Ai domiciliari il titolare, appena 23enne

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Nella mattinata di venerdì, a Città di Castello, sono arrivati i carabinieri e hanno sequestrato tutto. E hanno anche dato seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico del titolare dell’autolavaggio, un 23enne egiziano ora agli arresti domiciliari.

Il ragazzo è indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, falso per induzione in errore di pubblico ufficiale e per numerose violazioni inerenti alla prevenzione infortuni sui luoghi di lavoro. E adesso dovrà vedersela con la legge. Dagli accertamenti dei militari, i lavoratori dell’autolavaggio, quattro giovani anche loro egiziani, di cui uno totalmente “in nero”, avrebbero percepito un compenso di 30 euro giornaliere a fronte di turni di 12 ore, intervallati appena da qualche minuto per la pausa pranzo.

Lavorando mezza giornata anche la domenica, senza fruire dei prescritti riposi settimanali, né delle ferie annuali, senza aver mai ricevuto il contratto di lavoro, né buste paga, né indennità di infortunio, con reiterate retribuzioni palesemente inferiori a quelle previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria. I quattro giovani, spiegano i carabinieri, «dovevano corrispondere al titolare dell’autolavaggio, un canone mensile di € 150, per poter usufruire di un posto letto fornito dall’azienda, il cui ricavo complessivo superava la spesa sostenuta per la locazione dello stesso immobile, risultando quindi un’attività lucrativa anche in questo senso. Gli ospiti dovevano anche corrispondere al datore di lavoro il contributo per le utenze domestiche».

«I lavoratori – prosegue una nota dell’arma – versavano in grave stato di indigenza e costretti quindi ad accettare le condizioni di lavoro sfavorevoli in quanto si trovavano da soli in Italia e con la necessità di inviare il denaro ai familiari nel paese di origine, ovvero per la necessità di dimostrare un rapporto di lavoro in essere per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Si è accertato infine un grave fatto di violenza nei confronti di uno dei lavoratori che è stato malmenato dal datore di lavoro attualmente arrestato, poiché si era rifiutato di riprendere il lavoro».