Tante le novità emerse  dalle relazioni degli studiosi che si sono incontrati a Magione a 300 anni dall’edificazione del complesso

MAGIONE (Perugia) – Trecento anni fa, aprile 1719, il miracolo di una apparizione divina in una cappella abbandonata nel magionese. Una signora con le sembianze della Madonna richiama l’attenzione di una pastorella, Cecilia, e gli chiede di far sistemare l’affresco che la ritrae.

Comincia così, nonostante l’iniziale l’incredulità del parroco, che considera Cecilia una pazza, la storia del Santuario della Madonna del Soccorso. Oggi è il simbolo di un popoloso centro residenziale all’uscita di Magione, sul Raccordo Perugia Bettolle. Allora era solo campagna. Non c’era nulla:  se non quella cappella con l’affresco abbandonato. Ma la visione di Cecilia richiamò da subito una moltitudine di pellegrini. Si parlò di miracoli, di guarigioni inspiegabili. E tutto ciò  portò altri fedeli, perfino da Firenze. Con loro arrivò un fiume di denaro che in pochi mesi finanziò la costruzione, ex novo, dell’elegante Chiesa della Madonna, e del primo nucleo del paese, realizzato  esclusivamente per ospitare i pellegrini.

Di questa storia poco nota, della particolare architettura della chiesa, dei suoi dipinti e del futuro del santuario si è parlato in un riuscitissimo convengo, organizzato da un comitato locale, proprio per celebrare i trecento anni dalla edificazione.  Tante le novità emerse.  Come l’esistenza di un registro dei miracoli, stilato sulla base di testimonianze, rintracciato dal professor Mario Squadroni, insieme all’inventario  dei lavori, che durarono oltre vent’anni, e a quello di ben duemila ex voto. Tutti inventariati dalla Curia che teneva la contabilità precisa di denari, oro e gioielli, portati al santuario per molti anni ancora. Ma spesso dirottati a Perugia dalla Curia per realizzare opere importanti; come la biblioteca pubblica, la Chiesa del  Favarone, le formelle del Duomo.

È emerso anche che l’immagine originale, traslata al centro dell’altare, ha un evidente richiamo, ovviamente solo iconografico, al lontanissimo culto della dea Iside. Ma è venuta fuori anche una novità preoccupante. L’enorme difficoltà a restaurare l’altare tardo barocco. Perché mano inesperte, negli ultimi anni ’40, usarono migliaia di chiodini per fissare le lamine d’oro che si staccavano dagli stucchi e dalle colonne.  Sarà questo il compito più difficile che attende la comunità di Soccorso, fermamente intenzionata a restaurare e riproporre il Santuario all’attenzione delle più moderne forme di pellegrinaggio. Anche perché quel flusso di pellegrini, seppur fortemente assottigliatosi negli ultimi anni, non si è mai interrotto.

Prestigiosi i nomi dei relatori: Mario Tosti storico, Università di Perugia; Vanni Ruggeri storico del territorio;  Mario Squadroni, ex soprintendente archivistico;  Gilda Giancipoli architetto e Paola Romi archeologa, entrambe funzionarie della Soprintendenza dell’Umbria; Carla Mancini docente di restauro; Serena Trippetti, archeologa, ideatrice e responsabile scientifico del convegno.