VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Nelle sale il film sulla storia di Federica Angeli e la sua battaglia contro la mafia di Ostia

di Vittoria Epicoco

Non è DC, non è Marvel. Ma ciò di cui questo film parla, è da considerarsi parimenti eroico; e forse anche più. Anche perché in questo caso mancano i superpoteri.

Notte e agitazione. È così che, A Mano Disarmata di Claudio Bonivento, accende il grande schermo. Federica Angeli (qui Claudia Gerini) è moglie e mamma. È una giornalista di Repubblica e si occupa di cronaca nera e giudiziaria. Il biopic interessa una vicenda in cui, dal 2013, è coinvolta; e cioè quando Federica decide di avviare un’inchiesta giornalistica sulla criminalità organizzata di Ostia (quartiere in cui è nata e cresciuta) e sul possibile – plausibile – legame tra quest’ultima e la pubblica amministrazione. Nonostante le numerose minacce di morte, nei suoi confronti e di quelli della sua famiglia, Federica è ostinata, dotata di estremo senso civico. E Federica non gira la testa dall’altra parte, e per questo sarà costretta a vivere sotto scorta dal luglio di quello stesso 2013.

L’idea concreta (si perdonerà l’ossimoro) contenuta nei film stessi di inchiesta e di denuncia giornalistica, è quella di avere quasi sempre delle tematiche concrete – e purtroppo reali -, su cui poter riflettere, e su cui poter far riflettere chi guarda. In questa ottica, qui la figura del giornalista-eroe si impone. Ed ecco il motivo del nostro incipit. Ed eroe si intenda nell’accezione culturale mainstream statunitense dell’Otto-Novecento; colui il quale agisce in quanto ispirato da coraggio, da sprezzo per la paura stessa ma, soprattutto, per un apparato statale che, evidentemente non c’è (un esempio molto pratico è dato dal fatto che la scorta viene procurata solo a Federica e non anche al resto della famiglia), e che quasi lo obbliga a farsi portavoce di un disagio esteso a molte più persone.

Ma c’è una importante discrepanza rispetto l’idea di eroe Otto-Novecentesca, perché il nostro eroe qui, è un’eroina. Una donna, una moglie, una madre… e però anche una giornalista; che, per deformazione professionale, sceglie deliberatamente la strada più pericolosa, riuscendo comunque a restituire ai figli una leggerezza tale da fargli vivere “al meglio” (se di meglio si poteva parlare) la circostanza; e comunque sempre in squadra con il marito Massimo (Francesco Venditti), che non la lascia mai sola. E la sua scelta la ripaga, nel corteo fatto in suo nome; non prima però di affrontare quel calvario quasi obbligato, durante il quale è costretta ad accusare i colpi di chi la addita come “infame” o come colei che ha messo in pericolo il proprio quartiere.

E dunque, il film nella propria sostanza è perfetto, ma certo non si può dire altrettanto di coloro i quali ce ne restituiscono i tratti peculiari sul grande schermo. La Gerini è insolitamente ordinaria, la recitazione è annoiata, spesso forzata e, in generale, questa è la linea guida seguita dalla maggior parte degli attori; Venditti è ok, nella media, ma associare il suo timbro inconfondibile all’industria del doppiaggio cinematografico hollywoodiano è inevitabile, e a volte distrae, perché lo spettatore si ritrova a pensare a quanto sia insolito trovarsi di fronte il volto di colui che presta la propria voce ad esempio a Ryan Reynolds (e tanti altri), visto e considerato poi, che era circa dal 2011 che Venditti non si vedeva sul grande schermo.

È comunque da ammettere che gli interpreti non siano stati troppo aiutati neanche dalla struttura della sceneggiatura (a cura di Domitilla Shaula Di Pietro e della stessa Federica Angeli): poca suspense, non c’è climax, e perciò il tono acquisisce un aspetto abbastanza piatto. Questo in ogni caso non pregiudica una buona attenzione al film da parte di chi guarda, dall’inizio alla fine; dopotutto la fotografia è ben costruita, molta attenzione ai dettagli, toni prevalentemente caldi… e comunque anche gli attori, in quanto a presenza fisica, sanno il fatto loro.

Se dovessimo esprimerci con un giudizio pratico, su cinque stelle gliene daremmo almeno tre, e quasi tutte per la morale in nome della quale la Angeli ha affrontato la sua battaglia. Ed è per questo motivo che, a prescindere da tutto, se ne consiglia la visione.
Ora al cinema.

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=5zr9T5DRTuU