POLE POLITIK | Il derby che non c’è tra Tesei e Squarta (il posto è al momento saldamente della Lega). Nel centrosinistra gli zingarettiani muovono per prendersi il partito umbro ma trovano “ora e sempre resistenza”

di Marco Brunacci

UMBRIA – Non manca luglio dove non si accendano fuochi, per lo più fatui, nelle campagne dei partiti umbri. Figurarsi adesso che alle porte ci sono le regionali (si vota a novembre). Ha iniziato il centrodestra: la Meloni ha rilanciato, con foto ufficiale, la candidatura di Marco Squarta come governatore dell’Umbria.

Una mossa, per i tempi e i modi, che va considerata decorativa, comunque inutile. Il ruolo da candidato governatore, per chiarire bene ai lettori, è della Lega, primo partito dell’Umbria per distacco. Salvini ha personalmente messo in pista la senatrice Tesei e il posto è suo, anche se la ex sindaco di Montefalco non mostra particolare entusiasmo.Rispetto a questo, qualcosa può cambiare soltanto nel vertice che ci sarà tra i partiti del centrodestra, a livello nazionale, a settembre. Ma cambiare decisione è un fatto, come dire, tutto interno alla Lega, che potrebbe decidere di rinunciare all’Umbria per fare sua l’Emilia (si vota), ma anche ipotecare Marche e Toscana.

Al momento, al netto di tutte le prese di posizione, altro non può succedere. Per dirla tutta non c’è alcun motivo per pensare che la Lega intenda mettersi a dieta. E, se mai lo farà, comunque non prima di settembre.Se nel centrodestra vorrebbero litigare ma non riescono, nel Pd sono degli specialisti. Il commissario regionale, Walter Verini, nominato dalla segreteria nazionale dopo le vicende giudiziarie di aprile, ha spiegato, carte alla mano, che l’azzeramento delle cariche, voluto da Zingaretti, è da considerarsi totale.

Non c’è più un’assemblea regolarmente eletta in Umbria, nè alcun graduato (tesoriere incluso). A Verini va dato il merito della chiarezza, ma se pensava però di aver messo in atto un blitz che imponesse unità al partito umbro, si è sbagliato alla grande. Piuttosto, una nota dall’incipit inequivocabile (“Verini fa finta di non capire”) segna l’inizio di una nuova guerra guerreggiata interna. Su cosa si combatte? Per essere chiari: la maggioranza che aveva votato in Umbria contro Zingaretti non intende essere messa alla porta. Anzi è da considerarsi già passata alla fase dell'”ora e sempre resistenza”.

Se gli zingarettiani hanno pensato di riprendersi il Pd, qui, dove erano finiti in minoranza, dovranno usare i thank. Lunedì si riuniscono gli stati generali con Andrea Orlando della segreteria nazionale, he già di suo non è una scelta rasserenante. L’unica possibilità per evitare lo scontro frontale sarà rinviare le questioni e contare sul Generale Agosto, che tutto sopisce. Ma a settembre si ricomincia se non si trovano mediatori.Come non bastassero queste fibrillazioni, nel centrosinistra si è in piena fioritura di candidature, che la piana di Castelluccio a primavera, al confronto, sembra un vaso di coccio da terrazza. Da Agostini a Ferrucci al cooperativo Fora al socialista Bacchetta alla non dimenticata Laureti, c’è un po’ di tutto. Tranne che un minimo di concordia.