Beccati dalla polizia altri due ragazzini: erano membri della banda accusata di rapina e lesioni

PERUGIA – Sono finiti in comunità i due ragazzini di circa sedici anni, accusati di fare parte di una banda che avrebbe rapinato due donne la scorsa settimana, dopo un incontro fissato su internet.

La polizia ha infatti eseguito la misura cautelare prevista nell’ordinanza che chiude il cerchio di un’attività di polizia giudiziaria, frutto della cooperazione tra Ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico e squadra mobile della questura, che qualche giorno fa aveva già portato all’arresto di un maggiorenne albanese e di due minorenni italiani per i reati di rapina aggravata e lesioni personali aggravate. I fatti risalgono alla fine del luglio scorso, quando alla sala operativa della questura è arrivata la telefonata di una donna che ha raccontato di aver ricevuto una chiamata da un’amica che aveva urlato al telefono e poi interrotto bruscamente la comunicazione. Preoccupata, voleva che la polizia andasse a verificare la situazione.

Una volante è arrivata immediatamente sul posto, trovando due cittadine romene, entrambe in stato di shock e con vistosi segni di aggressione, che hanno riferito di essere state aggredite nel loro appartamento da ben cinque uomini, che avevano portato via anche una borsa, un computer portatile e 620 euro. Alle domande dei poliziotti, hanno spiegato di aver ricevuto il contatto su un sito di incontri da parte di un uomo, con cui una delle due aveva fissato un appuntamento al buio. All’appuntamento si era presentato un giovane albanese, con il quale si era intrattenuta all’interno della sua stanza. Il giovane se ne era poi andato ma, immediatamente dopo, aveva ricitofonato per farsi aprire e rientrare a recuperare un mazzo di chiavi che asseriva di aver dimenticato in casa della donna.

Questa volta, però, alla porta si sono presentati in cinque: sono entrati, hanno aggredito e immobilizzato le ragazze, per poi rovistare nell’abitazione trafugando oggetti di valore e contanti. Per poi scappare via. Ma gli immediati accertamenti effettuati dalle Volanti intervenute hanno consentito però di individuare delle telecamere immagini utili: compreso l’ingresso nel palazzo e la fuga, ma soprattutto il mezzo usato per scappare e la direzione presa. Gli agenti hanno così rintracciato il furgoncino dei rapinatori nei pressi di un locale di Madonna Alta e il gruppetto che cenava seduto a un tavolino. Alla vista della polizia, due sono riusciti a scappare ma gli altri tre sono finiti in manette: identificati per un cittadino albanese di 23 anni e due minorenni, sono stati tutti perquisiti unitamente al furgoncino, recuperando quando rubato poco prima.

I tre sono stati arrestati per concorso in rapina aggravata: il maggiorenne associato al carcere di Capanne e i due minori collocati in strutture di detenzione fuori regione. A questo punto, la squadra mobile ha iniziato un’attività investigativa finalizzata a individuare i due ragazzi fuggiti: l’indagine è stata coordinata dalla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, sul presupposto che, dalle primissime descrizioni delle vittime della rapina e dai filmati delle telecamere di videosorveglianza, entrambi i fuggitivi visibilmente non raggiungevano i 18 anni di età.

Fondamentale, nel lavoro condotto dai poliziotti della Sezione “Reati contro il patrimonio”, l’attività di riascolto delle vittime della rapina, capaci di indicare alcuni particolari in più sul conto dei due, l’individuazione di alcuni testimoni oculari, nonché, una volta visionate le telecamere e ristretta quindi la cerchia dei sospettati, l’analisi dei profili social del quarto e del quinto rapinatore. Si tratta appunto dei due sedicenni bloccati venerdì mattina, uno albanese e l’altro di origine nordafricana ma cittadino italiano, entrambi dimoranti nella periferia perugina.

Una volta individuati con certezza come il quarto e il quinto rapinatore, gli investigatori della squadra mobile hanno eseguito nei loro confronti la misura cautelare del collocamento in comunità, giudicata necessaria dal tribunale per i minorenni per evitare la commissione di episodi analoghi.