La mostra al museo civico di Rocca Flea

GUALDO TADINO (Perugia) – Ironica e colorata, carica di denuncia e spunti di riflessione, con i personaggi dei fumetti portatori di messaggi semplici e popolari, mai populisti, diretti a colpire senza mezzi termini la sensibilità del visitatore.

La Pop art di Sergio Cavallerin, artista perugino che ha preso parte ad oltre 300 mostre in tutto il mondo (personali e collettive, ottenendo premi e riconoscimenti) si fa largo al Museo civico Rocca Flea di Gualdo Tadino: è stata inaugurata la mostra ‘La dinamica dei segni’, un percorso di 42 opere che dialogano, nonostante la distanza temporale, con le collezioni di arte tardo-gotica e rinascimentale della fortezza federiciana. L’esposizione, a cura di Giorgio Bonomi, è visitabile fino a domenica 29 settembre e tra quadri, polimeri, estroflessioni e superfici dinamiche, presenta per la prima volta al pubblico l’istallazione ‘Yellow submarine’. Il sottofondo musicale del brano ‘Yellow submarine’ cantato dai Beatles, divenuto anche film, accompagna la visione dell’opera collocata al piano nobile della Rocca: i quattro ragazzi di Liverpool, che nel video dell’epoca solcano il mare pieni di ottimismo e gioiosità, adesso riemergono dal loro sottomarino, trovando un oceano di plastica ad attenderli. Il mare, un tempo ricco di meraviglie, è inquinato e la band rimane sconvolta. L’inquinamento ambientale è solo una delle tematiche su cui richiama l’attenzione Cavallerin, che vuole smuovere le coscienze, e pertanto il titolo della mostra, ‘La dinamica dei segni’, può anche trasformarsi in ‘La dinamica della coscienza’, come ha affermato Silvia Boccolacci, assistente dell’artista da 25 anni. Oltre a lei e Cavallerin, nella giornata di inaugurazione erano presenti Catia Monacelli, direttore del Polo museale ‘Città di Gualdo Tadino’, Giorgio Bonomi, curatore della mostra, Maria Paola Gramaccia, assessore all’ambiente e tutela del territorio del Comune di Gualdo Tadino, e Giusi Checcaglini, sceneggiatrice e critica cinematografica.

«L’artista – ha dichiarato Bonomi – non nasce dal nulla. I ‘padri’ di Cavallerin sono sicuramente i maestri della Pop art, Andy Warhol e Roy Lichtenstein, ma ci sono anche altre influenze come quella di Kazimir Malevič, Alberto Burri o Enrico Castellani. Oltre all’ironia, infatti, tipica della Pop art, un’altra caratteristica di Cavallerin è l’uso della monocromia, che ritroviamo nelle recenti opere delle Estroflessioni. Lui riprende questo linguaggio non imitandolo ma sviluppandone uno proprio». D’altronde da uno che ha cominciato a tenere la matita in mano all’età di sei anni e che da disegnatore di fumetti è passato alla grafica pubblicitaria e all’illustrazione, alla pittura alla fotografia e alle installazioni, senza trascurare combinazioni multimediali con la musica e l’immagine cinematografica, c’è da aspettarselo. «Io nasco come disegnatore – ha raccontato Cavallerin – e poi mi appassiono alla Pop art. Devo molto al mondo dei fumetti che ho voluto divulgare a livello editoriale (Cavallerin è anche imprenditore dell’azienda Star shop, ndr) ma il mio primo grande amore è l’arte. Posso dire di essere il primo ad aver prodotto estroflessioni figurative, in cui rappresento icone del nostro tempo come Micky Mouse, Batman, Superman, fino a marchi di grandi multinazionali. L’ironia, poi, è sempre presente, come mezzo di denuncia. Il compito di un’artista è proprio questo: denunciare ciò che stiamo vivendo, i pericoli, le minacce. Sento il dovere di farlo».

Informazioni mostra: Aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Sito web: www.polomusealegualdotadino.it – 075.9142445 – info@polomusealegualdotadino.it