VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Il live action che riprende l’originale del ’94 regala emozioni. Peccato il doppiaggio…

È un capolavoro autografato Jon Favreau il live action de Il Re Leone.

Qui non c’è rischio spoiler (speriamo!), e dunque è assolutamente indispensabile sottolineare che questo remake è stato realizzato riproducendo in maniera totalmente fedele il cartone animato del 1994 di Allers e Minkoff.

A parte qualche differenza (forse una la più evidente, di cui sicuramente vi porrete la questione una volta usciti dalla sala) Favreau ne conserva tutti i tratti, le inquadrature, i dialoghi, le parti musicali, e lo fa in modo ineccepibile. E regala, a distanza di 25 anni, un’emozione ancora unica; unica nel vero senso della parola, perché unico è The Lion King.

La realizzazione fotorealistica del live action offre meravigliosi scorci della savana, i cui primi piani, unitamente alla variegata palette di colori – quasi sempre caldi, eccezion fatta per le scene che vedono le Iene e lo zio Scar protagonisti – sono una vera e propria beatitudine per gli occhi di chi guarda.

Diverse sono state le critiche, rispetto al cartone animato, di una limitata espressività facciale e di mancanza di originalità. A noi sembra abbastanza difficile immaginare le espressioni del simpatico Simba del ’94 su di un leone verosimile; inoltre bisogna ammettere che era piuttosto complicato riuscire a rendere migliore qualcosa che è già un capolavoro da solo.
Semmai il rischio sarebbe stato di peggiorarlo, dunque rimanere fedeli all’originale è stata una scelta condivisibile.

Più carente, invece, per quanto riguarda il doppiaggio. Mentre non c’è niente da dire su Luca Ward (qui subentra allo stimato Vittorio Gassman, nel ruolo di Mufasa) la cui voce sembra “fatta su misura” per esprimere la saggezza di un padre-re, certo non si può dire altrettanto per il resto dei doppiatori.
Se si dovesse rappresentare una scala di gradimento (decrescente), al primo posto il già citato Ward, i giovani Simba e Nala (Vittorio Thermes e Alice Porto per i dialoghi, Simone Iuè e Chiara Vidale per il canto), Massimo Popolizio in Scar, Timon e Pumbaa (Edoardo Leo e Stefano Fresi), Antonella Giannini per Sarabi, ma sicuramente in ultimo l’accoppiata Mengoni-Toffoli, della cui voce si sente fin troppo l’impostazione, che non le rende molto godibili e scorrevoli.
Quando cantano però… l’atmosfera si ribalta completamente, e lì è davvero un momento magico.

E a questo proposito, la colonna sonora è come la polvere di stelle di Campanellino. Di nuovo curata da Hans Zimmer come nel 1994, e anche questa riportata con una fedeltà puntuale tale da ri-proiettare lo spettatore in “quell’isola che non c’è”, comune a tutti i bambini cresciuti con i cult Disney.

Sembra poi doveroso porre l’attenzione sul messaggio che già allora la Disney cercò di dare con questo lungometraggio. Rivedendolo a distanza di anni, nonostante la morale sia la stessa, cambia la prospettiva di chi guarda, soprattutto se effettivamente è passato tanto tempo dalla prima volta che lo si è visto.

Ciò che fondamentalmente salta all’occhio, è un rapporto “a due a due” che risuona dall’inizio alla fine, primo fra questi quello tra Mufasa e Sarabi il quale, per quanto poco sviscerato, offre abbastanza esaustivamente i tratti di vita quotidiana di due neogenitori; poi il rapporto padre-figlio, totalmente imprescindibile, essenziale. Ogni figlio maschio cerca attraverso il padre di trovare il proprio coraggio, la spina dorsale per affrontare le proprie responsabilità, e Simba incarna perfettamente questa attitudine, tanto è vero che quando “Mufasa tramonta con il sole” (scena ancora oggi straziante), il cucciolo fuggirà prima dal regno e poi dai propri doveri, dando inizio ad un periodo vissuto un po’ con la “sindrome di Peter Pan”.

Ed è proprio in questa fuga che si trova il bridge – per dirla in termini musicali – che cambia un po’ le cose, che dona un momento di leggerezza (il riferimento è all’incontro con Timon e Pumbaa), ma in ogni caso Simba troverà compiuto il proprio “duo” con Nala, con la quale andrà a chiudere e ricominciare il cerchio della vita.

Il Re Leone è già primo al box office. E questo non ha bisogno di tante spiegazioni.

Il trailer: