I numeri di un’attività frenetica e provvidenziale, resa possibile anche dall’impiego di nuove tecnologie e dal perfezionamento delle tecniche di soccorso

UMBRIA – Tempo di bilanci, al termine della stagione estiva, per i volontari del Soccorso alpino speleologico dell’Umbria. Bilanci pesanti, stando al numero persone soccorse e interventi degli uomini del Sasu. Settantasei, dal primo giugno a oggi, quelli svolti in «emergenza urgenza tecnico sanitaria, a fronte dei quali sono state soccorse/recuperate 85 persone; a questi devono aggiungersi 6 interventi per la ricerca di persone disperse che hanno permesso il salvataggio/recupero di 7 persone, nonché una falsa chiamata, per un totale di 400 ore/uomo».

È proprio il Sasu a sciorinare tutti i dati. Ricordando inoltre che «i tecnici del Sasu, non solo hanno operato in Umbria, ma le loro specifiche competenze li hanno portati anche fuori regione, ad esempio in supporto dei colleghi della Campania, per il soccorso di un’escursionista infortunata all’interno della Forra del Titerno in provincia di Benevento. Il numero degli interventi di soccorso nella stagione estiva 2018 raggiungeva quota 42 con soccorso/recupero 90 persone. Il quadro che emerge dal bilancio estivo 2019 mette in evidenzia l’incremento degli interventi di soccorso in ambiente impervio ed ostile che raggiunge quota 76 con un andamento in aumento dell’80% rispetto alla stagione estiva 2018».

Dati in crescita

Analizzando l’incremento, il Soccorso alpino conclude che questo sia conseguenza di una crescita ingente «dei flussi turistici nei territori umbri, soprattutto quelli legati alla montagna, come anche l’alta diffusione delle attività outdoor e delle manifestazioni locali che hanno inciso in maniera rilevante sul numero delle presenze in Umbria e, dunque, sull’aumento delle attività di soccorso. A questo, vanno aggiunte due importanti considerazioni. La prima è riferita al ritorno del turismo legato alla montagna nelle zone colpite dal terremoto, come ad esempio l’alta Valnerina ed i Monti Sibillini, con una maggiore concentrazione durante il periodo legato alla fioritura della piana di Castelluccio di Norcia. La seconda considerazione, invece, è legata alle condizioni meteorologiche che sono state avverse nei mesi primaverili di aprile e maggio con conseguente contrazione delle presenze sul terriorio ed attività all’aria aperta, poi, con il miglioramento delle condizioni, c’è stata una simultanea frequentazione dei luoghi con picchi di presenze molto elevate».

Nuove tecnologie e tecniche di soccorso

«Proprio per fronteggiare l’alta richiesta di interventi – si legge nella nota -, il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria ha dislocato sul territorio regionale, nei fine settimana, 4 presidi: 1 presso la sede regionale di Perugia, 1 presso la sede provinciale di Terni, 1 a Spoleto per la Valnerina, 1 a Castelluccio di Norcia, per un totale di circa 180 giornate di presidio.
Non solo. Per garantire la massima efficienza ed efficacia degli interventi, sono state utilizzate tecniche sempre più avanzate per la individuazione delle vittime (ad esempio il servizio sms locator) e soccorritori sempre più qualificati (n.d.r. gli operatori del SASU, contemporaneamente alle “ordinarie” attività di soccorso, sono stati impegnati nella imprescindibile attività formativa ed esercitativa, dove le squadre Alpina, Speleo, Forre e Cinofile hanno effettuato ben 9.792 ore/uomo)».

Parola chiave: prevenzione

In conclusione: «Il bilancio positivo dei soccorsi però evidenzia un dato importante: spesso gli incidenti sono frutto di poca conoscenza dei territori o di comportamenti inadatti agli ambienti impervi e montani. Per ovviare a tali errori, il Sasu da molti anni dedica particolare attenzione e tempo alle attività di prevenzione ed informazione, attraverso iniziative didattiche ove vengono illustrate le regole base per la sicurezza in altura e simulate operazioni di ricerca con l’ausilio delle unità cinofile: un esempio per tutti della trascorsa stagione estiva è “Sicuri sul sentiero”. Auspichiamo una sempre maggiore presa di coscienza che il piacere di svolgere le attività in montagna debba sempre andare di pari passo con la consapevolezza dei propri limiti e la conoscenza dei comportamenti virtuosi da adottare».