POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dal Romizishire di Perugia al team dei 5 giovani che devono far uscire il partito dalle secche. Forte del successo da “campione” dei moderati, argine al salvinismo

di Marco Brunacci

PERUGIA – E già che ormai è il riconosciuto e illuminato feudatario del Romizishire, il giovane sindaco rieletto a furor di popolo di Perugia, ex città rossa ma in un’altra vita, ha messo anche in riga i più riottosi tra gli alleati leghisti costretti a prendere atto che lui da solo è una diga al salvinismo, quindi si è fatto il governo cittadino in cui si riconosce, ma non contento è già lì che circumnaviga in un’orbita più in alto.

Chi lo conosce bene lo vede perfino un po’ annoiato mentre ribatte ai (timidi) assalti dei leader leghisti locali. Per avere un altro raggio di verità sul suo attuale magic moment, bisogna tornare con la memoria all’ultima settimana di campagna elettorale, l’unico splendido pomeriggio del maggio meno maggio della storia, esterno giorno, giardini incantati della Posta dei Donini, San Martino in Campo, periferia perugina. Arriva Mara Carfagna, iperattiva, magrissima, al solito impeccabile per taglio e toni della camicetta su pantaloni leggeri e tacchi. A chi chiede, risponde: sono qui per la campagna elettorale di Romizi. Ma non si limita a consigliarlo contro i suoi avversari. Ne elenca i successi, ne spiega e consiglia i programmi per il futuro.

Stop col flash back. Si torna a oggi. Romizi è uno dei 5 giovani leader che ha nelle mani il destino di Forza Italia nazionale (con l’investitura e la benedizione di Silvio Berlusconi, naturalmente), e porterà, sulle picche e sulle spade, Carfagna al ruolo di coordinatrice nazionale. A quel che si dice non ci sarà neppure il bisogno di superare le resistenze di Antonio Tajani. Ma se ci fossero, visto che a Perugia si è in piena rievocazione medioevale del 1416, Romizi è pronto a indossare i panni di Braccio Fortebraccio da Montone per sostenere la sua candidatura. Qualora non reggesse la similitudine storica, niente di male: anche “1416” è un po’ approssimativo. Quel che conta è la storia politica che sta per nascere. Romizi, leader tra gli altri giovani leader, che devono traghettare il partito nel futuro, è già diventato protagonista nazionale.

A Perugia qualcuno si preoccupa: si ricorderà il giovane sindaco dove sta il Bulagaio? Troverà il tempo per ottenere un orario di partenza non fantozziano per l’attuale Freccia rossa? Va bene il timore, però il suo ulteriore successo è un fatto. Si potrà obiettare ancora: successo di che? E’ arrivato in vetta a un partito, Forza Italia, che al momento somiglia tanto a una sorta di Lazzaretto. Ha una bacinella di voti che si asciuga sempre più al sole della Lega, ha un’immagine appannata e stanca e la Meloni dei Fratelli d’Italia. un giorno sì e l’altro anche, ricorda a tutti loro – come faceva con insistenza il sant’uomo sulla strada di Massimo Troisi in un celebrato film – che devono morire.

Però in politica – ammoniscono tutti i più saggi studiosi – i partiti possono andare in crisi, ma gli spazi finiscono sempre per essere coperti. E lo spazio dei moderati, quello che di solito si immagina verso il centro dello schieramento politico, al momento è sguarnito, ma ragionevolmente non lo resterà per molto. È necessario aggiungere che il romizismo, dopo aver resistito al salvinismo colpo su colpo, scegliendo di stare tra la gente fino allo sfinimento e di fare poca o pochissima politica politicante, sembra fatto apposta per quella latitudine dell’elettorato?

E allora: pronti in autunno ad avere la Carfagna coordinatrice nazionale di Forza Italia con Romizi suo grande elettore. Hai visto mai che Perugia, che continua al momento a condividere con il resto dell’Umbria un profilo di provincia desolata e dimenticata, torni così in un giro della politica nazionale? E magari questo serva da tonico e ricostituente e finisca per farle pure bene?