Sabato 8 giugno la presentazione della nuova opera – pubblicata in dialetto e in italiano – dello scrittore perugino: nei locali di Umbrò

PERUGIA – Giampaolo Bianchini si definisce uno «scrittore per caso». Anche oggi, anche a un anno dalla pubblicazione della sua prima fatica (D tutto n po’ …..e n po’ scomposto / Di tutto un po’ ….e un po’ scomposto) nata dall’incontro, del tutto casuale, nella sala d’aspetto del comune medico di famiglia, con uno dei più noti poeti dialettali di Perugia, Nello Cicuti.

È passato un anno, sì, ma la voglia di scrivere non ha affatto abbandonato l’autore perugino che anzi, sempre più «scrittore» e sempre meno «per caso», con Ride e armugina / Ridi e rifletti si dimostra prospero di idee, generoso di intuizioni. E che promette al lettore – ancora una volta secondo la formula della doppia stesura: in dialetto e in italiano – momenti di svago e di ironia, ma pure attimi di intensa e profonda riflessione.

Nella nuova opera Bianchini riporta alcune «storielle di un tempo», per dirla con parole sue. Storie contadine, semplici, frivole, datate. Segno di un passato che ha traghettato chi l’ha vissuto fino ai giorni nostri, fino a «questa realtà convulsa, sfrenata, piena di tutto e di niente, pericolosa, malata, scontenta e poco attenta alle sorti del nostro pianeta». Un contrasto e un avvicendamento di «storielle» per non dimenticare ciò che siamo stati e ciò che ci fa essere quello che siamo. Uno stimolo a riflettere, affinché presente e futuro facciano tesoro dei mali di un tempo e capire, finalmente, che per rendere il mondo migliore non c’è motivo di aspettare domani: si può fare oggi.

Ride e armugina / Ridi e rifletti (Midgard editrice) sarà presentato sabato 8 marzo, alle 17, nei locali di Umbrò, in centro storico a Perugia. Presente l’autore, ovviamente, e anche l’editore, Fabrizio Bandini. Il libro è già disponibile nelle migliori librerie di Perugia, nei principali siti web commerciali di settore e prossimamente sarà distribuito anche in versione e-book. Di seguito, riportiamo una breve intervista con l’autore, Giampaolo Bianchini.

Come nasce “Ride e armugina / Ridi e rifletti”?

Questa nuova opera rappresenta un po’ il seguito del mio primo libro. Sintetizza in maniera semplice, ironica, sarcastica e scherzosa storielle del vecchio mondo contadino e di paese e argomenti di piena attualità. La logica è sempre quella di non dimenticare un segno del passato che ci ha traghettato al nostro tempo e di far riflettere sulle problematiche di oggi che rendono il “mondo trubblo e pieno de tribbli”. Io cerco di parlarne in maniera sintetica ma incisiva, con un obiettivo e una prospettiva positiva di fiducia e di incitamento non tanto per piangersi addosso o lamentarsi, ma anzi, come presa di coscienza per reagire con forza e determinazione e capire che è ora di rendere migliore questo mondo.

Quali temi affronta?

Mette a confronto la semplicità, l’ingenuità di un tempo con la complessità, il nervosismo, la fretta e la velocità del nostro tempo. Argomenti forti (droga, bullismo, degrado…) e frivoli (le simpatiche storielle del mondo contadino) si rincorrono e si danno il cambio affinché la lettura sia piacevole, scorrevole, incisiva. Commentando il mio primo libro, qualcuno ha elogiato la scelta di impostare il volume per singoli racconti o poesie, come dei flash, perché alleggerisce la lettura, dando quasi l’idea di un collage, di un album dei fatti della vita. Ecco, questo è proprio l’effetto che vorrei ottenere anche stavolta.

E anche stavolta hai deciso di scrivere in dialetto e in italiano…

Sì, sono molto soddisfatto di questa scelta. Il dialetto, che poi è quello contadino, a mio avviso rende più simpatica e armoniosa la lettura degli argomenti trattati, ed è un patrimonio culturale che non va dimenticato. L’italiano, invece, offre una chiave di comprensione a chi il dialetto non lo conosce, o lo ha dimenticato.

Progetti futuri?

Io non sono uno scrittore, mi diverto. Questo libro, come il precedente, l’ho scritto in poco più di un mese, perché scrivere per me deve essere un piacere e un passatempo, non un impegno. Spero di cogliere l’attimo, se si presenterà, per scrivere ancora dritto dritto quello che mi vien pensato con il mio stile che non è certo armonioso e delicato come quello di uno scrittore blasonato.