L’analisi di Mario Bravi, presidente di Ires Cgil Umbria

di Mario Bravi*
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Più volte (dal 2008 ad oggi), ci sono state interpretazioni più o meno autorevoli, che tendevano a sottolineare come l’Umbria fosse in procinto di uscire dalla “crisi” o ne fosse già uscita. Una “crisi” che, come ha dimostrato l’ultima indagine Eurostat, ci ha fatto precipitare nella graduatoria del PIL pro-capite a -17% rispetto alla media delle regioni europee.

In questi anni, nei quali in molti si sono esercitati nel ridimensionare la portata della crisi, di volta in volta si è messo in evidenza il valore positivo delle esportazioni o l’aumento dell’occupazione (sottacendone il peggioramento qualitativo). La realtà è che, nel migliore dei casi, si trattava e si tratta di casi isolati, che non scalfiscono un quadro pesantemente negativo, non più definibile solamente come crisi, ma che rientra più precisamente nelle categorie della stagnazione e della recessione. Lo confermano i dati relativi della prima parte del 2019, in particolare in riferimento a tre aspetti.

1) STA AUMENTANDO LA DISOCCUPAZIONE.
I dati ISTAT ci dicono che in Umbria nel primo trimestre 2019 la disoccupazione tocca quota 10.4%. Era del 9,2% nel 2018. Inoltre, i dati sulla qualità del lavoro confermano llo scivolamento verso un lavoro sempre più povero e precario.
Oltre a ciò, è da sottolineare la drammaticità del dato relativo alla disoccupazione giovanile che passa in Umbria dal 30,8 % del 2017 al 31,1% del 2018.

2) SI STA FORTEMENTE RIDIMENSIONANDO IL TREND POSITIVO DELLE ESPORTAZIONI.
Le esportazioni, che in questi anni sono state uno dei pochi punti positivi della nostra economia, si stanno velocemente ridimensionando. Infatti, l’andamento negli ultimi quattro trimestri è stato il seguente: II trimestre 2018 (+6,7%), III trimestre 2018 (+13,6%), IV trimestre 2018 (+10,8%), I trimestre 2019 (+1,3).
Da questi dati emerge come il quadro economico internazionale, caratterizzato dalla cosiddetta guerra dei dazi, incida negativamente sull’economia della nostra regione.

3) CALO DELLE IMMATRICOLAZIONI AUTO E PIÙ COMPLESSIVAMENTE DEI CONSUMI.
Nel periodo gennaio-maggio 2019 si registra in Umbria un calo delle immatricolazioni automobilistiche pari a -4,8%. In tutto il 2018 il calo era stato pari a -0,8%.
Questo calo si accompagna a quello complessivo dei consumi che in Umbria ha segnato un -2,2%, con consumi dell’11% inferiori alla media nazionale.

Questi tre elementi ci danno un quadro di una situazione complessivamente difficile e delicata che è assolutamente impossibile sottovalutare o ridimensionare.

*presidente Ires Cgil Umbria