POLE POLITIK | Rueca batte il favorito Porcello, ma la sfida finale sono gli avanzamenti di carriera per 49 docenti, in settori decisi direttamente dal rettore uscente. Con conseguenze per i prossimi bilanci. Battaglia in Senato

di Marco Brunacci

PERUGIA – Niente Vandea, è caduta anche Veterinaria. Moriconi perde anche l’ultima roccaforte in quella che fu la sua Università, ormai in via di totale affrancamento. Il nuovo capo di Dipartimento si chiama Rueca. Porcello, il candidato del rettore uscente, è finito in salsicce: 36 a 30. E però la capitolazione di Veterinaria rischia di essere un evento secondario nella guerra guerreggiata che è stata scatenata ieri dal rettore uscente – ma recalcitrante – Moriconi. Come anticipato da Cityjournal, Moriconi ha deciso – transizione o non transizione. nuova governance o non nuova governance – di premere il bottone nucleare e scatenare la campagna per le nuove promozioni.

L’ordine del giorno è compilato ed è già sul tavolo di tutti i membri del Senato accademico. Gli avanzamenti di carriera proposti dal Magnifico fino al 31 ottobre, però, superano ogni aspettativa. Secondo la proposta del rettore uscente ci dovrebbero essere 19 nuovi professori ordinari e 30 (trenta) nuovi professori associati. La manna dal cielo al confronto è un cappuccino. E prima della realizzazione di un miracolo di questa portata di moltiplicazione dei pani e dei docenti, è nelle cose attendersi che Moriconi cammini anche sulle acque.Così se la Vandea a Veterinaria non c’è stata, palazzo Murena però – se passa questa soluzione nel modo proposto – diventerà Versailles, con l’ultima trasformazione di Moriconi in un munifico Re Sole (anche se al tramonto).

Ora, però, si fa presto a dire, ma fermare uno che gira con un carrello di 49 promozioni nei corridoi dell’Ateneo è come pensare di sfilare il miele da sotto il naso di un’intera community di orsi Grizzly appena usciti dal letargo, senza subirne conseguenze.Per questo anche la nuova governance riflette, si muove con circospezione, capisce di essere di fronte a una trappola ben congegnata e per questo evita di esporsi.Il problema però è molto serio: se adesso Versailles-palazzo Murena accende tutte le sue candele, dà fondo alle riserve di Champagne, non salva un solo fagiano per riempirlo di foie gras, cosa succederà tra un anno, quando la legge nazionale disporrà la valutazione di costi e benefici per premiare le Università virtuose e tagliare i fondi alle scialacquatrici? Adesso ti viene la gotta da dieta iperproteica e dopo ti ritrovi vegano per necessità.

Al Re Sole (al tramonto) questo poco importa, anzi lo potrebbe pure far felice pensare ai suoi successori costretti a spremute di sedano e chips di ravanelli, ed è pure comprensibile, ma da qualche parte un sussulto di orgoglio per i destini dell’Università potrebbe anche starci.Il Senato accademico darà il primo segnale lunedì. Pronostico? La maggioranza, che non è più moriconiana, potrebbe chiedere che le 49 promozioni vengano demandate, con calma, ai capi di Dipartimento e decise a seconda delle necessità riconosciute e non in base a schieramenti o simpatie, magari spalmandole in un ragionevole numero di mesi per evitare che tutte insieme investano il bilancio accademico lasciandolo, a terra, esanime. Sempre che i Grizzly non graffino alla porta.

E dopo? Dopo c’è il passaggio in Consiglio di amministrazione, dove Moriconi, fino al 31 ottobre, può fare e disfare. Se la sentiranno però di cancellare una decisione del Senato? Come si vede, la strada del rinnovamento è lunga e difficile. Il raggiungimento degli alti obiettivi passa per amari trekking su sentieri bassi e scoscesi. Cosa servirebbe a questo punto? Uno scatto d’orgoglio per il bene comune. Possibilità che ciò avvenga? Ognuno dei protagonisti si dia una risposta.