POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il presidente Tosti: «Sono esterrefatto. L’Istituto ha contribuito a creare l’identità regionale e dopo 45 anni viene cancellato senza una spiegazione». Inadempienze, ritardi e il finale da incubo

di Marco Brunacci

PERUGIA – The last hurrah. Ma un hurrah all’insipienza, alla inadeguatezza, all’incapacità di distinguere. Una decisione che è un monumento a una classe dirigente che non sa.

Cos’è successo: dopo 45 anni chiude l’Isuc. Si obietta: non è proprio così. E allora com’è, visto che a novembre finiscono i fondi, che l’assemblea legislativa ha dichiarato inammissibile l’emendamento che trova 85mila euro (il prezzo di un caffè per il bilancio regionale) e bisogna licenziare 6 ricercatori che hanno fatto con correttezza il loro dovere. È esterrefatto il presidente dell’Isuc, Mario Tosti, il cui mestiere è fare il capo Dipartimento degli umanisti di Unipg, e che è in scadenza e quindi ha un solo interesse nella vicenda: cercare di far capire. «Ci si rende conto che dopo 45 anni – dice – si mette la parola fine su una piccola prestigiosa istituzione che ha dato il suo contributo a creare una identità regionale. Che grazie a Lello Rossi è riuscita anche a superare, come istituto storico, anche quella prima fase del suo impegno, molto legato a raccontare la Resistenza, magari con qualche tono enfatico».

Tosti è noto per essere persona misurata, è stato uno dei generali-chiave dello schieramento che ha vinto la battaglia dell’Università e promette da qui al qualche mese un nuovo corso nel nome dell’autonomia e fuori da ogni schema politicizzato, ma non se ne fa una ragione: «Ok, eravamo tutti d’accordo che ci fosse la necessità di rivedere il funzionamento di agenzie e Istituti. Ma il progetto di legge è rimasto per 5 anni nel cassetto. E adesso che succede? Un tratto di penna. E finisce un pezzo di storia». Ricorda Tosti che raccontare la storia dell’Umbria è stato decisivo per far crescere una consapevolezza di essere regione. Ricorda i piccoli cammei che Isuc ha realizzato. I volumi che sono un pezzo di riflessione comune. Ricorda anche che sta per partire, con un altro prestigioso istituto come il Ferruccio Parri, uno stage sulla storia della Shoa ad Assisi. Ci tiene a sottolineare che Isuc ha raccontato sì la sinistra e quello che di concreto è riuscita a fare per l’Umbria (per i tanti errori c’è molta cronaca) ma anche l’evoluzione della destra, con una specifica ricerca.

Non dice Tosti che Isuc è un piccolo istituto senza fronzoli e che magari bisogna guardare altrove se si vuole tagliare qualche spesa. Non dice Tosti che, nei tempi grami in cui la politica è orientata a fare solo provvedimenti che portano vantaggi elettorali, comunque qualcuno ai temi alti dell’identità deve pensare. Ma soprattutto non dice che il presidente facente funzione della Regione, Paparelli, doveva farsi valere e non si capisce come sia passata la cancellazione di una storia, nata con una specifica legge regionale, come fosse un piccolo provvedimento di cassa.
Se non ci si inventa qualcosa, a novembre tutto è finito, l’identità va a farsi benedire e i 6 ricercatori vanno a spasso. L’ultimo capolavoro di una Regione che fa di tutto per mostrarsi al capolinea.