POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Finita la kermesse per i nuovi capi dei Dipartimenti, con Cardelli a Ingegneria e la Cecchetti a Scienze farmaceutiche, si prepara il passaggio di consegne per il nuovo rettore, Oliviero. Con i primi test

di Marco Brunacci

PERUGIA – Università di Perugia, è finita la kermesse dei rinnovi dei capi di Dipartimento con due votazioni  “unitarie”, con la nuova governance più soddisfatta di Valeria Cecchetti a Scienze farmaceutiche e la vecchia guardia non infelice del successo di Ermanno Cardelli a Ingegneria.

È un segno dei tempi (nuovi) che stanno per cominciare, con grandi attese e relative responsabilità. Maurizio Oliviero, il nuovo rettore, e il suo alleato, secondo ragionevole previsione prossimo prorettore, Fausto Elisei, possono iniziare ad occuparsi dell’ultima fase, finalmente meno cruenta, della transizione (dal primo novembre il nuovo rettore avrà i pieni poteri che gli consente una legge che fa degli Atenei qualcosa di più vicino a una monarchia costituzionale piuttosto che a una forma di vociante governo dei vari parlamenti interni).Un primo input del nuovo corso – se sono vere le voci insistenti che si ascoltano nei corridoi austeri dell’Ateneo – arriverà proprio dall’area dell’ex Medicina (ora divisa in tre dipartimenti), che per tradizione è la più sensibile ai cambiamenti di governance e i cui equilibri interni sono – come esperienza insegna – delicati come la salute di un neonato. Guai a intervenire con cure radicali.Ma proprio dall’area dell’ex Medicina, par di capire, arriveranno le prime novità rilevanti. Intanto, con una mission innovativa della Scuola di medicina. Non tanto (o almeno non solo) per chi si assumerà la responsabilità di guidarla (e potrebbe essere anche quanto c’è di meglio in circolazione), ma piuttosto perché punterà a realizzare quel progetto di collaborazione tra specialità ed esperienze diverse, con l’unico fine di raggiungere gli obiettivi  più ambiziosi, schierando tutte le risorse e le forze in campo, impegnandole a muoversi di concerto e nella stessa direzione.Detta così, sembra una cosa ovvia. Non  lo è affatto. Finora la Scuola di Medicina è stata una sorta di quarto Dipartimento. Ora dovrà lavorare per coalizzare impegni e permettere a tutti i docenti di buona volontà di dare il meglio per elevare il livello dell’offerta medica universitaria. E anche queste non sono affatto ovvietà. Anzi: raggiungere una unità di intenti per il bene comune della qualità di insegnamento, ricerca e assistenza complessiva dell’Ateneo è una vera e propria impresa da riportare nei libri di storia patria, nella più litigiosa frangia del pur litigioso Studium.

Ma questo è anche il primo banco di prova della nuova governance che sa di essere chiamata a fare molto di più della gestione ordinaria, se vuol sopravvivere alle mille trappole della quotidianità. E l’altro banco di prova, ancora più complesso, sarà il rinnovo della convenzione sanitaria con la Regione.Il prezioso documento che regola i rapporti tra il massimo ente regionale e l’Ateneo è da decenni fonte di innumerevoli grattacapi, di scontri, incomprensioni, di prove di forza e di duelli rusticani portati fino all’isteria. Da quel che si capisce leggendo i documenti stilati dalla nuova governance e da quello che in campagna elettorale per il rettore è stato detto e sottoscritto, anche qui si cambia. Non solo ci sarebbe l’intenzione, ma anche la ferma volontà: niente più piccolo cabotaggio, ma solo intese sulle linee guida. Interessi generali da perseguire, in faccia al mondo e nella massima trasparenza, per evitare che chiunque possa approfittarne o – viceversa – ritenersi danneggiato personalmente da una scelta piuttosto che un’altra. Poche, chiare norme. Il resto lasciato al merito nell’attività scientifica.Detto così, anche questa sembra facile, ma se alle promesse non si fa seguito con azioni concrete e mirate, la nuova stagione partirebbe con il freno a mano tirato. E dopo un attimo si sente odore di gomme bruciate.In definitiva: finito il passaggio di consegne, con tali e tante frizioni, adesso si può iniziare a intravedere l’Ateneo del futuro. Una scommessa che non riguarda solo l’Università, ma anche una città e una regione: l’Università, da una sorta di autoscontro che è stata, deve per forza  – vista la crisi e la scarsità delle alternative – diventare motore di sviluppo. Il rettore Oliviero può cominciare a dare gambe a un bel progetto. E se fallisce non sarà solo una questione “interna”, ma problema della collettività umbra.