Incremento record. Ires Cgil: «Più 20,7% nel secondo trimestre del 2019»

UMBRIA – «Il lavoro a chiamata, o “job on call” è una delle forme più povere e precarie del variegato e complicato mercato del lavoro italiano. Può durare anche un solo giorno ed è presente soprattutto nei settori del turismo, dello spettacolo, della guardiania e della reception». Questa la premessa.

Ires Cgil Umbria torna oggi a parlare di lavoro e precariato. E stavolta mette nel mirino, proprio, il lavoro a chiamata. Che secondo l’istituto di ricerche economiche e sociali presieduto da Mario Bravi «ha avuto una vera e propria esplosione nella nostra regione, dove il lavoro precario continua ad estendersi. Infatti, se guardiamo i dati estratti dall’osservatorio nazionale sul precariato dell’Inps, la situazione relativa al secondo trimestre 2019 è la seguente». E cioè: Umbria +20,7%, Marche +20,4%, poi tutte le altre staccate di almeno 4 punti percentuale, a fronte di una media nazionale del 9,9%. «Questi dati dovrebbero far riflettere tutti, con l’obiettivo di individuare strumenti seri di politica economica, che rimettano al centro il valore e la dignità del lavoro», conclude Bravi.