L’interrogazione dei parlamentari Nastri e Prisco (FdI). «È un errore scaricare gli incentivi sulle aziende»

UMBRIA – Un’interrogazione a risposta scritta al vicepremier Luigi Di Maio e al ministro dell’economia Giovanni Tria è stata presentata dal senatore Gaetano Nastri e dall’onorevole Emanuele Prisco di Fratelli d’Italia per chiedere modifiche al Decreto crescita che rischia di «agevolare solo le grandi imprese in danno delle piccole realtà economiche».

Secondo i parlamentari di Fratelli d’Italia «lo sconto in fattura per l’ecobonus e il sismabonus è un danno pesantissimo per le piccole imprese, anche per quelle umbre», e per questo motivo «non deve essere attuato». «È sbagliato scaricare sulle aziende gli incentivi per l’efficientamento energetico e l’adeguamento sismico – spiegano Nastri e Prisco -. Il decreto danneggia in maniera pesante i numerosi artigiani e le piccole imprese della nostra regione impegnate nel settore delle costruzioni, dell’impiantistica e dei serramenti. Tenuto conto che in Umbria il 90 per cento delle aziende che lavorano in questi settori contano meno di dieci dipendenti gli effetti del provvedimento sarebbero pesantissimi. In questi durissimi anni di crisi troppe ditte sono state messe a dura prova – proseguono i deputati di FdI –. Ora il governo non può mettere loro i bastoni tra le ruote».

Viene spiegato in una nota: «La modifica attuata prevede che il titolare dello sgravio fiscale per interventi di riqualificazione energetica e per la messa in sicurezza antisismica possa scegliere di ricevere un contributo anticipato dall’impresa che ha effettuato l’intervento sotto forma di sconto in fattura con la possibilità di recuperarlo in cinque anni. In altre parole gran parte dell’onere finanziario che deriva dal costo dell’intervento viene così scaricato sull’impresa esecutrice dei lavori, quasi sempre di piccole dimensioni o familiare, con effetti potenzialmente devastanti per chi non ha grandi disponibilità in cassa». Nastie e Prisco sono d’accordo con l’appello della Confederazione nazionale degli artigiani quando afferma che «le previsioni dell’articolo 10 costituiscono un vero e proprio ostacolo alla libera competizione configurandosi come concorrenza sleale nei confronti delle piccole imprese. Anche perché – proseguono i parlamentari – non è chiaro come si possa verificare il diritto del cliente privato alla detrazione fiscale essendo alto allo stesso tempo il rischio che il bonus venga riconosciuto a chi non ha reddito o, peggio ancora, a chi opera nel sommerso».

«Non può esserci superficialità da parte del governo nell’introduzione di norme che rischiano di mettere a repentaglio migliaia di ditte – concludono Nastri e Prisco -. È reale il pericolo che si crei uno stallo del mercato perciò è necessario un intervento urgente per correggere questa norma che va contro l’interesse dell’Italia delle imprese portando con sé rischi occupazionali».