VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | L’ultimo di Wayne Roberts, tra melodramma e tragicommedia, non convince ma restituisce l’attore completamente in forma

di Vittoria Epicoco

Arrivederci Professore – The Professor (di Wayne Roberts), si può definire una tragicommedia con un pizzico di melodramma. 

La trama in sé è piuttosto scontata; Richard Brown, professore universitario, scopre di essere malato terminale e, trovandosi di fronte ad un bivio, opta per crearsi una terza strada: per il tempo che gli rimane da vivere, farlo nel modo più libero possibile, rinunciando a rispettare qualsiasi convenzione sociale, senza regole, lasciandosi andare ad ogni sorta di vizio. A tutto questo però, W. Roberts mescola una serie di temi evergreen e del tutto contemporanei: il fallimento di un matrimonio con annessi tradimenti, droga e alcool, omosessualità e, in una qualche misura, anche l’eutanasia. 

A fare le veci del Sig. Brown, torna il bello e dannato Johnny Depp che ci aveva invece lasciati con l’amaro in bocca nell’ultimo City of Lies (nelle sale italiane lo scorso gennaio) in cui non era troppo riuscito a convincere il pubblico di un film che appariva già da solo spento e artificioso. Con la sua performance, qui, ci viene invece restituito un Depp un po’ Jack Sparrow, un po’ Raoul Duke, un po’ Willy Wonka, specie per quelle movenze a tratti nevrotiche, inconfondibile mimica dell’artista. In questo film Johnny sembra interpretare se stesso, spirito libero e ribelle con tutte le tragicità della vita annesse al caso, è per questo che in questo ruolo veste perfettamente.

È protagonista assoluto, nel senso che gli altri personaggi, la moglie Veronica, la figlia Olivia e altri, fanno più che altro da cornice al tutto, compresi gli studenti della sua classe dei quali comunque vengono creati primi piani sugli sguardi che fanno intendere di aver imparato qualcosa di nuovo, di concreto per la vita; tuttavia però, rivestono un ruolo abbastanza marginale perchè Richard è un self-made man e respinge l’aiuto di chiunque provi a metterlo di fronte alla realtà dei fatti, compreso il migliore amico Peter (Danny Huston), insieme al quale viene fuori prevalentemente il lato comico del film.

Tutto l’aspetto drammatico, infatti, è traslato in un’ironia estremamente pungente, una visione della vita esageratamente realista (nel senso di estremo), anche se in talune circostanze Richard è perfettamente cosciente di quello che gli è capitato, senza però volerlo accettare; ma è anche triste il messaggio che, a tratti, ne viene fuori, perché egli non lotta contro la diagnosi che gli viene fatta – non dicendolo, dice che non ha nulla per cui farlo – e si lascia morire (anche se non esplicitamente) a quello che ormai considera il suo destino.

Questo è un lungometraggio piuttosto banale nella sua forma, semplicistico e vuoto di dialoghi in alcuni punti, ma ha un contenuto denso di altrettanti contenuti piuttosto pesanti da sviscerare e sui quali si diverge perpetuamente, perché discutibile è anche la scelta di vita dello stesso Richard (ma anche della moglie).

Il trailer: