Isola del Liri, l’unico paese al mondo con una cascata nel centro storico. Tra antichi fasti, natura e un’ospitalità autentica

di Maria Luisa Lucchesi

FROSINONE – La visita alla Terra dei Cinque miracoli è dedicata a chi ama la natura, la vacanza all’aria aperta, ma anche la scoperta di una storia antica e di una cultura ancora autentica e poco nota, capace di farci esclamare “Ma perché non ci sono venuto prima?”.

Ecco si, forse è proprio questo il sesto miracolo di questa terra generosa, quello di rimetterci in contatto con la nostra identità, di sorprenderci ed emozionarci. Gli altri cinque miracoli sono tutti legati all’acqua che, in quest’area della Ciociaria -siamo in provincia di Frosinone- è particolarmente abbondante. Cinque miracoli che, nel tempo, ne hanno determinato lo sviluppo e la ricchezza e che, ancora oggi, rendono unico questo territorio incontaminato. I primi due miracoli sono proprio il lago di Posta Fibreno e il fiume omonimo, che da esso nasce.

Il Lago – Riserva naturale dal 1983 – è di un azzurro splendente, grazie alle sue acque limpide e pulite, che si stagliano ancora più evidenti tra il marrone dei canneti. Per ammirarlo al meglio vale la pena di addentrarsi tra i vicoli del borgo di Posta Fibreno fino al belvedere, dove la vista spazia dal lago ai Monti Ernici e alla Media Valle del Liri. I terreni intorno al bacino, un tempo coltivati, sono stati progressivamente abbandonati con la corsa all’industrializzazione e i canneti si sono ripresi il loro posto, dando vita ad un paesaggio indubbiamente suggestivo e variegato nel quale è piacevole e rilassante passeggiare, andare in bicicletta, pescare o fare birdwatching.

Alla “peschéra” (peschiera) grande di Villa Gallio il lago finisce e prende vita il fiume Fibreno, il secondo miracolo di questa terra accogliente e generosa. Il Fibreno è fonte di vita e di sviluppo economico per il territorio poichè, con le sue acque a temperatura costante di 12°, ha permesso la nascita di cartiere e lanifici che, in passato, hanno fatto la fortuna dell’area. Ma, forse, questa fortuna non sarebbe stata tale se non ci fosse stato il terzo miracolo, ovvero la confluenza del Fibreno nel Liri poco prima di Isola. Grazie alla natura dei due fiumi, infatti, la portata d’acqua è sempre stata abbondante e costante tutto l’anno, permettendo uno sviluppo economico e sociale senza precedenti. Intorno alla metà del 1800 a Isola del Liri erano attive otto cartiere, sei lanifici, cinque fonderie e una miriade di piccole aziende artigiane dell’indotto e si producevano oltre 1500 quintali l’anno di carta, che venivano spediti in tutto il mondo.


Le industrie della zona non solo erano le più avanzate tecnologicamente, ma prestavano un’attenzione del tutto nuova ai bisogni degli operai, tanto che Isola del Liri era chiamata la Manchester del Regno delle Due Sicilie. All’interno delle cartiere sorgevano asili e scuole per i figli dei dipendenti, ambulatori medici, mense e spaccio alimentare, gli operai alloggiavano nelle case popolari, decorose e poco distanti dalle ville degli industriali; qui nacquero la prima Società di Mutuo Soccorso d’Italia, la Camera del Lavoro e anche una tra le prime Università popolari d’Italia. Oggi resta ben poco del periodo d’oro di fine ‘800 – inizio ‘900, ma lo si può rivivere attraverso la visita guidata alle cartiere, esempio ben strutturato di archeologia industriale, accompagnati dai volontari della Pro Loco e dell’associazione La Terra dei cinque miracoli.

Arriviamo, quindi, agli ultimi due miracoli: le cascate e l’isola. Tre sono le cascate formate dal fiume Liri. La più piccola, creata da uno sbarramento artificiale, si si può ammirare dalle finestre di uno dei piani interrati della cartiera Lefebvre, dove si riversa e dove, un tempo, veniva utilizzata per la lavorazione. Le altre due cascate si formano, invece, in modo naturale a destra e a sinistra del Castello Boncompagni Viscogliosi (www.castelloboncompagniviscogliosi.it), laddove lo sperone roccioso sovrastante l’abitato, separa le acque del Liri che si ricongiungono più in basso, dopo aver dato vita all’isola. La cascata cosiddetta del Valcatoio (quella di sinistra) è oggi imbrigliata per ricavarne energia elettrica; la cascata grande, invece, a destra del castello, si può ammirare in tutta la sua maestosità. La vista sul castello e la cascata dal ponte Napoli vale, da sola, la visita a Isola del Liri, ma consigliamo la visita al castello, che offre l’opportunità di ammirare la cascata da sopra, con lo sguardo che si perde tra i vicoli del centro storico. Il castello è visitabile su prenotazione per gruppi di almeno 25 persone con visita guidata dagli stessi proprietari o dai volontari della Pro Loco che, immersi nel verde rigoglioso del parco secolare e accompagnati dal suono delle acque in caduta (circa 27 metri) raccontano la storia del castello e delle famiglie che vi si sono succedute, di Angelo Viscogliosi, imprenditore lungimirante che negli anni 20 del Novecento lo acquistò per scopi industriali, lo restaurò e ne fece la propria residenza di famiglia, ancora oggi proprietaria del complesso. Oltre al castello con le sue sale affrescate, si può visitare la chiesa seicentesca della Madonna delle Grazie, entrambi a disposizione per matrimoni ed eventi, e un feltrificio tuttora in funzione.

Se Isola del Liri vive il suo clou oltre un secolo fa, la storia di questa terra è ben più antica, già prima dei Romani. Poco distante c’è, infatti, Arpino, la città di Cicerone, con le sue mura ciclopiche; c’è Sora, anch’essa attraversata dal Liri, paese natale dell’attore Vittorio De Sica. O Fontechiari, piccolo borgo, punto di partenza per escursioni naturalistiche nella Valle di Comino. Ci sono i Monti Ernici, con i sentieri immersi nel verde dei boschi, gli eremitaggi nascosti e i borghi storici incastonati sui pendii (www.entdeimontiernici.com)