Fuggito dal Camerun, rinchiuso in carcere in Libia fino all’aiuto concreto della Scuola operaia Bufalini dove ha imparato un lavoro. «Ora sogno un’impresa mia»

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Hassan Ahmed ha dovuto abbandonare il paese in cui è nato, la sua famiglia e i suoi affetti. Ha attraversato mezza Africa a piedi ed è finito in carcere, ma sempre con la speranza di un futuro migliore.

Che dopo anni di violenza, soprusi e disperazione ha trovato in Umbria, a partire dai banchi della Bufalini, la Scuola operaia di Città di Castello, che ha appena festeggiato i 110 anni della sua fondazione. Oltre un secolo in cui ha aiutato tanti giovani vogliosi di trovare una realizzazione personale tramite il lavoro: esattamente come Hassan Ahmed, uno dei tanti migranti che ha dovuto abbandonare la propria terra d’origine, il Camerun, e la propria famiglia per garantirsi un futuro. Un cammino gran parte del quale percorso a piedi attraverso metà del continente africano fino alla Libia nelle mani dei ribelli. Lì viene rinchiuso in carcere per oltre un anno. «Luoghi infernali in cui ho visto la morte in faccia molte volte – racconta Hassan – Ma in cui sono stato più fortunato di altri prigionieri, miei compagni, che da lì non sono mai più usciti». Poi il viaggio in mare, la Sicilia e infine la comunità di Arezzo con la possibilità di una nuova vita. «Ho cercato e trovato da solo la Scuola Bufalini a Città di Castello, un centro di formazione dove ho potuto studiare gratuitamente perché mi sono iscritto ad un corso di qualifica professionale finanziato dalla Regione Umbria, per fortuna ho potuto partecipare nonostante fossi residente in Toscana». Grazie al taglio molto pratico della scuola, Hassan ha imparato un mestiere, quello del metalmeccanico e la lingua italiana prima di ottenere un contratto di lavoro in un’azienda di Sansepolcro. Oggi Hassan sta concludendo il suo percorso per l’ottenimento della qualifica professionale e la sua vita ha preso la direzione che lui stava cercando. «Il mio sogno – chiude il racconto – è quello in futuro di poter aprire una mia piccola azienda e stabilirmi qui in Italia, il paese che mi ha regalato l’opportunità di una seconda vita».

Quella di Hassan Ahmed, simbolo di integrazione sociale, è solo una delle storie emerse durante la conferenza per i 110 anni della Bufalini. Era infatti il 21 novembre del 1909 quando una pubblica manifestazione nel palazzo municipale sancì la nascita della Scuola Operaia di Città di Castello, a lungo promossa dai migliori intellettuali locali. A quel tempo la maggior parte dei cittadini viveva nelle campagne dove l’attività prevalente era senz’altro l’agricoltura. La crescente necessità di lavoro e di nuove occupazioni spinse molti a cercare lavoro all’estero anche se un certo dinamismo stava nascendo nell’industria meccanica. Piccole botteghe di falegnami, fabbri, decoratori e scalpellini sopravvivevano faticosamente in angusti e poco salubri ambienti insegnando ai garzoni una professionalità ricca di saperi tradizionali, ma ormai insufficiente in un mondo che richiedeva sempre più prodotti nuovi, conoscenze tecnologiche, raffinatezza e precisione di esecuzione. Fu in questo difficile contesto che cominciò l’avventura della Scuola Bufalini. 110 anni dopo la Bufalini rappresenta ancora un’eccellenza nel territorio altotiberino nel campo della formazione professionale e non solo. Oltre 100 ragazzi fra i 14 e 18 anni ogni giorno animano le aule e i laboratori della struttura alla ricerca di una professionalità e di una concreta possibilità di trovare un lavoro.

La Bufalini, però, oggi non è solo formazione per ragazzi. Grazie al progetto regionale CRE.S.C.O., infatti, sono state realizzate oltre 35 assunzioni a tempo indeterminato in Altotevere per adulti con oltre 60 tirocini avviati, una risposta concreta in un periodo storico in cui un lavoro stabile è quasi una chimera. La Bufalini oggi sta assumendo anche una connotazione europea grazie a progetti Erasmus+ come “MA! – Multimedia & Audiovisual” e “The Tourist” già in fase di realizzazione e il nuovo “Montessori in the VET”, realizzato in collaborazione con un altro pezzo di storia tifernate come la Tela Umbra, in attesa di valutazione. Una risposta è stata data anche alle tante persone che sono alla ricerca di corsi di breve durata dove accrescere le proprie capacità in vari campi come la cucina, la pizzeria, le lingue straniere, la stampa 3D e la fotografia digitale. In poco più di 1 anno, infatti, il progetto FORMA T.I. ha visto l’iscrizione di oltre 370 persone e la realizzazione di oltre 20 corsi serali. Da qualche mese, inoltre, la Bufalini si occupa anche del nuovo servizio Digipass nei comuni dell’altotevere garantendo a tutti coloro che ne necessitano un accesso facile e gratuito al digitale. L’evento, infine, è stato anche l’occasione per festeggiare i 20 anni di carriera presso la Bufalini di Emilio Sabbatini, docente di Sala-Bar pluripremiato che rappresenta un’eccellenza per la scuola ed un punto di riferimento imprescindibile per i ragazzi.

Presenti all’iniziativa oltre ai rappresentanti delle aziende che stanno collaborando attivamente con la Bufalini, anche il sindaco di San Giustino Paolo Fratini e l’assessore di Città di Castello Rossella Cestini che hanno espresso la loro soddisfazione per quanto fatto dalla scuola in questi anni e per la varietà di iniziative che sono state intraprese tra cui anche la collaborazione con i comuni dell’Altotevere. «Rappresentare un punto di riferimento per la formazione in Altotevere riempie d’orgoglio – ha affermato il direttore Marco Menichetti – specialmente in un periodo storico come quello attuale dove avere la giusta professionalità e trovare un lavoro rappresenta per molti giovani un obbiettivo difficile da raggiungere». «Oggi la Bufalini si sta confermando nell’ambito della formazione professionale come testimoniano i numeri e i risultati ottenuti negli ultimi anni – ha concluso il Presidente Stefano Briganti – e si sta ritagliando un importante ruolo anche oltre i confini nazionali con la realizzazione dei progetti Erasmus+. Il mantenimento delle tradizioni legato al tema delle innovazioni sono e saranno sempre i nostri punti di riferimento».

«La storia drammatica e a lieto fine al tempo stesso con sviluppi davvero inaspettati e positivi di Hassan – ha commentato il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta – costituisce un punto di partenza significativo ed emblematico per considerare la questione dei migranti e la presenza di extracomunitari nel nostro paese con un approccio diverso meno ideologico e preconcetto e più orientato al sociale e all’integrazione compiuta. Il percorso che questo ragazzo ha compiuto al centro di formazione professionale Bufalini della nostra città che gli ha consentito di trovare subito un lavoro e di specializzarsi ancora è’ senza dubbio una bella pagina di vita quotidiana da portare ad esempio verso tutti e nei confronti in particolare delle giovani generazioni. Bravo Hassan la comunità tifernate è’orgogliosa di quello che stai facendo con tenacia e determinazione».