrementato da finanziamenti occulti da parte di movimenti filomonarchici. 

La leggenda che il Curé aux milliards (il curato dei miliardi), come fu ribattezzato ben presto Saunière, avesse trovato un enorme tesoro cominciò, però, ben presto a farsi strada. Supportata e arricchita di particolari nel corso del tempo dal curatore dell’eredità di Saunière, Noel Corbu, che aveva appreso qualche informazione sui ritrovamenti dalla perpetua nonché erede universale del curato, Marie Dénarnaud. Corbu, se non altro per favorire gli affari del suo ristorante, aperto proprio nella proprietà del parroco, pensò bene di inventarsi i particolari mancanti della storia e cominciò a diffondere la fake che il tesoro trovato da Saunière sarebbe stato nientepopodimeno che il tesoro di Francia, nascosto a Rennes dalla regina Bianca di Castiglia. Pare poi che qualche giornalista, poco attento al dovere deontologico di verifica, abbia riportato questa notizia sul suo giornale, sottolineando come parte del tesoro fosse ancora sepolto. Cercatori e presunti esperti ed esoteristi si precipitarono a Rennes-le-château senza troppa fortuna, ma evidentemente con tutte le intenzioni di trovare il tesoro nascosto se, ancora oggi, il paese è tappezzato da cartelli in cui si vieta lo scavo. 

Come tutte le storie di mistero che si rispettino, ecco che anche in quella di Rennes-le-château subentrò, ad un certo punto, l’esoterismo più acchiappacreduloni, grazie ad un personaggio enigmatico e senza scrupoli, Pierre Plantard, che non esitò a creare falsi documenti pur di dare una base storica alla sua invenzione del Priorato di Sion e al suo ruolo personale di Gran Maestro e pretendente legittimo al trono di Francia, in qualità di ultimo discendente della dinastia merovingia. Bisogna ammettere che Plantard fu un ottimo falsario e nella sua trappola caddero per anni studiosi e scrittori, che si fecero strumenti involontari di diffusione delle sue bugie, finché la cosa sfuggì di mano, fece il giro del mondo grazie ad articoli, servizi tv, libri e film -tra cui, l’ultimo in ordine temporale, il best seller Il Codice Da Vinci di Dan Brown- e Plantard fu accusato di truffa e messo in prigione.

Ciò non di meno, ormai si era diffusa a macchia d’olio la “notizia” che Gesù Cristo non era affatto morto in croce, ma si era sposato con Maria Maddalena e aveva raggiunto Marsiglia per dar vita a una discendenza che avrebbe poi conquistato il trono francese. L’Abbé Saunière, durante i suoi scavi, avrebbe trovato documenti (ecco il famoso tesoro!) che provavano la verità sulla discendenza di Gesù, nota come Santo Graal (ovvero Sang Real), con tutto il corredo di Catari, Templari e, visto che ci siamo anche la Massoneria, testimoni fedeli di cotanto segreto. Naturalmente, a pagare tutti quei soldi al povero curato di campagna sarebbe stata la Chiesa Cattolica per non far trapelare un’informazione che avrebbe scardinato il potere del Vaticano sulle genti di tutto il mondo. Una discreta fantasia, non c’è che dire.

Sulla quale, seppure sfrondata degli elementi più esagerati, ormai provati come palesemente falsi, ancora oggi si regge l’attrattività turistica di Rennes-le-château. Ben supportata dal sito del comune –rennes-le-chateau.fr– in cui la sessione Turismo è tutta incentrata sulla vicenda dell’abate Saunière e del suo presunto tesoro, e dalla presenza in loco di un museo a lui dedicato, che ha sede proprio nella sua casa e comprende tutte le sue proprietà, ovviamente visitabili, così come la sua tomba. A curare il museo, molto bene aggiungerei, è stato uno studioso italiano, Mariano Tomatis. La visita dà modo di ripercorrere non solo tutta la vicenda di Saunière, ma anche la storia più antica del territorio circostante, lasciando, comunque, all’interpretazione personale del visitatore le conclusioni sul mistero di Rennes-le-château (Per chi volesse saperne di più, c’è anche il sito, altrettanto completo, www.renneslechateau.it)

Prima di lasciare il villaggio, non si può perdere la visita alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, che non è compresa nel biglietto del museo, ma è a ingresso libero. Qui non è raro trovare, seduti davanti all’altare, gruppi di persone in meditazione (più che in preghiera), organizzati dalle librerie esoteriche che abbondano in paese e attratti dalla convinzione che quella chiesa abbia al suo interno chissà quale misteriosa energia. Che sia, insomma, quel “terribilis locus” che sta scritto nel bassorilievo sopra la porta d’ingresso.

Per visitare Rennes-le-château è sufficiente qualche ora. Il consiglio, comunque, è di lasciarsi trasportare dal racconto del misterioso tesoro, talmente ben congegnato che alla fine non si riesce davvero più a distinguere tra finzione e realtà, quasi dimenticando che il curato di quel piccolo borgo non era esattamente uno stinco di santo (c’è addirittura chi ipotizza che sia stato lui a uccidere Antoine Gélis, prete del vicino paese di Coustaussa, suo complice nel giro di messe per corrispondenza, trovato morto nella sua casa, dopo che un uomo della stazza di Saunière era stato visto aggirarsi nei paraggi). A Rennes-le-château, in realtà, Bérenger Saunière è una sorta di eroe nazionale. A lui tutto è dedicato. A lui tutto è dovuto.

É impossibile, comunque, fin dall’arrivo in paese, non lasciarsi invadere dalla calma e dal silenzio che vi regnano, mettendosi in ascolto del vento che batte le alture circostanti e che racconta di misteri, di tesori nascosti, di violenze e rinascite, di storie antiche e di leggende.