POLE POLITIK | Salvini&c centrano tutti gli obiettivi, dall’altra parte il Patto si è liquefatto per mancanza di temi comuni. E invece del lupo Salvini, ora arriva la volpe Renzi

di Marco Brunacci

UMBRIA – Elezioni regionali dell’Umbria,  uno sguardo al risultato finale. Annunciato per un verso, ma così netto nelle proporzioni da far immaginare immediate ripercussioni. Partendo dai vincitori: per il nuovo centrodestra il test è superato. La Lega ha tenuto i suoi voti (quelli del trionfo delle elezioni politiche del 2018) e ha preso ufficialmente il posto del vecchio Pci in larghe zone della regione. Voto popolare, con legame di affetti e di passione con i leader. Merito del segretario Salvini, che si è fatto l’Umbria paese per paese, e del suo proconsole Candiani, al quale va intestata la prima grande avanzata (2018) oggi consolidata. Merito anche della campagna massiccia e a senso unico del centrosinistra.

Quell’ossessivo “fermare Salvini”, oltre a denunciare una preoccupante penuria di idee, ha dato l’ultima spinta vincente al Capitano. Fratelli d’Italia è andato anche meglio. Un balzo in avanti che però non basta per avere più di 2 consiglieri regionali (con la Lega che ne prenderà invece 8, una sorta di en plein). La campagna della Meloni è stata supportata da una efficiente organizzazione regionale e da una lista di qualità. Il netto sorpasso su Forza Italia chiarisce poi i rapporti di forza in maniera al momento non controvertibile. Ma anche la stessa Forza Italia può essere soddisfatta. Ha retto sulla diga del minimo accettabile, anche grazie alla presenza qui di Berlusconi. E, da una parte, può ripartire da questo risultato, dall’altra può saldare l’asse con Salvini premier, chiarendo che ognuno da solo non va da nessuna parte, mentre tutti insieme rappresentano una coalizione vincente.

A questo si deve aggiungere il chiaro monito di Berlusconi agli accalappiavoti di tutte le latitudini: si possono avere percentuali elevate e non contare nulla. Con una postilla nello specifico: senza di noi non si torna al Governo nazionale.Se il nuovo centrodestra ha superato il test Umbria, molto diversa è la situazione nel centrosinistra o comunque all’ombra del Patto dell’attuale Governo nazionale (Pd-M5s). Lo abbiamo scritto 48 prima che si aprissero le urne. L’occasione è mancata. Nessuna idea comune se non qualche preghiera comune al dio dell’innovazione, mai meglio precisato. Proporre poi il premier Conte (completo di manovra finanziaria appena approvata) come l’evidenza di una proposta fatta di concretezza e affidabilità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso (leggere Cityjournal del 25 ottobre).

I cinquestelle sono quelli che hanno pagato all’alleanza un prezzo semplicemente insostenibile. Sono dimezzati rispetto alle passate regionali e alla passate europee. Ma hanno un terzo dei voti rispetto alle politiche. Il 7% comparso sul tabellone è un annuncio di scioglimento anticipato del Movimento. C’è da scommettere che l’unico (o unica, se è la Carbonari) eletto passerà i suoi giorni a palazzo Cesaroni a menar fendenti al Pd oltre che alla Lega. E questo per semplici motivi di sopravvivenza. A livello nazionale Di Maio, che ha imposto il candidato Bianconi, dice che non si ripeterà l’esperimento dell’intesa. E sarebbe ovvio. Ma l’Umbria è comunque un’occasione sprecata per provare qualsiasi cosa. Un naufragio senza salvezza alcuna.

Chi invece si è salvato è il Pd, il quale ha dimostrato di aver scelto la tattica giusta, nel mentre perdeva ogni dignità nella strategia. Per avere i 5 consiglieri che ha in realtà ha dovuto appoggiarsi al vecchio mentre chiacchierava di nuovo. Per tenere il risultato delle politiche (con un modesto calo di 2 punti) deve ringraziare chi ha preso le preferenza sul proprio nome. Il commento a caldo del commissario Verini, persona preparata e certamente dabbene, va forse letta come una specie di boutade (“Abbiamo perso perchè non abbiamo rinnovato abbastanza”). La verità è che i fatti giudiziari di aprile hanno inciso minimamente sul risultato elettorale, e coloro che venivano dall’esperienza di quel consiglio regionale sciolto hanno salvato il Pd.

Questa tattica era evidente da settimane e però apriva ai peggiori dubbi sulle qualità del Pd zingarettiano, che pur di aver un consigliere in più rinunciava a proporre qualunque strategia con una prospettiva futura. Il gridare “al lupo, al lupo” è perfino servito a portare qualche simpatizzante intiepidito in più alle urne, ad accender fuochi per tenere lontano lo spettro di Salvini. Ma adesso arriva il lupo vero e si chiama Matteo Renzi,. C’è chi è sicuro che sono pronti a passare con l’ex Rottamatore un paio di neoeletti consiglieri regionali. Di sicuro Renzi sta facendo già scattare il contropiede pensato da giorni sui dati dell’Umbria contro Zingaretti e i protagonisti della iettatoria foto comune di Narni.

Dall’Umbria Renzi potrebbe far partire (Cityjournal del 25 ottobre) la sua Opa ostile nei confronti dell’intero Pd, magari studiando tempi e modi diluiti in qualche mese. Perchè lui una strategia ce l’ha e pare pronto a fare qui le prove.Cosa succederà al povero Pd commissariato dell’Umbria non si sa. Come diceva il dimissionario leader della Federazione di Terni, Silveri, è una barca senza nocchiere. Si dimetterà Verini? E’ perfino ininfluente. Ci si deve chiedere solo fin dove si spingerà Renzi. Per un progetto futuro di centrosinistra purchessia, il test Umbria è stata l’occasione mancata per eccellenza. Si deve ricominciare da capo e non c’è molto tempo.