POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Equilibrismi e caccia ai campioni di consenso nei territori. Il Pd ricandida tutti i veterani tranne una, M5s fa finta di niente. Fi tiene al loro posto i sindaci, la Lega conquista soltanto Paola Fioroni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Elezioni regionali del 27 ottobre, dopo che Di Maio è riuscito a imporre un candidato presidente della Regione purché non fosse Fora o chiunque altro scelto dall’ex gigante rosso dell’Umbria, tutto è filato liscio, come fosse la cosa più normale del mondo.

E adesso che sono delineate tutte le liste è evidente che lo scontro in Umbria sarà in primis uno scontro nazionale, un piccolo referendum su “governo sì governo no”, poi, in parte almeno, una sfida tra presidenti, quindi Tesei contro Bianconi con Ricci in agguato (e Rubicondi e Pappalardo come attori non protagonisti, almeno nelle previsioni). Niente big in circolazione per la politica che non attrae più.

Nelle liste si è anche segnalato il disfacimento del grande partito della filiera che ha governato nel bene e nel male per decenni l’Umbria, il Pci-Pds-Ds-Pd: sono stati ricandidati tutti coloro che erano al primo mandato del vecchio consiglio regionale (Paparelli, Guasticchi, Porzi, Leoneli) ma non la Carla Casciari che paga, secondo alcuni, la eccessiva vicinanza alla ex presidente Catiuscia Marini, secondo altri la telefonata di sponsorizzazione di Matteo Orfini, un altro non più in auge.

Per il resto la punta di diamante sarà l’ex senatrice Cardinali. Mentre sarà Andrea Fora, l’unico nel mondo emerso ad aver esposto i manifesti da candidato presidente e che si ritrova vice di un signore finora non notissimo a nome Vincenzo Bianconi, contro il quale, giocoforza, potrà essere sollevato qualche problema di conflitto di interesse.
Le particolarità della sfida umbra sono per altro parecchie. Per fare un altro esempio: Zingaretti ha assicurato che solo in Umbria Di Maio potrà spadroneggiare, non ci provasse in Emilia, dove Bonaccini fa secchi quando vuole il Pd nazionale come i M5s locali, sarebbe trattato da invasore e ricacciato. Ma in Umbria è stato possibile. La grande tradizione del partito guida della sinistra è stata ridotta in coriandoli. La giustificazione di tutto questo è che si doveva ad ogni costo fermare e sconfiggere Salvini. Anche Fora ha accettato l’umiliante retrocessione evidentemente per lo stesso motivo. E questo, cosa curiosa, accomuna Salvini ai comunisti del Dopoguerra. Tutto pur di batterli. Allora andò bene, oggi chissà.

Uno sguardo molto veloce al centrodestra. Fratelli d’Italia ha una lista forte ma di elementi comunque legati al mondo della politica. Forza Italia aveva promesso amministratori ma ha lasciato i Ruggiano e gli Alemanno al posto loro (corrono i vicesindaco come la Mierla). La Lega ha forse fatto l’unico acquisto dalla società civile di qualche rilievo con la Paola Fioroni, della nota famiglia perugina, ma soprattutto imprenditrice e leader di Crocerossa.