VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Nelle sale «il gioco di luci, con la luce» per L’uomo che illuminò il mondo. Il trailer

di Vittoria Epicoco

PERUGIA – È il secondo film per Benedict Cumberbatch nei panni di alcuni dei più grandi inventori – il più recente The Imitation Game del 2014, in cui Cumberbatch è Alan Turing -, e bisogna proprio ammettere che il divo di Hollywood sembra fatto a regola d’arte per interpretare “i geni del tempo che fu” e che contribuirono alla storia dell’umanità, cambiandola per sempre.

E così Cumberbatch è ora Thomas Alva Edison – TAE (leggi “ti-a-e) per gli “amici” – in Edison – L’uomo che illuminò il mondo (di Alfonso Gomez-Rejon), in cui il regista racconta quella che viene ricordata come Guerra delle correnti, e che vide scontrarsi menti del calibro di Edison stesso, accanito sostenitore della corrente continua, George Westinghouse (qui Michael Shannon) e Nikola Tesla (Nicholas Hoult), entrambi a favore della corrente alternata, secondo Edison particolarmente pericolosa, perfino mortale. E se solitamente il titolo dice – quasi – tutto di un film, in questo caso ciò che si palesa dinanzi agli occhi è sorprendentemente paradossale, e non ci sentiamo di osare di più in questo senso.

L’idea di Gomez-Rejon convince perché decide di creare un biopic che è diretto, immediato e allo stesso tempo attento; la fotografia sembra improvvisata, perfetta per chi ama le immagini un po’ estemporanee, inoltre riesce a rendere un bellissimo “gioco di luci, con la luce”. Ma il regista, si diceva, con l’aiuto dello sceneggiatore Michael Mitnick, dà una propria interpretazione di chi furono e cosa fecero questi grandi inventori.

E così vanno delineandosi le loro tre rispettive personalità, dove Thomas Edison sembra attraversare varie fasi: entusiasmo, paura, solitudine, competitività, rabbia, rassegnazione e pace; inoltre Gomez passa in rassegna piuttosto velocemente la vita privata e familiare di Edison, per poi metterla in secondo piano – e va bene, perché serviva molta dedizione per rendere una personalità così intricata.

All’estremo opposto invece, Westinghouse – ricco imprenditore statunitense – è un uomo umile, risoluto, onesto, calmo, fiducioso e paziente (doveroso citarle tutte), che guarda con profonda ammirazione al lavoro di Edison, cercando di emularlo e accrescerlo. E se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, un ruolo abbastanza centrale è assunto dalla moglie Marguerite (Katherine Waterston), che però non di rado esorta il marito anche a servirsi di espedienti machiavellici, pur di uscire vincitore dalla Guerra delle correnti. E Shannon, nel suo ruolo, riesce a mantenere fino alla fine un portamento e uno sguardo rassicurante, buono, che porta lo spettatore ad amicarselo.

Poi Nikola Tesla; tipo insolito, “presuntuoso per insicurezza” perché definito immigrato in senso dispregiativo (di origine serba, ha infatti espatriato per arrivare negli Stati Uniti nel 1884).
Il personaggio di Tesla dovrebbe essere – come di fatto è – particolarmente importante perché, la storia insegna, fu lui la lampadina (perdonerete il voler rimanere in tema) che, accese la cosiddetta Guerra delle correnti quando, licenziatosi dalla Edison Electric Light Company, trovò un appoggio proprio in Westinghouse.

Nel film, il ruolo di Tesla come pomo della discordia, è reso in modo un po’ paradossale: agisce quasi sempre in silenzio (e non si intenda agire in modo negativo), restando da una parte, aspettando piuttosto che lo vadano a cercare, ma aspettando. Pazientemente. Nicholas Hoult rende perfettamente l’idea di chi sia potuto essere Nikola Tesla, ponendosi con un fare sempre altezzoso: testa alta e quasi sempre girata leggermente da una parte, come a dire “non ti degno di una parola”… e bocca costantemente puntuta.

In generale, tutti e tre gli attori hanno davvero dato il meglio di sé, perciò passare in rassegna il loro modo di essere (stati) è importante non tanto per farne un racconto descrittivo, quanto più per rendere l’idea di come non sia stato affatto semplice incarnarne i tratti distintivi. Inoltre, quando si dice Guerra di correnti, si consideri che pur senza armi si tratta veramente di una guerra; sia perché entrerà in gioco la calunnia, sia perché una cosa tanto buona come l’illuminazione, anche andando contro i propri principi, verrà impiegata per strumenti di morte.

Il messaggio che ne deriva invita quindi, in modo sottile (e neanche troppo) a riflettere sugli effetti che il progresso ha avuto e continua ad avere nel mondo: signori e signore, ecco a voi la “Guerra per la luce”.

Il trailer: