Appuntamento venerdì 25 ottobre in uno dei locali più suggestivi del centro storico, il Pinturicchio Cafe+Kitchen

PERUGIA – Un luogo “caldo”. Uno spazio in cui incontrarsi con gli amici, bere un bicchiere di buon vino e fare cultura. Soprattutto fare cultura. Perugia in questo senso offre ancora qualche perla nascosta. E una di queste, con le sue serate, i suoi appuntamenti, è senza dubbio il Pinturicchio Cafe+Kitchen: locale peruginissimo per posizione, in pieno centro storico, un po’ liberty e un po’ bohémien per vocazione, che venerdì 25 ottobre ospiterà un reading di poesie di Jorge Luis Borges, a cura del drammaturgo, autore e attore Andrea Jeva. A ingresso libero. Con aperitivi, per chi vuole, a partire da 6 euro.

Artista poliedrico, Andrea Jeva. Con una prolifica carriera alle spalle e con ancora tanta voglia di «fare ciò che faccio». In una parola: cultura. Dalle 19 in poi ogni ultimo venerdì del mese puoi trovarlo tra quelle mura di via Pinturicchio – dove nelle altre serate si alternano musicisti jazz, folk, attori – a leggere autori più e meno noti, più e meno dimenticati, di fronte e insieme a «un bel gruppo di appassionati, ormai» che di quei momenti hanno fatto un appuntamento fisso.

Collaborazioni con i principali festival umbri (Città di Castello, Spoleto, Todi…), decine di scritti (commedie, radiodrammi, libri per ragazzi…), 15 anni in cui si dedica unicamente alle scene («Avevo fatto della recitazione la mia attività principale»), poi una seconda giovinezza da direttore organizzativo. Oggi («Tra un reading e l’altro», scherza) Andrea Jeva tiene lezioni private di voce, dizione e fonetica per chi ha bisogno di affinare le proprie capacità di comunicazione: aspiranti attori, professionisti, insegnanti, studenti stranieri, chiunque abbia necessità di parlare in pubblico o voglia semplicemente sostenere la propria personalità con l’uso corretto della pronuncia.

Jorge Luis Borges

Il grande autore argentino Jorge Luis Borges ne Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941) sembra voler sfidare le possibilità del racconto, cercando di concentrare il massimo contenuto nel minimo spazio narrativo.
Uno dei racconti più virtuosistici per il contrasto fra l’enorme densità concettuale e l’essenzialità della narrazione, pubblicato nella raccolta Finzioni. La vicenda è una costruzione a scatole cinesi che inizia come un racconto di spionaggio (un agente segreto al servizio dei tedeschi durante la prima guerra mondiale cerca di sfuggire alla cattura, cercando nel contempo di passare un’informazione vitale al suo comando), ma si sviluppa come un’indagine sulla leggendaria impresa del saggio cinese Ts’ui Pen, creatore de Il giardino dei sentieri che si biforcano, che però non è un vero labirinto, ma una sorta di romanzo “totale” che simula tutte le infinite e quindi “labirintiche” possibilità narrative.

A questo punto il testo di Borges, che avendo lo stesso titolo si rispecchia nel romanzo di Ts’ui Pen, non solo diventa un racconto filosofico sulla natura dell’universo, ma attraverso la trama poliziesca, che riprende il sopravvento nel finale con una soluzione imprevedibile, è un’occasione per interrogare la propria natura di costruzione narrativa dalle infinite possibilità. Tutto, ne Il giardino dei sentieri che si biforcano, gira intorno al problema del tempo. Il racconto inizia e finisce come una storia di spionaggio, ma è tutto ciò che accade nel mezzo a renderlo unico. Il protagonista, nel tentativo di salvarsi la vita, scappa a bordo di un treno. Si imbatte in un uomo che conosce la storia di un suo antenato, il quale si era ritirato in solitudine per adempiere, apparentemente, a due compiti: comporre un libro e un labirinto.

“…Poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me…”

Foto di Copertina: Sara Mattaioli