POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il segretario provinciale dem Silveri si dimette e si lancia in pesanti critiche sulla scelta di Bianconi candidato alla presidenza (a partire dal conflitto di interessi). La retromarcia sulla norma “Se mi lasci non vale” e i malumori di tanti territori

di Marco Brunacci

PERUGIA – Lo tsunami sul Pd arriva da Terni: dimissioni del segretario dalla federazione di Terni, Silveri, con nubifragio di accuse e onde alte tanto così sulla scelta del candidato presidente per l’Umbria e la modalità di stilare le liste.

Non bastava la brutta figura del ritiro della norma “Se mi lasci non vale” (i 30mila euro da restituire al partito da chi cambia casacca, una volta eletto). La retromarcia sarà dovuta – si immagina – a qualcuno che avrà fatto notare le evidenti difficoltà nel recuperare i 30mila euro (il Pd apriva forse un ufficio pignoramenti?), ma anche l’umorismo involontario di una norma del genere fatta dal Pd, che ha governato per tre anni l’Italia grazie allo “svicolo di mandato” di Alfano e i suoi followers.
Non bastava neanche l’annuncio da Nocera di una fuga di massa dall’Unione comunale verso Italia viva. Non bastava l’irritazione da Spoleto per la mancata convocazione (dicono da un anno preciso) dell’assemblea comunale. Non bastavano i forti malumori dell’area della Valnerina, che si è sentita estromessa da tutte le decisioni importanti del partito (sarà anche per questo che uno come il sindaco di Preci, Bellini, è finito diritto nel centrodestra). Non bastavano neppure le sottolineature – penna rossa alla mano – di quali e quanti territori umbri, con città importanti, sono stati trascurati nelle liste.

Fin qui non è molto, pronti ora per lo tsunami. Sentite parole e musica della lettera di dimissioni da segretario di Terni del Pd da parte di Paolo Silveri al commissario umbro Verini e al segretario nazionale Zingaretti e capite subito che non c’è niente da commentare. Allora: Silveri motiva il suo gesto in piena campagna elettorale spiegando che è contrario alla candidatura a presidente dell’alleanza Pd-M5s più civici («una candidatura supinamente accettata?», si chiede senza mezzi termini Silveri) per due ragioni:

(1) «perché è una persona che da sempre ha agito in un’area politico-culturale di centrodestra agli antipodi rispetto alla cultura e alla proposta politica del mondo rappresentato dal centrosinistra». Avete sentito bene? È solo l’antipasto. Il piatto forte è questo qui (2): «il dottor Bianconi è portatore di un conflitto di interessi rilevante, che non saranno le sue dimissioni da ogni carica societaria ad eliminare, né tanto meno si potrà accettare qualsiasi tentativo di minimizzare la questione, soprattutto se si dovessero vincere le elezioni».
Silveri, ex sindaco Ferentillo, «esprime disappunto per la sua mancata candidatura», dimostrando di volersi nascondere certo dietro un dito, ma si mette anche alla guida del caterpillar per denunciare, senza timore neppure di far guerra all’uscente Fabio Paparelli, «lo scempio politico» di aver ridotto – sostiene Silveri – «il Pd nell’area ternana un comitato elettorale di un solo candidato che non ha voluto che ci fossero altri candidati competitivi». Suggerendo che a Terni le decisioni sono state prese tra pochi intimi nel partito. Di sicuro un Pd diviso non è un buon viatico per la campagna elettorale che è appena partita.