POLE POLITIK | Transizione senza fair play, partito lo spoils system ma è controffensiva anti-nuova governance. Il rettore uscente deciso a stabilire, al posto dei Dipartimenti, quali saranno gli avanzamenti di carriera. Veterinaria, la “Vandea de noantri”

di Marco Brunacci

PERUGIA – Immaginate il rettore uscente (ma recalcitrante) Moriconi che chiede la valigetta, come un presidente americano di grigio vestito in piena Guerra fredda, la apre tra le note tumultuose che annunciano la decisione definitiva, individua – primo piano e poi zoom – il bottone rosso, e, mentre i sol-diesis si rincorrono incalzanti, via: lo preme.

Se sono veri i tam tam rullanti che salgono da palazzo Murena, ultimo bunker di Franco Moriconi, di sicuro combattente irriducibile, ma che comunque e fatalmente ha addosso una data di scadenza come uno yogurt, all’Università di Perugia si dovrà assistere a un’ultima battaglia della quale davvero non si sentiva il bisogno. L’idea-tentazione della vecchia governance moriconiana sarebbe quella di prendersi una (modesta) rivincita usando però l’arma “nucleare” – che ha una potenza di megatroni nell’ambiente universitario – delle promozioni e degli avanzamenti di carriera, ai quali sono sensibilissime tutte le componenti dell’Ateneo.

Eppure alcuni segnali erano stati chiari nei giorni scorsi, il Senato accademico aveva preso atto degli orientamenti della nuova governance che il primo di novembre entrerà nel pieno delle funzioni con il suo programma di rinnovamento per l’Ateneo. E l’en plein nelle successive elezioni suppletive per 8 membri avevano dato una maggioranza chiara al neorettore Oliviero, supportato nel suo progetto da Fausto Elisei. Nel frattempo è partito lo spoils system annunciato. Sembrava che così potesse iniziare una fase di transizione, se non tutta di britannico fair play, almeno relativamente serena, senza ultimi giapponesi a sparare, nascosti tra le foglie dei banani.

Come non detto: l’ultima battaglia – sempre che siano vere le indiscrezioni – vedrà da una parte il rettore uscente (ma recalcitrante) che si presenterà in Senato con un elenco (piuttosto lunghetto, dicono) di avanzamenti di carriera, con indicazione precisa di settore e competenze, da affidare ai capi Dipartimento. Ai quali resterà il compito di trasformarsi in tanti Garibaldi e dichiarare il proprio: “obbedisco”. Si obietterà: ma il Senato, già diventato molto meno moriconiano, potrebbe negare questa possibilità, piuttosto accettando – dopo aver controllato le compatibilità economiche – l’elenco degli avanzamenti di carriera, ma lasciando ai capi di Dipartimenti il sacrosanto compito di scegliere settori e competenze (e quindi, non sfuggirà, anche le persone interessate). Rigettare infatti promozioni non è una buona politica neanche per la nuova governance dagli alti obiettivi e dai grandi progetti.

. Ma le promozioni sono un miele troppo goloso per far ragionare con serenità anche i più illustri docenti. E questa è una cosa. Ma la seconda contro-obiezione è senza scampo: se il Senato bocciasse, il Consiglio di amministrazione, rimasto l’ultimo baluardo moriconiano nell’Università, potrebbe ribaltare la decisione del Senato e procedere comunque. Si capisce che non è davvero un bel modo di condurre una transizione, di sperare che un auspicato “climate change” produca le basi per una conduzione coesa dell’Ateneo, verso un futuro di progetti condivisi, in un contesto di autonomia dello Studium e di forte spinta all’innovazione e all’internazionalizzazione (oltre che alla sua sopravvivenza nelle sfide incrociate di oggigiorno).

E però c’è poco da recriminare. Se lo scenario fosse questo, vorrebbe dire che si dovrebbero passare altri mesi a leccar ferite, a ricucire strappi, a mettere toppe su un vestito logoro, invece che cucirne uno nuovo. E anche dai Dipartimenti arrivano segnali contrastanti. A fronte di Ingegneria che si appresta a sposare il rinnovamento con il primo Dipartimento in scadenza (con Gigliotti), e che anche nel secondo dovrebbe trovare nuovi e positivi equilibri, ecco Veterinaria. Dopo il testa a testa del primo turno, è partita una controffensiva da resistenza russa, con i feldmarescialli che si sono strategicamente ritirati nelle steppe infinite della peruginità, per poi sorprendere gli avversari, ripartendo all’attacco più forti e determinati.

Veterinaria potrebbe essere così una sorta di “Vandea de noantri”, un fortilizio passatista, nel rinnovamento generale. Niente di male, per carità. Anzi: il pluralismo aiuta sempre. Ma di più aiuta la trasparenza. Tutti indichino gli obiettivi per cui si battono. E l’interesse generale prevalga, rispetto al “particulare” di chicchesia.