POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Se la presidente dell’Istituto Serafico di Assisi accetta, Fora viene sacrificato. Su Rousseau i grillini quasi bocciano l’accordo col Pd in Umbria (solo il 60,9 di consensi, solo 21.320 iscritti, minimo storico). Il leader M5s mette subito in riga gli alleati: «Fuori i partiti dalla Regione»

di Marco Brunacci

PERUGIA -Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, una figlia di 20 anni, potrebbe essere la candidata alla presidenza della Regione Umbria del centrosinistra.

Come scritto da Cityjournal i nomi finora usciti erano puri bluff, ma Luigi Di Maio non si è arreso. Non poteva certo limitarsi a fare il postino di un accordo fatto da altri a livello nazionale. E’ piombato ad Assisi e di fronte alla tiepidissima accoglienza che la sua base ha riservato (soltanto il 60,9% – 21.320 iscritti contro 13.716 – ha votato sì all’accordo con il Pd in Umbria, un minimo storico, mai successo in precedenza, qualcosa che somiglia più a una sonora bocciatura che a un 6 politico) e forse anche di fronte a qualche rilevazione statistica (sembra ne girino più di una) che non lasciava scampo al centrosinistra, ha costretto il Pd umbro a cercare un’altra candidatura. Civica, molto più civica, superstracivica. Non una candidatura qualsiasi. Ma una che permettesse di battere una pacca sulla spalla del povero ex presidente di Confcooperative, Andrea Fora, e spiegargli che finora si era scherzato e i suoi manifesti che lo ritraggono candidato presidente sorridente, resteranno un cimelio nel museo degli errori di questa fase, diciamo, stravagante della vita politica italiana. L’accordo tra le forze politiche di centrosinistra sul nome della Di Maolo, a quanto si sa, c’è. Bisognerà riscrivere da capo il programma? O sarà lo stesso di Fora? E se così fosse, si trattava solo di salvare la faccia a Di Maio per evitare che il suo sì al Pd in Umbria sembrasse una resa? E che figura ci fa il Pd umbro (quello nazionale, par di capire, ha altre priorità rispetto all’Umbria) di fronte a un cedimento su tutta linea di questo tipo?

A quanto sembra la signora Di Maolo, persona di altissime qualità ed autentico esempio di impegno nel sociale, non ha ancora sciolto la riserva. C’è chi dice che sta riflettendo se sia il caso di lasciare i suoi molto impegni in favore dell’Istituto Serafico per la campagna elettorale. Dal punto di vista strettamente politico, comunque vada a finire, il risultato è chiaro: il Pd umbro rinuncia anche all’ultima parvenza di identità e di orgoglio almeno, come dire, sociale, e si inghiotte il suo candidato. Il destino del centrosinistra in Umbria è affidato alla coalizione “Di Maio più altri”, che sicuramente è qualcosa di nuovissimo rispetto al passato. E non è escluso che questa coalizione potrebbe perfino risultare più competitiva e dare più filo da torcere al centrodestra.Ma questo momento è da libricini di storia dell’Umbria. Il Pd accetta il superamento della “forma partito” in caso di elezioni regionali (lo dovrà fare anche a livello nazionale?), scegliendo di stemperarsi nell’acido dello slogan (esemplare per limpidezza e ripetuto da Di Maio ad Assisi ieri pomeriggio) “fuori i partiti dalla gestione della Regione”, che prevede molto di più di un’autocritica ma la rinuncia a una storia pluridecennale, certo di errori ma anche di importanti intuizioni, di miopie e rigidità inammissibili ma anche di lucidità nelle scelte difficili e capacità di governo. Al momento, per i militanti del Pci-Pds-Ds-Pd non è previsto che facciano pubblica abiura, ma, stando così le cose, probabilmente è solo per pragmatismo elettorale.Il sì ufficiale a Di Maolo potrebbe arrivare da qui a poche ore o ci potrebbe essere l’ultimo colpo di scena, magari su Fora. Ma questo non cambia il risultato politico. Da studiare, per quei pochi rimasti patiti di questo genere di storia patria.